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Sarà che fuori è freddo e
buio all’improvviso, c’è un uomo che aspetta e una donna che si fa
aspettare, un cane passa lento lasciando le sue tracce, e rasenta ogni
muro per farsi ritrovare. Sarà che tira un vento che sbatte le serrande, e
l’uomo seduto fuma e guarda le sue cicche, guarda le ore lente, ha il
bavero sul mento, e si chiede di quanto tempo è fatta un’attesa, e quanto
ne è passato o deve poi passare.
Sarà che un’auto rossa si ferma e poi riparte, scende una donna magra con
un abito da sera, ha l’aria di andare di corsa sopra i tacchi, ed apre il
suo ombrello perché non si sa mai, se la pioggia ha deciso di bagnare
un’altra notte, se la pioggia ha deciso di arricciarle i suoi capelli.
Distante chiama l’uomo ma lui non la sente, discreta s’avvicina quasi in
ginocchio, prende la sua mano e la stringe forte forte, e vuol sapere come
mai e cosa sia successo, per i tanti messaggi vuoti in fila ad uno ad uno,
per i tanti squilli pieni sparpagliati nella notte.
Lui muto guarda in basso, aspetta e non risponde, si culla al suo profumo
ma ancora non l’ha vista, quant’é bella la sua donna e come è elegante,
quanto è nero il cappello e rosse le sue labbra, quant’oro brilla intenso
sulle dita e intorno al collo. La donna chiede al vento di asciugarle gli
occhi gonfi, perché non è pioggia ma pianto che non scende, è solo
compassione, non c’è altro e non c’è niente, e intanto gli sussurra parole
senza senso, come dire poi vedrai il tempo lava tutto, e intanto
l’accarezza e gli dona un sorriso.
Gli ripete che non può, che non ha molto tempo, che stava in un locale e
deve ritornare, e l’auto ha fatto un giro per ingannare i secondi, ma sa
di fargli male e non riesce a trattenersi, e dice che è solo pioggia che
cade lentamente, mista al trucco di matita che scola e non si ferma, in
tanti rivoli bluastri che le rigano la faccia, in tante ore al bagno che
se ne stanno andando.
Sarà che fuori è freddo e buio all’improvviso, la pioggia che ora cade ha
avvolto un’altra notte, e spegne i fuochi dentro, il cuore e il desiderio,
d’ascoltare il respiro come tante volte. Lui che ripete che non ha più
senso ricordare, gli anni che passano e quelli da passare, senza contare
il presente che ora fa più male, e lei che non infierisce e lui che non si
fa aiutare, e vuole solo sapere ciò che lei non vuole dire. E pensare che
altre volte era bastato proprio niente, un bacio una carezza una stretta
un po’ più forte, una notte al suo fianco che non può più regalare, un
sorriso di quell’amore che non può più abbozzare, perché la pioggia cade e
cade lentamente, sul rossetto rosso cina che si sta sbiadendo, sulle tante
ore in bagno che se ne stanno andando.
Fuori la pioggia ha bagnato un’altra notte, un semaforo impazzito
lampeggia giallo e verde, la mano ora dell’uomo la sfiora e poi la prega,
ora s’alza d’improvviso la vede e poi la stringe, e vorrebbe domandarle di
quei tacchi così alti, quel vestito che da solo vale più di un occhio,
quel trucco abbondante che non giustifica la notte, e carica di anni quel
viso che non capisce.
La donna alza gli occhi e vede la luce accesa, di una casa che conosce e
non vuole più vedere, quei vasi sul balcone, lo stendino e le mollette, le
tendine dietro ai vetri, i ricami fatti a mano. Per un attimo soltanto sul
suo viso corre un dubbio, l’uomo se ne accorge e cerca di fermarla, ma lei
si dimena ed ora è di spalle, e cammina più veloce di quanto possa andar
sui tacchi, e lui sente nitido il rumore del "per sempre", il vuoto che
rimbomba che scava ad ogni suo passo, perché lei ora corre e l’uomo che
rimane, perché per lei è tardi e per lui troppo presto.
Adesso la pioggia cade a vento a fiumi a fiotti, l’auto rossa stride ed
all’angolo si ferma, vicino a quel semaforo che continua giallo e verde, a
scandire questa notte a riflettere l’asfalto. L’uomo ora scende e lei
chiude l’ombrello a scacchi, lui premuroso che le apre lo sportello, e
torna fuori il silenzio e il buio all’improvviso, l’auto muta s’allontana
e lui che la guarda, in un lampo in un mentre porta via i ricordi, che
s’accalcano a grumi nell’ombra dei rimpianti, e porta via quel profumo che
svanisce nella notte, come le poche volte dentro quella luce accesa, come
le tante volte in un albergo fuori mano, le sue calze d’altri tempi che
non stanno su da sole, le sue gambe fasciate nere materne come culle, e
l’amore fatto in fretta e quello troppo tardi, e la pioggia che ora smette
e ha lavato un’altra notte, il cane che ripassa lasciando altre tracce, e
rasenta ogni muro per farsi ritrovare.
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