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Stanotte il vento
soffia sulla vecchia strada, migliaia di ragazze stanno già ballando, le
guardo ad una ad una sono magre e sono belle e nelle loro vene scorre
musica e birra. Portano gonne strette che riflettono alle luci, i trucchi
un po’ pesanti, le facce aggressive, ma ballano e sono bionde qualcuna
anche dove, la gonna è troppo corta e di altre stoffe non c’è traccia.
Altre sono al bar che aspettano impazienti, bevono Negroni sedute sopra i
trespoli, accavallano le gambe ma non sono le più belle, le scoprono quel
tanto perché sarebbe un delitto, lasciarle chiuse e intatte proprio il
sabato a quest’ora.
I ragazzi sui divani
sono tutti attenti, hanno lo sguardo languido e i pantaloni a vita bassa,
a branchi o a due a due non perdono un movimento, qualcuno poi si alza,
qualcuno è ubriaco, altri fuori tra le sterpaglie hanno già conquistato,
le ragazze inesperte venute qui da sole. Sono ragazzine appena
adolescenti, e stasera per qualcuna sarà la prima volta, si lasciano
andare al ritmo della musica, hanno fretta e si vede che il tempo non è
tanto, si lasciano frugare, si lasciano toccare, da sotto le magliette e
le gonne arrotolate, perché il tempo sta scadendo, forse mezzanotte e
qualche genitore è già appostato, parcheggiato in doppia fila sulla
vecchia strada, e gracchia un clacson muto per richiamarle al dovere.
Sto bevendo una
birra scura, seduta su un muretto, il fianco mi fa male, ma i medici
dicono che non è niente, solo una forte contusione, un osso ammaccato e
qualche livido sulle cosce e qualcuno sulla faccia. A mia madre ho detto
che sono caduta, proprio ad un tuo concerto, c’era tanta gente, una
bolgia, ma non è vero, non è vero niente. Tu adesso stai cantando una
canzone, la nostra strofa ti ricordi? “Ti voglio come sei”. La band non è
male, vedo che mi hai dato ascolto, hai cambiato il tastierista ed il
tecnico del suono.
Sulla strada soffia
il vento lassù tra i pali storti, qualche lampione è fuori uso, tra poco
il temporale. Guardo i tiranti, ho paura per il tendone, poi mi guardo
intorno, qualcuno balla, qualcuno fuma, qualcuna ti manda baci, qualcuno
fa l’amore… sono solo io a preoccuparmi? Sulla strada sfrecciano le moto
che si sfidano rombando e sgasano ed urlano prima della curva della morte.
Urlo le tue parole,
le conosco a memoria. “Dove andrai? Che farai? Dove dormirai questa
notte?” Hai lasciato crescere la barba, stai bene sai, hai la faccia
impertinente. La tua voce mi dà brividi, ma canti e non mi guardi, ignori
che ci sono, ho fatto centinaia di chilometri per venirti ad ascoltare, i
soldi per il biglietto l’ho rubati a mia sorella. Mia madre mi ha detto
pazza, mio padre… niente, peggio di uno sputo dentro il cuore.
Mi sento un po’
ridicola, mi sento stupida e infantile. Tanto cosa mai potrò sperare?
Questa sera o altre ancora… Dove andrai? Che farai? Dove dormirai questa
notte? Ci sarà un’altra scema, come me quella volta, che ti farà una
proposta, dopo il concerto beninteso, e tu la guarderai dai piedi ai
capelli, e scruterai le sue tette e come muove i suoi fianchi. Perché io
lo so quali sono le tue manie e come vivi il sesso e la donna e i suoi
annessi.
Lei sarà felice di
farti compagnia, conoscerà i tuoi testi a memoria, e ne ripeterà qualcuno
sottovoce, canterà le tue canzoni e i ritornelli a squarciagola, per
essere sicura che stasera ha vinto lei, per non perdere l’espressione del
tuo sguardo, che sicuramente è intenso, languido, perché non vedi l’ora
tra un’ora dopo l’ultima canzone.
