Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male.
Questo è tutto. Oscar Wilde

 

 

Adamo Bencivenga
I giorni della merla
 

 

 

 

Erano i giorni della merla, erano gli anni di fanciulla,
tutto intorno un grigio cupo, come il freddo che faceva.
Lui era solo un uomo adulto, incontrato il giorno prima,
alla festa di sua sorella, che compiva diciotto anni.
La sua faccia una corteccia, i suoi guanti tra i suoi seni,
tra la patta un ramo caldo, come un bulbo nella neve,
ma era solo una bocca adulta, che sapeva di buon vino,
che ora dietro la beccava, come i galli nel cortile.

Lui la chiamava senza un nome, come fosse uccellino,
che ripara sotto il tetto, e canta ai maschi tutt’intorno.
L’accarezzava piano piano, come un gioco il primo giorno,
le diceva che era bella, senza mai guardarla in faccia,
le diceva ch’era donna, che era fatta su misura,
per via di quel seno, che ancora oggi stringe a morte.
Lei lo invitò con un sorriso, come aveva visto fare altrove,
sul fienile il giorno prima, o lungo il fiume a sua sorella.

Erano i giorni della merla, era l’ultimo dei sogni,
l’amore di fiori colti, il miraggio e l’illusione,
e rose, rose, rose, e viole e margherite,
come l’aveva immaginato, come mai sarebbe stato.
Tra sterpaglie fredde e secche, s’abbandonò senza sapere,
che per essere una donna, sarebbe bastato poco meno.
E lei chiuse gli occhi e schiuse le sue labbra,
proprio come fa la rosa sonnacchiosa al primo sole.

Erano i giorni della merla, alla fine di gennaio,
lei sentì un dolore intenso, come un taglio quando è freddo,
e non si accorse dei suoi baci, solo denti tra i capelli,
che la colsero nel punto, dove il cuore è più distante.
Erano i giorni della merla, parole mai sentite prima,
che non era solo bella, ma come Lilly nella stalla,
poi amore soffiato appena, come fiato urlato piano,
dentro il vuoto che fa la neve, nel rimbombo del silenzio.

Erano i giorni della merla, come oggi tempo prima,
aspettò invano un coro, un bacio umido di sole,
un bagliore di giallo denso, che sfumasse all’orizzonte,
un suono, una parola, per poterla ricordare.
Erano i giorni della merla, era l’ultimo dei sogni,
perché si sa che la vita offre, poco meno di una preghiera,
e lei gli offrì il suo nido caldo, bocconi sulla neve,
alla ricerca di pagliuzze, proprio come fa la merla.
 


 

 

 

FINE

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Foto KemalKamilAKCA

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