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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Anche questo è amore

di LiberaEva

Foto katarinasokolova

 
 
 

Che notte stanotte qui sotto la pioggia, dentro questa cabina una stufa mi scalda, tra i vetri che sgocciolano e fanno riflesso, al faro che muovo per guardare di fuori. Che notte stanotte se non smette e poi tuona, e i rami di lampi si spaccano lilla, e rischiarano a giorno questo piazzale d’asfalto, e questi fusti preziosi che contengono olio. Dentro questa cabina ogni sera controllo, che tutto sia a posto e non ci siano intrusi, perché io sono qui che faccio la guardia, mentre tu sei a casa e t’immagino a letto, con un fascio di luna che corre lungo la schiena, e s’adagia e poi splende dall’orlo ai capelli, perché tu dormi riversa ed io guardo nel vuoto, perché tu dormi che sogni ed io lavoro.

Qui vengono coppie segrete e notturne, ed io come un ladro rubo gli amori, e vengono in tante e s’infilano strette, tra i bidoni che alti le coprono in parte. Non ci sono parole dentro questo silenzio, perché mute le vedo che si lasciando andare, quando girano in fretta la chiave del quadro, e a memoria già sanno cosa devono fare. Sono amori indecenti di donne sposate, con la faccia d’attrici e i capelli arruffati, e le labbra dipinte che sanno di cena, con un tono di rosso spalmato a secchiate. Sono amori finiti che non c’è tempo di dire, perché l’ultima frase ruoterà nel cervello, leggera e violenta che ti molesta per sempre, ovunque tu sia qualunque cosa tu faccia. Sono coppie immorali ai miei occhi curiosi, di donne viziose nell’occhio del faro, che discreto s’insinua tra le gambe che danno, come porte di hangar sempre aperte di notte.

Amori che sbocciano tra quei vetri appannati, di parole e parole perché mai si è sicuri, che quello è il momento e stringerla dove, le parole non dette hanno sempre più effetto. Amori scaricati che vorrebbero urlare, appendersi ad un ramo del pino di fronte, ma non per morire ma per illudersi ancora, che un gesto eclatante possa davvero bastare. Sono ombre sfumate senza anima e cuore, e alle volte davvero non riesco a capire, chi è l’uomo la donna chi tutte e due, chi cerca la bocca e chi si lascia baciare.

Perché il mio mestiere è vedere le ombre, e come un cane da guardia trascrivo ogni cosa, il minimo appunto che abbia un colore diverso, da questo nero di pesto che entra nel faro. Ma le coppie che vedo le lascio tranquille, annoto soltanto l’orario e la targa, perché inoffensive hanno altro da fare, e non ruberebbero certo quei fusti di olio. Vanno e vengono senza nessuna ragione, chi cauto perché è la prima volta, chi decisa perché sa di mestiere, e gli indica il posto per fare più in fretta.

Sono amori slavi che restano il tempo, per comprarsi una casa al centro di Mosca, e l’italiano che sanno gli serve per poco, per dire cinquanta d’amore o di bocca. Sono amori di gente che cerca il tesoro, dentro due seni strafinti e rifatti, che rimangono dritti nonostante l’ardore, di chi lecca e s’illude che sanno di latte. Sono amori fottuti di bambine già adulte, che fanno bene l’amore come fossero esperte, che lo fanno davanti e di dietro è lo stesso, in un gioco infinito tra infermiera e dottore. Si vendono a pezzi e ogni parte ha un prezzo, perché dentro un letto sarebbe diverso, ma rimangono serie e non si danno per niente, nemmeno un sorriso se non hai pagato la bocca.

Coppie insaziabili d’ogni genere e razza, con le labbra che s’aprono per tapparsi in un bacio, ed avide assorbono gli umori del cuore, ed ingorde si scambiano quelli del sesso. Sono amanti sorpresi da un marito geloso, che piano s’acquatta e li spia discreto, e nel faro lo vedo che fuma impaziente, e nel faro la vedo che lei si dimena, e poi avida stretta si blocca e s’ingozza, fino ad urlo scomposto sguaiato d’amore. Lui la sente che grida, li senti i richiami, dell’altro che affonda e lei che li tiene, nella voglia che ghiotta espelle e trattiene, nell’amante che grida troia per bene.

Ma c’è una coppia che viene quasi tutte le notti, con un’auto cabrio rossa fiammante, quatta quatta parcheggia vicino al recinto, poco distante da dove li guardo. Lei porta un cappello sempre diverso, vestita di nero raramente di rosso, lui è alto abbronzato con pochi capelli, due occhi di ghiaccio e un ghigno di maschio. Mai l’ho visti lasciarsi rapire, da baci e carezze promesse e lo giuro, mai l’ho visti scambiarsi un sorriso, una carezza sincera di tenerezza e d’affetto. Lei esce superba e fa tre passi nel buio, lui col motore acceso la punta coi fari, lei cammina e ostenta il suo dietro rigonfio, si muove adagiando i fianchi nell’aria, come fosse un tutt’uno con l’intorno in penombra, una preda di notte che si lascia agguantare.

S’innalza tra i cocci e i rifiuti dei cani, fuma e s’appoggia al primo tronco che incontra, scopre la gonna con l’altra mano che sale, ed io che la guardo sorpreso pensando, quanta devozione s’annida dentro quel gesto, quanto il desiderio di essere altro, la stessa che lui sta ora bramando, dentro quella macchina che si concede da solo, dentro la voglia che rimane distante, da quelle sue unghie che s’infilano piano, nei pizzi che dà e quelli che tiene, mentre punta i suoi tacchi e s’appoggia sul tronco. Lo chiama lo invita scoprendo il suo sesso, poi con la mano si cerca il piacere, affonda decisa in un attimo intenso, quel poco che basta per vederla salire, dentro la macchina e ripartire sgasando.

Che notte stanotte se non smette e poi tuona, e i rami di lampi si spaccano lilla, e rischiarano a giorno questo piazzale d’asfalto, e queste macchine scure che si muovono a tempo. Che notte stanotte se ci penso davvero, che non ho mai fatto l’amore fuori da un letto, e Sonia ogni volta che spegne la luce, e s’accoccola al buio in un sussurro d’amore. Ma penso che infondo anche questo è amore, nell’affannata ricerca di non sentirci mai soli, di bisogno d’affetto e disperate miserie, dentro questo via vai fino alle prime ore dell’alba, che senza questo faro che l’illumina a giorno, sarebbero intatte segrete preghiere, di un’invocazione infinita che chiamano amore.

 


 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 




Musicale come poesia ampia ed ariosa. Amore ha tante sfaccettature e quello rubato è sofferente e bisognoso di pietà. Stra_namente


E' un bel racconto! Ma all'alfiere han tagliato le mani a corte, quelle stesse mani che...si... le mani che io voglio lasciar andare, ...lasciar incrociare lungo curve e linee, in un movimento che ci porterebbe ad incontrarci, sussurri che non si possono dimenticare, mani che si lasciano guidare dall'istinto... senza mai staccarsi dal consapevole desiderio di stringere forte, ...senti, ...vedi... e vivi... nella consapevolezza di passeggiare in un labirinto di sensi... ubriacati e rapiti... quasi quasi... senza luci... correre verso te... e trovarti al e nel buio... istintivamente...  consapevole di trovarti lì... un sorriso ALFIERE

Anche io amo scrivere tanto, amo leggere, volare attraverso le pagine, emozionarmi... in una pagina trovare un biglietto per la citta' della fantasia... Amo la donna e l'erotismo... (un' arte non uno status)...Tu scrivi da Dio, per questo ti leggo, ti divoro. Hai capacità innate, parole semplici che entrano come lame nelle mie passioni (intellettuali) mai sazie.  Patrizio Sole

Chè cos'è l'amore se non il bisogno del protagonista... che lo vedrebbe ovunque e comunque... "mentre tu dormi ed io lavoro..." Antony Pride

 

 
 
 
     
 

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   pubblicazione Febbraio 2007 

 
 

       

 
 
 
 

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