| |
"Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! Non ho fatto nulla di male! Sì
certo ero lì, ma l’avevo solo seguita. Erano circa le sette e mezza, le
commesse stavano chiudendo i negozi. Sa, a quell’ora d’inverno è già buio
fitto. Tra l’altro cadeva una pioggia leggera. L’ho vista da lontano che
attraversava la strada, non potevo non vederla! Aveva l’ombrello aperto.
Era graziosissimo quell’ombrellino arancione e giallo a cerchi
concentrici. Una nota di colore su quel marciapiede grigio. Mi ha colpito
quel suo andare di fretta a passi corti per evitare le grate.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa. Ho visto che si dirigeva lungo via
Marmorata, e come mi capita spesso ho cominciato a ricamarci una storia.
Era molto elegante, portava un tailleur scuro, non so forse marrone oppure
grigio. Sicuramente non nero. La gonna era di quelle a tubino che fasciano
i fianchi. Sull’orlo dietro si apriva un leggero spacco con dei ricami
bianchi che riprendevano i polsini della giacca. I tacchi li portava
altissimi, ricordo come se fosse ora quelle scarpe semi aperte con il
laccetto alla caviglia. Io adoro quel tipo di scarpe, ma soprattutto ero
colpito dalla cucitura della calza stile anni quaranta. Non potevo non
notarla, non potevo non seguirla.
Avvocato mi creda, era solo curiosità! Si è solo fermata un attimo, ed io
l’ho quasi raggiunta, proprio all’altezza di un negozio di dolciumi e
caffè. Conosce quell’antica torrefazione, forse Trombetta, oppure no, ora
mi sfugge. Ok devo essere preciso. Farò del mio meglio. Credevo volesse
entrare, ma in realtà era solo per avere un po’ di luce. Sempre con
l’ombrello aperto ha rovistato nella borsa in cerca del cellulare. Ecco,
ora ricordo bene, ho sentito nitidamente la suoneria della Primavera di
Vivaldi. Lei ha risposto. Pronto, pronto, ma evidentemente non ha fatto in
tempo. Dio che voce! Senza nessun accento, sembrava quasi impostata. Poi
ha ripreso a camminare, di fretta, come se avesse un appuntamento.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! La seguivo solo per poi scrivere un
racconto, ero in cerca di sensazioni, ma giuro non c’era altro. Avvocato
no, non mi guardi così, almeno lei mi deve credere! Dov’eravamo rimasti?
Ah già il cellulare, Vivaldi. Mi mantenevo ad una leggera distanza, volevo
che lei non se ne accorgesse, in modo da poterla seguire più a lungo, ma
soprattutto volevo che si sentisse libera nei movimenti, senza essere
condizionata dalla mia presenza. Era fondamentale per me vederla libera ed
al naturale, avevo in mente una figura disinibita e lei certo lo era. Era
così romantica! Una figura d’altri tempi. Lei avvocato sa che donne così
non esistono più? A parte rare eccezioni, si intende… Portava un
cappellino rosso sceso fino alle sopracciglia e dei delicatissimi guanti
di rete con un leggerissimo ricamo.
D’improvviso come se si fosse ricordata di qualcosa, è tornata indietro.
Non sapevo come fare, ho cercato di farmi da parte, ma è stato un scrupolo
eccessivo. Il suo sguardo era completamente assente, come se vivesse in un
altro mondo. Non so come spiegarle… forse imbambolata, ma non è il termine
giusto. Mi ha guardato, questo sì, ma quegli occhi mi hanno dato la
sensazione di essere totalmente invisibile. E’ entrata nel negozio ed ha
comprato due etti di caffè. Dio come era bella con quelle labbra rosso
sangue. Ha sorriso alla commessa ed è uscita. La seguivo dalla vetrina e
pensavo che una donna che compra due etti di caffè sfuso è una donna sola
o quanto meno vive con sua madre.
Avvocato mi creda, a volte mi basta un dettaglio per ricamarci sopra, anzi
spesso lo faccio. La mia professione è scrivere e sono abbastanza famoso.
Ha letto qualcosa? Sono contento sa! Anche se so che per lei è stato solo
lavoro. Tra l’altro in questo periodo ho aperto un blog dove scrivo i miei
appunti, le mie storie d’altri tempi, ricevo molti complimenti sa! E’ un
modo per tenermi vivo e sicuramente mi tengono compagnia, giorno dopo
giorno. Sa, io vivo da solo col mio gatto, per questo scrivo, per questo
la seguivo senza impegno ed orario.
Avvocato mi creda, avrei potuto proseguire ad occhi chiusi. Seguivo quel
profumo di caffè e seguivo lei. Pensavo già al mio prossimo racconto.
Forse lei non può capire, ma c’è un momento preciso nella testa di uno
scrittore lungo il quale scorre tutta la storia, comprese immagini e
sensazioni, parole e colori, anche se non è stata ancora scritta, anche se
non lo sarà mai. E lei era lì protagonista del sogno, attrice fuori scena.
Perché aveva tutta l’aria di essere un’attrice di teatro. Ha presente
quelle attrici che non escono mai dalla parte? E alla sera tornano a casa
vestite come se stessero ancora recitando? Ecco così! Comunque si
riconoscono… un rossetto sbordato, una matita colata, una stoffa lamé
attorno al collo o sulle spalle, qualche luccichino tra i capelli. Ecco
quel tipo di figura decadente. Mi capisce vero? Già un’attrice, e le
attrici sono tutte belle per definizione!
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! Ho visto che si dirigeva verso il
Lungotevere. Lì c’è una stazione di taxi, credevo che dovesse appunto
prendere un taxi. Ma poi ha attraversato la strada, facendo attenzione
dove mettere i tacchi e non scivolare sui binari del tram. La strada era
vuota, stranamente niente traffico. Si è diretta verso la fermata del 72
barrato, ma poi è andata oltre, per cui l’unica meta verso quella
direzione era attraversare il ponte o proseguire lungo il marciapiede
destro del fiume.
Sentivo benissimo il rumore dei suoi tacchi sull’asfalto. Adoro quel dolce
suono. Una volta sono riuscito a catturarlo con un piccolo registratore.
Avvocato, mi creda, non sono un maniaco. Sì, sì, alle volte anche con foto
e video, ma non questa volta, e poi non le pubblico in rete! Le tengo per
me. Tutto questo mi serve per raccontare storie, per calarmi esattamente
nella parte. Non rida, avvocato. Le giuro, a volte è sufficiente una punta
di colore di rossetto più acceso, una piega della calza per fecondare il
mio estro e buttare giù fiumi di parole immergendomi in un mondo dove il
vento soffia a onde e m’accarezza con la cresta e mi sfiora con la curva
fino a raggiungere l’oblio di pause e di nessi, di punti e sottintesi, di
detto e di non detto, come un vortice che annega ed un mulinello che
trascina… Scusi se mi lascio andare, ma le ripeto sono solo parole, nulla
a che vedere con quello che è accaduto.
Sa, se non fosse che con quel gesto la ragazza mi ha cacciato in un mare
di guai, penso spesso che sarebbe giusto da parte mia concentrarmi sul
motivo, almeno per rispettare la sua memoria. Perché l’ha fatto? Quale
tragedia, quale tempesta nel suo cuore? Dio mio quanto era bella, ed è
ingiusto che una donna così bella provi tutto quel dolore. E’ un vero
peccato perché il male scarnisce la pelle e deturpa il viso,
l’espressione. La sofferenza ci dilania dentro! No, no, per l’amor del
Cielo non voglio dire che queste cose debbano capitare solo alle persone
brutte. Mi capisca, la prego…
Avvocato mi scusi perdo sempre il filo, ogni tanto divago, ah sì, il
rumore dei tacchi… come potevo non seguirla? Ero curioso sa. Sempre per il
vizio di ricamarci una storia, mi domandavo dove quei tacchi la stessero
portando, dove quelle scarpe aperte, estive, nonostante la pioggia. Mi
sono immaginato un uomo fermo all’incrocio ad aspettarla. Forse un amante,
un uomo sposato. Oppure che avesse un appuntamento da Consolini.
Avvocato, lei non è di Roma vero? Beh proprio lì a due passi, c’è uno dei
più esclusivi ristoranti di Roma. E’ fatto a terrazze, molto elegante, e
poi si mangia benissimo. Le consiglio una spigola al cartoccio, e poi non
si faccia mancare il gelato ai frutti di bosco. E’ sublime! Comunque il
ristorante merita davvero, ci sono sempre in agguato paparazzi e
fotoreporter, sa, è frequentato da gente dello spettacolo e calciatori
famosi.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! Ha tirato avanti verso il ponte,
non c’era nessun uomo ad aspettarla, niente impermeabile bianco e
Borsalino, niente noir da anni trenta. Lei non ci crederà, ma visto la
zona, ho avuto un attimo di apprensione per quella figura così esile.
Attraversava la strada come un uccellino sospettoso. Pensavo che in caso
di aggressione l’avrei difesa. Non rida, la prego! In quel momento mi
sentivo il suo guardaspalle, il suo eroe per un quarto d’ora. Anzi ho
sperato davvero che qualcuno potesse importunarla, non so, due ragazzi in
moto per uno scippo, sarebbe stata l’occasione per conoscerla e scambiare
due parole. Chissà, parlando, potevamo avere qualche amicizia in comune. O
chissà magari aveva letto qualcosa di mio. Avvocato, mi creda, a questo
pensavo e sicuramente non immaginavo in quel momento che nel suo cervello
frullasse altro.
All’altezza dello spartitraffico dove iniziano le strisce pedonali ha
rallentato e si è accesa una sigaretta. Sa, una di quelle sottili… anche
quello denotava eleganza. Avvocato, lei immagini, quella sigaretta stretta
così delicatamente tra due dita ingentilite da una rete impalpabile di
guanto. Lei immagini il cappello rosso e la gonna stretta. Mi creda, per
un attimo ho pensato ad altro, che in realtà mi fossi sbagliato sul suo
conto, non so per quale motivo, ma ho pensato davvero che fosse una di
quelle. Mi capisce vero? In fin dei conti alla fine di quel ponte inizia
Porta Portese ed a quell’ora è normale incontrare sotto l’arco donne
italiane e non che fanno il mestiere. A quel punto ho pensato di fare solo
qualche altro passo e poi andarmene per i fatti miei. Giuro era solo
curiosità! Comunque ero stupito! Che strano, una persona così a modo, non
potevo credere che davvero lavorasse in quel posto. Non perché io abbia
delle riserve morali verso quelle persone, assolutamente no, anzi adoro
quelle figure retoriche ai bordi delle strade, ma lei era così, come dire,
fragile e spaurita e se di donne mi intendo non dava quell’idea.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! A metà del ponte si è fermata. Si è
affacciata sul fiume nella direzione della corrente. Ho creduto che stesse
ammirando il panorama. Verso Ostia si intravedeva ancora qualche timido
squarcio rossastro. Poteva essere benissimo un’artista che contemplava il
suo prossimo quadro. Vede? Cercavo in tutti i modi di darle un alone
diverso! Io ero praticamente a dieci metri da lei, non potevo più
fermarmi, altrimenti avrebbe notato che ero lì per lei. Allora ho
proseguito e a meno di un metro senza voltarsi verso di me mi ha chiesto
l’ora. Ho notato le sue unghie rosse sotto i suoi guanti neri. Poi ha
sorriso in faccia al fiume, non ne vedevo il motivo, lo stesso che aveva
regalato alla cassiera, ma sicuramente non era per me.
Non sapevo cosa fare se proseguire oppure scambiare quattro chiacchiere,
ma lei aveva lo sguardo assente… ha presente avvocato quegli occhi umidi
che vedono e non vedono? Esatto, proprio così! Le ho chiesto il suo nome,
non so perché, generalmente non mi prendo certe confidenze, forse volevo
soltanto che mi suggerisse un nome da dare al mio personaggio, ma lei ha
riso di nuovo dicendo sottovoce che non aveva un nome, anzi forse ha detto
che non lo aveva mai avuto un nome. Dio, ora non ricordo bene… Di sicuro
ricordo che ha lanciato la sigaretta nel fiume e poi con lo sguardo
attento ha seguito il percorso della scia luminosa fino a che si è spenta
nell’acqua. Ecco avvocato, in quell’attimo ho visto tanta serenità nei
suoi occhi, poi mi ha guardato fisso di nuovo inespressiva, oppure
interrogativa non so. Ecco vede, se lì avessi avuto una prontezza di
spirito ora non sarei qui a raccontarle, ma mi creda, è stato un attimo,
un niente.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! Questa è la mia sola colpa, avrei
dovuto capire e distoglierla da quel pensiero. Invece l’unica mia
preoccupazione era di non importunarla più di tanto, ero quasi deciso ad
andare via quando mi ha chiesto se potevo badare alla sua borsa poggiata
sul parapetto. Lo so che la domanda era alquanto insolita, ma giuro, in
quel momento ho pensato che se avessi avuto la mia Canon avrei fatto una
foto con l’ombrello in primo piano e lei dietro sfocata nell’oscurità,
oppure le avrei detto di sorridere ancora, appena appena senza guardare la
camera. Poi ha chiuso l’ombrello, non le dico con quanta cura e quanta
lentezza. Evidentemente aveva già deciso e stava solo pensando
tecnicamente come fare. Lì davvero avrei avuto tutto il tempo per
fermarla.
Avvocato, mi creda, è stato un attimo. Si è alzata la gonna, ha fatto
forza con il piede sinistro poggiandolo sull’incavo della colonnina di
marmo e con la gamba destra ha scavalcato il parapetto. Credevo che si
volesse mettere seduta, non so, fare qualcosa di stravagante, sedersi a
cavalcioni oppure stare alla mia altezza per poter parlare meglio. Ma
quando l’ho vista portare l’altra gamba oltre il muretto mi sono reso
conto ed ho cercato di afferrarla, sicuramente ho gridato qualcosa, ma
ormai era troppo tardi. Mi è scivolata tra le braccia come sabbia di mare,
come il profumo di donna dopo l’amore. Mi è rimasto soltanto il suo
giacchino in mano mentre lei cadeva nel vuoto. Pensi, ho tentato più volte
di stringere quella giacca alla ricerca vana del suo corpo. Era così
drammaticamente vuota senza di lei.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! I fatti sono andati come ho
riferito alla polizia, niente di più. Mi hanno fatto ripetere la storia
non so quante volte! Giuro, è andata così. Ero incredulo in quel momento,
non sapevo cosa fare, credo di aver urlato ancora o forse no. Ho avuto
solo l’istinto di salvarla, ed ho preso la borsetta e ho cominciato a
correre verso la fine ponte. Cercavo qualche apertura che mi portasse giù
sul greto. Tra le altre cose io non so nuotare, ma davvero la mia
intenzione era quella di salvarla, non so in che modo, ma in quel momento
pensavo solo a quello.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! Quale motivo avrei avuto per farlo?
Alla fine del ponte, una pattuglia della polizia, insospettita dalla mia
corsa frenetica, mi ha fermato. Ho cercato di divincolarmi. Gridavo, ero
esagitato, ho urlato che bisognava salvare una donna. Loro invece, forse
per la borsetta che tenevo stretta in mano ed il giacchino nero, hanno
creduto che fossi uno scippatore e stavo solo scappando.
Ho cercato disperatamente di convincerli, li ho portati dove era rimasto
l’ombrello. Ma niente, mi hanno fermato e poi portato in questura senza
chiamare i soccorsi. Beh non dico cosa è successo lì! Piangevo, non mi
importava niente della mia situazione, pensavo solo a quella donna che in
qualche modo poteva ancora essere salvata. Poi il resto lo conosce. Alla
fine li ho convinti, troppo tardi però, hanno mandato una squadra di
sommozzatori, ma ormai non c’era più nulla da fare. Credo la mattina
seguente. L’hanno ritrovata impigliata tra le sterpaglie vicino ad un
pilone di Ponte Testaccio.
La donna è morta ed io, per loro, sono diventato un assassino, forse se la
polizia mi avesse creduto ora sarebbe salva. Non so. I poliziotti mi hanno
chiesto più volte se fosse mia amica, o se per qualche motivo la
conoscessi, ma io non l’avevo mai vista prima di allora. Le giuro avvocato
era la prima volta che la vedevo. E poi a me non interessava lei, non mi
interessava la donna. Io ero colpito dall’immagine e l’immagine non si
uccide, o meglio sì, si può anche uccidere un’immagine, ma per questo non
si va in galera.
Avvocato mi creda, io non l’ho uccisa! Io scrivo solo racconti e l’unico
fine era raccontare una storia. La prego, avvocato, non si faccia di me
un’idea sbagliata. Lo so che ha letto la mia storia, che non ho la fedina
penale pulita, che nella mia vita ci sono stati altri episodi analoghi. Ma
io quella donna non l’ho uccisa! Ha letto i referti dei vari psichiatri
vero? Lo so, tutti dicono la stessa cosa. Che sono ossessionato dalle
donne eleganti in tailleur, cappello e guanti, ma soprattutto quando
indossano calze nere con la riga. Dicono che mi trasformo e potrei anche
uccidere oltre che violentarle. Sono state solo delle coincidenze
sfortunate avvocato. Solo delle disgraziatissime coincidenze! Del resto è
una mia prerogativa farmi sempre trovare nel posto sbagliato al momento
sbagliato.
Avvocato mi creda, anche questa volta è andata così! Anche se qualche
volta è successo di sentirmi attratto. Tutto qui. Non è mai successo
nulla. Lo giuro. Non ho mai violentato nessuno, anzi che dico, non ho mai
sfiorato una donna senza il suo permesso. Non creda a quei medici! Non è
vero che non resisto davanti ad una donna vestita in quel modo! Non è vero
che divento preda di istinti e perdo la ragione.
Lei lo sa vero che sono innocente? Lo dovrebbe sapere. Altrimenti non mi
spiego perché dopo meno di un mese stasera mi ha fatto avere la libertà
provvisoria ed ora sono qui casa sua. La cena è stata ottima, il vino
sublime, grazie. E poi non immaginavo tanta accoglienza. Ora può dirmelo
che dietro quella porta ci sono almeno due poliziotti in agguato. Che
quando esco di qua mi riporteranno dritto a Rebibbia. E lei sta recitando
la parte scritta nel copione del referto. Avvocato lo so che è stata una
prova, e ne sono certo da quando mi ha aperto la porta.
Altrimenti non capisco. Non capisco più nulla...
Lei è il mio avvocato d’ufficio. Se non lo dico a lei a chi lo dico? Deve
avere fiducia in me, altrimenti che senso ha difendermi! Non lo so, forse
è meglio non dire, non vorrei peggiorare la mia situazione. Comunque
volevo confidarle che due gambe accavallate mi procurano un certo effetto
e specialmente se sono fasciate da calze nere velate, e specialmente se
vengono ostentate. Mi basta una rapida occhiata per distinguere un banale
collant da una calza da reggicalze… Ok mi fermo!
Ora è meglio che vada.
Ah dimenticavo… complimenti per il tailleur grigio e soprattutto la riga
alla calza… davvero sensuale.
Come vede sto uscendo e lei non ha dovuto chiedere aiuto.
Mi difenderà ora?”
FINE
Foto KOPABILL |
|