|
Verrà di nuovo il
temporale e sarà poi buio fitto, annuserò l'odore della terra come il
dolce miele dell’addio. Finirà l’estate, le tue corse a piedi nudi. Già ti
vedo come ogni anno che recidi un’altra rosa, gialla come sempre, che
sboccia a fine agosto, tutti i colori hanno un senso, questo mi hai detto.
Perché l'inverno sarà freddo, perché l'inverno sarà duro, perché l'inverno
è una tana che non posso più offrirti, è una donna che cammina di spalle
controvoglia, è un brivido profondo di freddo nelle ossa.
So dove ho mancato e quanto ho dato troppo, e quanto ho perdonato, ma i
patti sono patti.
Lo so, ad ogni temporale gli stessi miei pensieri, che ti velano il viso e
non ti danno forza, un mese dici sempre, sorridi e poi mi baci. Tre mesi
penso sempre, e non sbaglio quasi mai.
Mi baci sulla fronte, sento il tuo profumo, t’annuso come un cane, qualche
goccia mi hai detto.
Quella seta sopra il letto e la valigia ancora aperta. Hai messo un
cappello di lana verde bosco, stai bene ti ho detto, davvero lo pensavo.
Lo sapevamo tutti e due, a volte mi ripeti.
Verrà una signora è la moglie del vicino, ogni giorno dopo pranzo quando
tu riposerai, sa cosa deve fare non occorre che ti alzi, porterà un po’ di spesa mi dici
e mi ridici. Fuori farà freddo e non voglio che tu esca, sai i tuoi
dolori, la schiena e le ossa, devi riguardarti mi guardi e
mi capisci, che non posso dire, non posso più fermarti.
Verrà di nuovo inverno e buio alle cinque, i tuoni all'improvviso e le
albe attese invano, coprirò le nostre piante, per
il freddo e per il gelo, leggerò i tanti libri che mi hai lasciato sul
divano, come segno la tua rosa,
gialla come sempre, tutti i colori hanno un senso, questo ripetevi. Almeno quell’odore
se non posso avere altro, questo non ti ho detto, ma forse lo sapevi.
Ghiacceranno i tubi fuori, andrà via la corrente, nella credenza in basso
a destra, da mangiare per i gatti. Perché l'inverno sarà
lungo, perché l'inverno sarà duro, perché l'inverno è un nido caldo che
non posso più offrirti, un uccello migratore che vola sopra il mare, sono
giorni senza sole e legna umida in cantina, l’odore della zuppa di sedano
e cipolla: “Chiudi il gas ripetevi, lo so che sei distratto!”.
Lo sapevamo tutti e due e i patti sono patti, annuisco con la testa come
fossi un bambino, mi convinco e ci rifletto, è difficile accettare. La
nostra casa è troppo grande, non riesco a riempirla, a volte
all’improvviso strane angosce sopra i muri, lo so che sono crepe, sento
rumori dappertutto, già il temporale che batte sopra il tetto, di sicuro
non sono topi ma sprango le finestre, stanotte come sempre dormirò sulla
poltrona, la legna ancora arde e la luce è sempre accesa.
Verrà di nuovo primavera e sarà poi giallo ed arancione, sarà il mandorlo
in fiore che mi illude troppo presto, ma finirà questa pioggia senza
strascico né coda, germoglieranno le tue rose, quella gialla ha già una
gemma, pronta per l'estate e per un altro libro. Verde tutt'intorno per le
tue corse a piedi nudi anche se ancora non ti vedo, ma conto i giorni
lenti, come grani di un rosario dove ne manca sempre uno. Ti vedrò oltre
il sentiero dove curvano i rovi, dove il sole batte forte e maturano le
more. Sentirò la tua voce, sarà alba nel tramonto, sarà giorno nella
notte, un bacio in un abbraccio.
Mi dirai dove sei stata, che ti son mancato tanto, racconterai quello che
vuoi e quello che non dici. Avrai il viso stanco, le borse sotto gli
occhi, farai fatica a parlare ed io a domandarti.
Già, non servono le parole se è passato un altro inverno e tu ritornerai a
tenermi compagnia…
|