I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Angelo e Demone

 

Foto di Beatrice Morabito

 

 
 
 
 

Angelo demone, angelo maledetto, mi dice a voce roca tradendo la parvenza, d’uomo serio e navigato, d’uomo adulto e protettivo, mentre la sua mano si fa strada lentamente, tra la trama delle calze, sotto la mia gonna, fra le cosce obbedienti, umide in attesa, che avvenga al più presto quel sogno mai domato, quel racconto che per mesi ci ha legati di piacere.

Lo guardo e lui mi guarda, già pronta se volesse, seduta sulle gambe sento il brivido che sale, la sua voglia consistente che lievita al contatto, mentre bacio la sua barba d’amante distaccato e un suo dito ad uncino entra nella bocca, socchiusa quanto basta perché lui la possa aprire, perché lui ne faccia preda, saccheggio e scorreria, anche se non c’è ardore ora nei suoi occhi, ma solo la certezza d’essere essenziale, indispensabile alla smania che guida e sa guidare, perché io non abbia dubbi, di ciò che sento tra le gambe, nei punti dell’intesa che lui tocca e sa toccare.

Angelo demone, angelo maledetto, guardo te sul divano che ci osservi allibito, come fossi dentro il sogno rapito ed estasiato, quando scivolo aiutata dalla mano che mi spinge, verso quella meta che voglio e vuoi avere, quando la mia bocca incontra la passione e si stringe a ventosa china al dovere, e sono baci e sono succhi che rassodano il piacere, e sono gemiti di uomo, che mi guidano più brava, a cadenzare i miei respiri, sincroni e perfetti, a vederti lì seduto che partecipi distante, ma leggo nei tuoi occhi anche un guizzo di dolore, il prezzo che si paga per la sfida e trasgressione, la voglia mai finita di sentire quel possesso, e poi amarmi più di prima fin dentro le mie ossa, dentro questa bocca che lui svuota e poi riempie, nel gioco senza fine d’essere la linfa, dei nostri desideri che nascono di notte.

Angelo demone, angelo maledetto, ricordo sai, quando me l’hai proposto, eravamo al ristorante in una terrazza sopra Roma, una spigola al cartoccio con un bianco siciliano, e il gioco mano mano che s’è fatto consistenza, un amico mi hai detto, un amante ti ho risposto, e s’è fatto mesi, giorni e poi solo poche ore, un trucco più pesante per calarmi nella parte, come fossi una di quelle almeno a parole, con un 12 di tacco che ha bucato il tuo cuore, come in macchina poco prima, la mia voce tremolante, il tuo ripensamento, ma è stato un attimo soltanto, un soffio a poco a poco che s’è fatto evanescente, la tua mano tra le cosce che stringeva il mio sesso, come per proteggermi, per darmi sicurezza, qualunque cosa avessi fatto o sarebbe poi successa.

Angelo demone, angelo maledetto lui ripete a voce roca, ed io divarico le gambe distesa ad aspettare, e gli porgo il mio miele che lui succhia avidamente, ed io persa e più puttana che cerco i tuoi occhi, nell’onda del piacere tra le braccia di quest’uomo, nell’onda che travolge e la risacca poi trascina, scorie d’altri lidi portati dalla brezza, brame d’un passato dove mai io m’ero spinta, a sentirmi amante vinta e femmina più persa, pertugio senza fine che chiede e ne rivuole, crepa lungo il muro che scorre e fa rumore, perché sono fica e sono carne che ha bisogno di godere, sono culo se lo chiede, sono bocca da riempire, sono marmi duri e freddi che mi stipano nel basso, sono maschi tanti quanti hanno voglia di godere, di esibirmi alla finestra mentre dietro si fa spazio, di chiamare un’amica mentre sputo fiato caldo, di strofinarmi su ogni muro come gatta in calore, di stendermi per terra finché lui riempia a secchi, questo pozzo senza fine dove non si vede il fondo.

Angelo demone, angelo maledetto, si sente nel silenzio il rantolo del maschio, svuotato d’ogni forza, d’ogni minimo vigore, si sente il mio respiro soddisfatto di piacere, e tu ti alzi e mi vieni incontro, m’asciughi il sudore, mi lecchi con la lingua come un cane obbediente, le spalle, il collo e il seno, e poi scendi fino al sesso, che lindi e ripulisci perché sia di nuovo fiore, perché sia di nuovo intatto da cogliere ed offrire. E sono grazie e carezze, baci buoni sulla bocca, lusinghe e promesse d’amore per la vita e tu padrone ed io Regina lungo un’alba che dirada, i fumi della notte, le nebbie dentro il cuore, ed un sole all’orizzonte m’illumina più bella, come sposa sulla spiaggia che strascica il suo velo, come vergine illibata o ninfomane mai sazia, avendo la certezza che ogni brivido che sento, sia un alito dell’anima che ora ti appartiene.



 

 
 
 
 
 
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione