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Per
mesi, per anni giravo per Roma, in cerca di terra per nutrire il mio
sogno, di tane più calde per cullarmici dentro, come nidi sui rami
appena viene l’inverno. Ho vagato per sere per angoli bui, per vicoli
stretti dove s’inoltrano i cani, nei viali più larghi dove s’attizzano
fuochi, che scaldano merce di notte a buon prezzo.
Per
anni e per mesi t’ho cercata ovunque, nei laghi rossastri di due occhi
orientali, da solo per strada dove cadeva il tramonto, proprio a due
passi da dov’ero seduto. Ed ora sei qui incredibile e vera, ed io ti
guardo come se fossimo altrove, magari a Touzer se ci arrivassero i
treni, lungo lo stupore di un miraggio che corre, tra il lago salato
ed il deserto che incombe.
Perché questi occhi io li ho visti da sempre, ed ho fatto chilometri
per ritrovarmeli ora, e li ho fatti in un fiato attraversando la neve,
lasciando alle spalle montagne più alte, dove il giorno si tinge tra
gli squarci di cielo, di uno spicchio di luce che confondo con l’alba,
con l’acqua che corre lungo le sponde, e bonifica terre e voragini
d’anni, foce di fiume che si deposita in mare.
Perché questi occhi io li ho visti da sempre, e mi verrebbe da dirti
come il mondo ti appare, e come sono le case, i visi, le rughe, gli
aghi di pino che calpesti d'autunno, quel sapore di muffa che ci piace
e ci sazia, sul lungolago scosceso dove spuntano i pini, e la sera ci
aspetta un camino che arde, pane e castagne lasciate a tostare.
Davvero te lo chiedo se da questi tuoi occhi, vedi il mondo dipinto
come sopra una tela, e vedi i colori di un maggio alle porte,
rischiarato dai soli che mai ne ho visti, quando il verde e l’azzurro
diventano intensi, e d’arancio e di giallo sono piene le gonne, che
svolazzano al vento come sciami di api, sedute qui è là in un bar
all’aperto.
Davvero te lo chiedo perché ci vedo l’incanto, perché ci vedo il gusto
di un’estate già pronta, di barche sul lago già piene di pesce, che
galleggiano bianche ed aspettano il turno. Di questo colore mi scaldi
le ossa, dove il freddo d’inverno ci ha fatto condensa, inumidito le
parti che ora al calore, riprendono fiato e mi danno vigore.
Mi
fanno sentire preda e bottino, perché ti guardo e mi guardi e mi viene
da dirti, che in fondo ai tuoi occhi ci vedo dell’altro, ci vedo il
sapore di una pesca caduta, che sa di terra dolciastra e vissuto di
ieri, che sbucci decisa perché io me ne sazi, per tutte le sere che ti
ho cercata davvero, per tutte le attese come grani di perle, infilate
nei giorni perché passassero in fretta, una per sorte come fosse un
rosario, come un grappolo d’uva che pende e s’aggruma, sul tuo
cappello di paglia che vezzosa mi mostri, e tinge di chicchi d’ombre
il tuo seno, e ti segna deciso quando muovi la faccia.
Perché questi occhi io li ho visti davvero, questo seno la faccia le
gambe, sono il contorno di un’anima inquieta, che non vuole morire
tanto per darsi, perché non è il sesso che ti fa femmina sazia, non è
un uomo che ti riempie una sera. Perché questi occhi io li ho visti
davvero, e solo ora m’accorgo che non stavo sognando, che sparsi nel
mondo guardavano altro, adesso che il giorno dura di notte, e
l’inverno ha lasciato in pace il mio cuore, e sento di nuovo che c’è
vita e c’è linfa, che scorre e mi nutre le vene più dure, mentre ti
guardo che mi sorridi per anni, e questo davvero io lo ho ottenuto per
sempre...
Adamo Bencivenga
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