Angelo demone, angelo
maledetto, mi dice a voce roca tradendo la parvenza, d’uomo serio e navigato,
d’uomo adulto e protettivo, mentre la sua mano si fa strada lentamente, tra la
trama delle calze, sotto la mia gonna, fra le cosce obbedienti, umide in attesa,
che avvenga al più presto quel sogno mai domato, quel racconto che per mesi ci
ha legati di piacere.
Lo guardo e lui mi guarda, già
pronta se volesse, seduta sulle gambe sento il brivido che sale, la sua voglia
consistente che lievita al contatto, mentre bacio la sua barba d’amante
distaccato e un suo dito ad uncino entra nella bocca, socchiusa quanto basta
perché lui la possa aprire, perché lui ne faccia preda, saccheggio e scorreria,
anche se non c’è ardore ora nei suoi
occhi, ma solo la certezza d’essere essenziale, indispensabile alla smania che
guida e sa guidare, perché io non abbia dubbi, di ciò che sento tra le gambe,
nei punti dell’intesa che lui tocca e sa toccare.
Angelo demone, angelo
maledetto, guardo te sul divano che ci osservi allibito, come fossi dentro il
sogno rapito ed estasiato, quando scivolo aiutata dalla mano che mi spinge,
verso quella meta che voglio e vuoi avere, quando la mia bocca incontra la
passione e si stringe a ventosa china al dovere, e sono baci e sono succhi che
rassodano il piacere, e sono gemiti di uomo, che mi guidano più brava, a
cadenzare i miei respiri, sincroni e perfetti, a vederti lì seduto che partecipi
distante, ma leggo nei tuoi occhi anche un guizzo di dolore, il prezzo che si
paga per la sfida e trasgressione, la voglia mai finita di sentire quel
possesso, e poi amarmi più di prima fin dentro le mie ossa, dentro questa bocca
che lui svuota e poi riempie, nel gioco senza fine d’essere la linfa, dei nostri
desideri che nascono di notte.
Angelo demone, angelo
maledetto, ricordo sai, quando me l’hai proposto, eravamo al ristorante in una
terrazza sopra Roma, una spigola al cartoccio con un bianco siciliano, e il
gioco mano mano che s’è fatto consistenza, un amico mi hai detto, un amante ti
ho risposto, e s’è fatto mesi, giorni e poi solo poche ore, un trucco più
pesante per calarmi nella parte, come fossi una di quelle almeno a parole, con
un 12 di tacco che ha bucato il tuo cuore, come in macchina poco prima, la mia
voce tremolante, il tuo ripensamento, ma è stato un attimo soltanto, un soffio a
poco a poco che s’è fatto evanescente, la tua mano tra le cosce che stringeva il
mio sesso, come per proteggermi, per darmi sicurezza, qualunque cosa avessi
fatto o sarebbe poi successa.
Angelo demone, angelo maledetto
lui ripete a voce roca, ed io divarico le gambe distesa ad aspettare, e gli
porgo il mio miele che lui succhia avidamente, ed io persa e più puttana che
cerco i tuoi occhi, nell’onda del piacere tra le braccia di quest’uomo,
nell’onda che travolge e la risacca poi trascina, scorie d’altri lidi portati
dalla brezza, brame d’un passato dove mai io m’ero spinta, a sentirmi amante
vinta e femmina più persa, pertugio senza fine che chiede e ne rivuole, crepa
lungo il muro che scorre e fa rumore, perché sono fica e sono carne che ha
bisogno di godere, sono culo se lo chiede, sono bocca da riempire, sono marmi
duri e freddi che mi stipano nel basso, sono maschi tanti quanti hanno voglia di
godere, di esibirmi alla finestra mentre dietro si fa spazio, di chiamare
un’amica mentre sputo fiato caldo, di strofinarmi su ogni muro come gatta in
calore, di stendermi per terra finché lui riempia a secchi, questo pozzo senza
fine dove non si vede il fondo.
Angelo demone, angelo
maledetto, si sente nel silenzio il rantolo del maschio, svuotato d’ogni forza,
d’ogni minimo vigore, si sente il mio respiro soddisfatto di piacere, e tu ti
alzi e mi vieni incontro, m’asciughi il sudore, mi lecchi con la lingua come un
cane obbediente, le spalle, il collo e il seno, e poi scendi fino al sesso, che
lindi e ripulisci perché sia di nuovo fiore, perché sia di nuovo intatto da
cogliere ed offrire. E sono grazie e carezze, baci buoni sulla bocca, lusinghe e
promesse d’amore per la vita e tu padrone ed io Regina lungo un’alba che dirada,
i fumi della notte, le nebbie dentro il cuore, ed un sole all’orizzonte
m’illumina più bella, come sposa sulla spiaggia che strascica il suo velo, come
vergine illibata o ninfomane mai sazia, avendo la certezza che ogni brivido che
sento, sia un alito dell’anima che ora ti appartiene.