La zona è piena di
alberghi, ti avranno scelto il migliore, forse il nostro proprio qui
davanti, quello con piscina per alleviare la tua sbronza, perché ti vedo e
hai gli occhi piccoli, perché le gambe non ti tengono, e sei fatto fatto
ma canti bene, Dio questa poi è tra le mie preferite: Dove andrai? Che
farai? Dove dormirai questa notte?. Quante volte ho fatto l’amore con la
tua voce, quante volte prima di incontrarti. Ma poi tutto è cambiato, il
mese scorso dentro quella stanza, ventotto giorni questa sera, e nessuna
poesia, solo vomito di birra. Sento ancora le tue parole, “Io sono un
artista, mi faccio una fan ogni notte.” Ma io ero innamorata, pazza, e non
capivo, oppure sì capivo, ma ti avevo tra le braccia, respiravo le tue
parole. “Dove andrai? Che farai? Dove dormirai questa notte?”
Avrei fatto
qualunque cosa, ma non c’è stato il bisogno, divoravi il mio seno, e del
resto poco e nulla. Poi come un ossesso hai cominciato ad aggredirmi, non
so è scattato qualcosa nella tua testa, urlavi che in amore non c’è
violenza e non si è volgari. Ho cercato di scusarti, forse il vino, forse
i fiumi di Negroni, ho cercato di calmarti ma tu urlavi e mi picchiavi,
sul viso e sulle cosce, sul seno e dentro il cuore. Mi riparavo e mi
chiedevo, come poteva un uomo che scriveva tutto questo, trasformarsi in
una bestia? Urlavi come un invasato, non ricordavi il mio nome, mi
chiamavi cagna e vacca, peggio di uno sputo dentro il cuore. Ho avuto
paura e sono fuggita prendendo al volo i miei vestiti. Tu eri fatto forse
nemmeno ti sei accorto, che correndo sono inciampata ed ho sbattuto il
fianco contro lo stipite della porta. Eri disteso sul letto e gridavi e
t’agitavi: “Io sono un artista, mi faccio una fan ogni notte.”
Fuori la notte mi ha
avvolto di tristezza. Il tendone era vuoto, lì proprio lì dove mi dedicavi
le tue canzoni. Ho provato a cantarle, un tonfo dentro il cuore, ho alzato
lo sguardo al cielo ed ho visto la tua finestra. Non erano passati che
minuti e già ero pentita. Sono tornata su, ho bussato ma tu non mi hai
aperto. Ho dormito su un divano nella hall dell’albergo, il portiere alle
sei mi ha portato un caffè caldo. “Tutto bene?” Mi ha sussurrato. “Sì,
tutto bene gli ho risposto.” Nonostante la faccia gonfia e lo sputo dentro
il cuore. Fuori l’alba non era ancora giorno, ho preso un taxi giallo,
come le rose che ti avevo regalato, come il sole che spuntava
all’orizzonte, lungo la strada, dietro la curva della morte.
Stanotte il vento
soffia sulla vecchia strada, migliaia di ragazze stanno ancora ballando,
le guardo ad una ad una sono magre e sono belle e nelle loro vene scorre
musica e birra, e scorre il desiderio di passare una notte, con te che
canti e le convinci che l’amore è poesia. Mi chiedo come ho fatto a
conquistarti, tra le tante sotto il palco, proprio me, che poi non sono
appariscente a parte le tette grosse ed un piercing che non si può vedere.
“Dove andrai? Che farai? Dove dormirai questa notte?”
Chissà perché sono
qui, sì amo le tue canzoni, forse se mi fossi fatta rivedere…… ma è solo
un’idea, stupida e infantile, perché ora sono certa che né mai e né
stanotte farò più l’amore con chi si crede un artista.
La lattina di birra
è vuota, il vento si è calmato, i ragazzi sulla strada hanno smesso di
sfidarsi, qualcuno sarà finito contro il muro, ma è sabato e tutto è
permesso. Guardo la ragazza sotto il palco non sta più nella pelle, ha i
capelli bagnati di sudore, eccitata canta, urla e balla, sembra il mio
riflesso allo specchio e come me non sa cosa l’aspetta, cosa c’è dietro le
tue quinte, dietro quelle parole. Ora vado, tu hai smesso di cantare,
scendi dal palco e la prendi sottobraccio, già tu sei un artista e ti fai
una fan ogni notte.
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