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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Dai siediti stappa quel vino!

di Libera Eva

 

Foto Emmanuel Poncelet

 
 
 

Dai siediti stappa quel vino! Ho messo il vestito come volevi, quello rosso scollato con i lacci davanti. Te lo ricordi vero? Quel Capodanno a Damasco, quella stanza d’albergo con la tappezzeria dorata, la musica intorno e la danza del ventre, appena accennata perché la tua voglia, sfiorasse i miei fianchi e non mi hai lasciato altro tempo.
Dai siediti stappa quel vino! Vermentino di Gallura, fresco frizzante, lo stesso che bevemmo la sera di Franci, quando ti dissi che volevo una figlia, e una donna lo sa quale notte è più giusta, quanta luna ci vuole per essere certa.

Dai siediti stappa quel vino, ti ho preparato le ostriche al forno, con una noce di burro ed un velo di aceto, l’unico piatto che ancora ti smuove, l’unico pesce che assapori di gusto. La televisione è spenta ed il cane già dorme, Luca e Francesca dalla nonna in montagna, ed io e te qui finalmente noi soli, a gustare i dettagli e saziare l’attesa.

Dai siediti stappa quel vino! Guarda fisso il mio seno come fossi un’amante, è proprio quello che offro e ti dono stasera. Come vedi la prendo alla larga, quasi incapace, quasi bugiarda. Sono giorni che penso come prepararti la scena, perché nulla stasera voglio che ti distolga, da queste labbra che dopo serviranno per quello, ma ora davvero hanno qualcosa da dirti.

 



Dai siediti stappa quel vino! Vado in cucina a prendere i piatti, e tu dimmelo perché lo sento davvero, che sono stupenda e “femmina bella”, perché io lo so che mi guardi le gambe, il velo di nero impalpabile al tatto, la riga che corre e ti nutre e ti sazia. Dai dimmelo non farti pregare, dimmi che mai m’hai vista più bella, e se t’esce dell’altro non sarebbe di troppo, perché stasera lo sai è tutto concesso.

Dai siediti stappa quel vino! Tu rimani sorpreso e incantato a guardarmi, coccolato dal gusto che ti procurano gli occhi. “Saltiamo la cena?” Mi sussurri a stento, ma ho organizzato tutto da giorni, perfino l’essenza di muschio che senti, perfino la marcia di Handel soffusa. “Non chiedermi questo, lo sai che non posso!” Mi vieni vicino quasi mi tocchi. Mi sposto e sorriso “Ora puoi solo guardare!” Certo mi avrai ma sono io a condurre le danze, e stasera davvero non potrei non farlo, sono sincera lo sento come un dovere, ma dopo ti prego che mi hai ascoltato per bene.

Ma ora dai siediti stappa quel vino! Tu insisti e mi accarezzi la calza. Sali voglioso di scoprire se sotto, c’è un circo di fiocchi, un paradiso di pizzi. Già sento la mano che m’imbroglia e mi truffa, ma stasera ad ogni costo devo essere sveglia, mi faccio forza perché non posso aspettare, perché davvero è successo sai, ero bella, ero donna, come mi vedi stasera, ma ti prego aspetta non farmi domande!

Dai siediti stappa quel vino! Voglio sentirlo che scende e mi scalda, perché stasera non posso starmene zitta. Stasera o mai più mi dico convinta. Dai stappa quel vino! Perchè basta sai, basta per dirti che è un mese che cerco di dirti. Oddio le parole mi svaniscono in bocca, e diventano un fiato, un sussurro, un nonnulla. Strano vero? Tu ridi ed io sono contenta, perché così sarà più facile lenire il dolore.

 

 



Dai, ora o mai più, stappa quel vino! Perché così sarà più leggero il ricordo. Voglio fissare i punti giusti per evitarti un tormento. E’ stata una sera ma non mi chiedere quando, dopo mesi di inviti lasciati cadere, dopo sorrisi ed abbracci che credevo normali, perché davvero non ci trovavo malizia, in quei messaggi che diceva “tesoro”, ed in altri buongiorno, ti penso, mi manchi.

Ti prego seguimi e versami il vino, non farmi domande non conosco risposte, se non questo che dico e voglio che senti. Non dirmi ingenua non sarebbe davvero, la causa sola che giustifica il tutto, perché non credere che poi non l’abbia capito, quando il suo sguardo si è fatto insistente, quando la mano stringeva la mia, e non era per nulla come diceva, una complice, bella, esclusiva amicizia.

Ti prego seguimi versami il vino, quando le parole mi scaldavano dentro, e vicine e più fitte le sentivo a vapore, che mi prendevano l’anima che poi era seno, che mi dicevano amore che poi era sesso. Non mi sono sorpresa non ho sentito la colpa, per quanto mi sforzassi di pensarti già a casa, mentre io nella sua auto mi stropicciavo la gonna, ed indossavo le calze, le stesse che vedi, la maglia scollata profonda che invoglia.

 



Dai versami il vino, perché ero lì ad accarezzarmi ai suoi occhi, perché m’incalzava per fare di meglio, ed io come bimba obbedivo convinta, seguendo l’istinto che mi ha portato nel punto, dove credevo che mai fosse successo, che sola da sola potessi arrivare all’orgasmo.
E poi il suo dito in un vortice intenso, m’ha scavato sai dentro la bocca, ed io che succhiavo e leccavo quell’unghia, come fosse un ciuccio coperto di miele, un leccalecca di bimba di zucchero a velo. Abbondavo saliva e ne chiedevo dell’altra, per riempire il palato e l’anima in gola, per saziare gli istinti come fremiti a pelle, che sentivo dai piedi fin sotto i capelli, e poi ancora fino a sbavare saliva, a colare rigagnoli densi e rossastri, a sbafarmi il rossetto sul mento ed il collo.

Dai ti prego versami il vino, non guardarmi allibito non mettermi il muso, perché davvero non ho sentito la colpa, quando ho visto la luce che eri già a casa, quando sulla porta mi hai detto “tesoro”, e nemmeno una parola di dove ero stata, di come il mio seno aveva fatto da tana, per come le gambe da nido e da culla, per quella lingua che m’ha presa davvero, come fosse un ragazzo alla prima esperienza, come fosse un uomo maestro di vita.

 



Dai siediti finiamo quel vino, perché ho goduto sai sorpresa e smarrita, convinta di non aver fatto nulla di male, convinta di non averti tolto niente comunque, perché non mi sento d’averti tradito, moglie infedele per un cruccio a caso, per strada di sera a due metri da casa. Perché veramente non c’è stato dell’altro, perché veramente mi ha solo baciata, baci e carezze e parole più dure, che simulavano un sogno che non c’era concesso.

Dai siediti finiamo quel vino, non guardarmi allibito non ho altro da dirti, non chiedermi dai, se abbiamo fatto l’amore, perché davvero mi ha solo graffiata, l’anima umida che chiedeva insolente, d’essere sazia fino all’ultimo istinto… ma erano solo le dita che gremivano dentro, erano solo unghie smaltate di rosso…
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Foto Emmanuel Poncelet

 
 

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    pubblicazione Novembre 2007 

 
 

       

 
 
 
 

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