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Adamo Bencivenga
Data la circostanza
Data la circostanza era vestita di nero quando attraversò il viale di
magnolie della villa dell’avvocato Terzi. Pioveva da giorni, l’unica
preoccupazione in quel momento era dove mettere i piedi per non infangarsi
le scarpe. Un inserviente in livrea le corse incontro riparandola con un
ombrello. “L’avvocato la sta aspettando…”
Data la circostanza la casa era in penombra. L’avvocato la ricevette nel
suo studio. Le fece i complimenti per il tailleur ed il cappello. Lei
involontariamente accavallò le gambe. “Quando è successo?” Sussurrò lui
guardando oltre l’orlo della gonna sopra il ginocchio. “Ieri sera dopo
cena.” Rimasero in silenzio. “Infarto dicono…” Riprese a voce bassa.
Data la circostanza i due erano amanti. Tutti lo sapevano in paese, tranne
il marito. Ma ormai era morto. “Pace all’anima sua.” Disse l’avvocato.
“Ora pro nobis.” Rispose lei rovistando nella borsa in cerca del suo
ventaglio comprato in viaggio di nozze in un negozio di Siviglia.
Data la circostanza Margherita aveva 21 anni, suo marito 57 anni più di
lei. Si erano sposati a giugno del 2009 vale a dire sette mesi prima.
L’avvocato Terzi insieme ad un suo cugino acquisito le fece da testimone
di nozze. Margherita non era incinta e non aveva mai aspettato, nonostante
in paese fosse corsa insistente la voce che lei a Settembre scorso avesse
abortito. C’è chi giurava a Messina, chi a Palermo lontano da occhi
indiscreti.
Comunque sia, nella cassaforte dell’avvocato Terzi giaceva protetto da
altre scartoffie un documento che attestava la sua permanenza all’Ospedale
Civile di Catania nel reparto di Ostetricia.
L’avvocato si informò sul funerale. “Domani mattina alle 7 e trenta
vengono gli addetti alle pompe funebri. Il medico non mi ha permesso di
seppellirlo prima delle 24 ore.” Ancora silenzio. L’orologio a cucù faceva
le tre e venti. “Peccato” Disse lui. “La salma verrà tumulata alle 13 dopo
la Messa.” Lei si alzò congedandosi.
Data la circostanza i due amanti non avevano ancora consumato. Margherita
si era chiesta a più riprese il motivo di quell’attesa. Più volte
l’avvocato le aveva manifestato un forte interesse a parole, mai seguite,
nonostante la sua disponibilità evidente, da situazioni più o meno
concrete. L’amore al momento si era risolto con abbracci e teneri sorrisi.
Solo una volta con uno sfiorare di labbra che lei si ostinava a chiamare
bacio. Lui non ricordava la circostanza, mentre lei, nonostante i due si
vedessero in giorni regolari nel suo studio e sempre con le stesse
modalità, non aveva mai avuto dubbi sul giorno e l’ora.
Data la circostanza i due si conoscevano da sempre, socio in affari di suo
padre, fu lui a consigliarla e spingerla verso quel matrimonio, facendole
intuire, mai direttamente, che gli eventuali disagi causati da quella
scelta, potessero essere alleviati altrove. Da lì quelle visite più o meno
clandestine che, da parte dell’avvocato, si risolvevano in generiche
consulenze legali, ma nel frattempo gonfiavano le aspettative e le
impazienze della giovane vedova ancora in attesa di ricevere il dovuto.
Rimaneva il dubbio su quel documento chiuso in cassaforte, ma data la
circostanza nessuno più in paese avrebbe vociferato.
Lei impercettibilmente fece un passo verso la porta, lui le guardò ancora
le gambe, la riga nera della calza era diritta come un filo teso. Dopo
altri due passi lui la fermò chiamandola signora. Le disse di aspettare.
Lei chiuse gli occhi gonfiando il suo petto. Attese senza girarsi. Sentì
un rumore di chiavi. L’avvocato aprì la piccola cassaforte adagiata sopra
l’étagère alle sue spalle. La pregò di avvicinarsi. Lei notò
l’intestazione dello studio del Notaio Margiotta e le firme in calce dei
figli di primo letto di suo marito. L’Avvocato Terzi declamò le quattro
righe dattiloscritte. Nella carta si leggeva chiaramente che il matrimonio
ai sensi dell’art 3 della Legge n. 898 del 1970 era da considerarsi nullo,
accennando brevemente alla modifica dell’asse ereditario. Le righe
successive riportavano esattamente i casi di nullità evidenziando la
frase: “Quando il matrimonio non è stato consumato”.
Lei si bloccò. Lui si alzò rimanendo in piedi dietro la scrivania in
radica gialla. Non le chiese se per qualche circostanza a lui non nota ci
fossero i termini per un ricorso immediato.
Data la circostanza nessuno dei due parlò. L’avvocato allora decise di
mettere al corrente la sua bella dama in nero di una seconda lettera,
questa volta scritta di pugno da Isabella e firmata anche dai fratelli
maggiori Sante e Linuzzo inviata direttamente all’Avvocato Terzi. Nella
seconda pagina veniva indicato perentoriamente il giorno precedente al
funerale come data ultima per effettuare la visita ginecologica di
controllo. Margherita fece due conti. “Quanto tempo ancora?” Lui la guardò
intensamente. “Oggi pomeriggio alle 16,30 presso lo studio del Professor
Veneziani.” Rispose suonando il campanello. Lei si sedette in preda ad un
leggero giramento di testa.
Data la circostanza il maggiordomo entrò con due tazze di succo di limone
e di arancia e dei pasticcini all’uvetta sopra una fiamminga antica
d’argento. Margherita notò i guanti bianchi, l’avvocato il suo vestito a
lutto.
Il maggiordomo riferì che Giovanni, il cameriere di turno, aveva avuto un
incidente con l’auto nei pressi della Madonnella e più precisamente lungo
il curvone che portava in paese. Due ulivi secolari l’avevano salvato e
per miracolo non era finito in mare.
Data la circostanza l’avvocato non sembrò dare peso all’avvenimento, anzi
ritenne inopportuni i dettagli del curvone, degli ulivi e della Madonnella.
Lei si rimise seduta scostando la veletta dal viso. Lui notò il colore del
nuovo rossetto. Si chiese se fosse lecita quella tonalità decisamente
accesa in quella circostanza. Si guardarono intensamente. Gli occhi
celeste normanno di lei tennero lo sguardo del suo amante. Mancava solo
un’ora. Tutti e due si voltarono contemporaneamente a fissare l’orologio
sulla parete di lato, mentre il maggiordomo guadagnava l’uscita.
Si udì distinto il tintinnio delle tazze intervallato dall’andatura
claudicante del maggiordomo.
Data la circostanza squillò il telefono, la signora Terzi comunicò al
marito che avrebbe fatto più tardi del solito, l’ora di catechismo si era
protratta a causa di un incontro non previsto con la madre di una sua
alunna. L’avvocato si alzò, ripose i documenti nella cassaforte e si
lasciò andare ad un sospiro evidente. Fu impossibile per lui non pensare
alla casualità degli eventi. Fece mezzo giro di scrivania e posò le sue
mani calde sulle spalle di Margherita. Non passarono che attimi e lui vide
chiaramente il collo della sua amante imperlarsi di piccole gocce di
sudore. Non la baciò, ma data la circostanza lei si tolse il giacchino
nero adagiandolo sul bracciolo dorato della poltroncina di fianco. Lui
notò la sua pelle chiara, segno che la bella stagione non era ancora alle
porte. Lei si sentì protetta.
Data la circostanza passarono solo alcuni minuti. Le 16 vennero prima del
previsto. Lui chiuse a chiave la porta, lei si adagiò sul divano in
penombra consapevole del sacrificio. Non durò molto, data la circostanza
solo una manciata di minuti, forse sette. Lui si dimostrò maschio sin
dall’inizio, lei femmina dopo i preliminari che durarono il tempo della
lunghezza della lampo del vestito. La passione poi prese il sopravvento
nonostante i due utilizzassero tutta la tecnica possibile per rendere
incontrovertibile l’aspetto di lei. Durante l’amplesso lui non perse mai
di vista l’obiettivo finale che avrebbe vanificato il documento di
Isabella e dei figli di primo letto Sante e Linuzzo.
Data la circostanza lui la prese assumendo tutte e due le posizioni
conosciute, lei sembrò gradire agevolando per quanto possibile l’impeto
del maschio. Non subì alcun trauma della prima volta, né della seconda che
avvenne immediatamente dopo cambiando posizione. Naturalmente il Professor
Veneziani avrebbe accertato la recente consumazione, ma non era quello il
problema. Durante l’amplesso lei si chiese a più riprese se anche altre
parti del suo corpo fossero oggetto di visita.
Data la circostanza lui le disse per due volte “tesoro” ed un “ti adoro”
di passaggio quasi involontario. Lei non disse nulla. Si baciarono
ardentemente solo poco prima della seconda unione, lui poi preferì puntare
la bocca tra l’ascella e il seno sinistro e concentrarsi per l’atto finale
che avvenne in un’esplosione fragorosa. I due corpi stremati rimasero
uniti per altri venti interminabili secondi. Un chiaro segnale che andava
oltre il sesso appena consumato, al quale lei diede più importanza del
necessario.
Data la circostanza alle 16,15 precise, il maggiordomo bussò delicatamente
alla porta. Quello era il segnale. Si udì chiaramente un rumore di ruote e
ghiaia. L’avvocato si ricompose specchiandosi sul tavolino lucido in
pietra rosa. Andò verso la finestra, da una piccola fessura della persiana
chiusa vide l’auto nera di sua moglie. Margherita rimase ancora un attimo
distesa, si guardò attorno soffermandosi sul lampadario di cristallo a
gocce. Poi volse lo sguardo verso il suo uomo, lo avrebbe voluto ancora
sopra di lei, oppure di fianco quando si era sentita chiamare tesoro, ma
data la circostanza sapeva che non avrebbe più messo piede in quella casa.
Poi si alzò di corsa, prese la borsa e la giacca. Non si salutarono.
Data la circostanza fuori pioveva ancora, lei camminava riparata
dall’ombrello del maggiordomo facendo attenzione a non sporcarsi le
scarpe. Vide la macchina nera, ma non incontrò la moglie dell’Avvocato
Terzi. In taxi ripensò piacevolmente all’accaduto, si congratulò con se
stessa per le due lettere. Compose il numero dello studio del Professor
Veneziani per disdire l’appuntamento. Appena a casa avrebbe chiamato sua
sorella ringraziandola per aver seguito alla lettera le sue istruzioni.
Così facendo aveva rimandato di un prezioso quarto d’ora il ritorno a casa
della moglie dell’avvocato.
Data la circostanza disse cortesemente al tassista di affrettarsi. Lungo
il curvone all’altezza della Madonnella c’era una noiosa coda di auto
dovuta all’incidente. Suo marito la stava aspettando e non aveva ancora
dato ordini per la cena di quella sera. Poi si rilassò un attimo guardando
il mare oltre gli olivi.
Mandò un messaggio all’avvocato ringraziandolo per la piacevole giornata.
Nel minuscolo specchietto ravvivò le sue labbra, un ghigno di
soddisfazione rallegrava la sua faccia.
FINE
Foto Anna Koudella |
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