Ho 35 anni compiuti a
Maggio, ed a 35 anni non si è più una ragazza ma una donna. Sono piacente,
anzi molto. Non tanto alta ma un paio di tacchi da dodici mi fanno bella
ed appetibile. Separata con un figlio di 11 anni, faccio lavori saltuari
come parrucchiera ed estetista. So fare di 10 unghie un’opera d’arte,
comprese quelle dei piedi. Vivo in una casa in affitto in una zona
abbastanza centrale della mia città.
Mia madre si è sempre
prostituita per mantenere la famiglia. Lei lo faceva di nascosto ma in
casa lo sapevano tutti e tutti se ne stavano zitti. Anche mio padre…
Ricordo ancora quando ancora tutti in tavola, lei si alzava, mi diceva di
sparecchiare e rigovernare la cucina, mentre lei andava in bagno a
prepararsi. Dopo 10 minuti tornava… era bellissima! Con un sorriso sempre
stampato sulle sue splendide labbra rosse dava un bacio a mio padre
sussurrandogli all’orecchio: “Torno presto!”
Questo capitava quando
ero già nell’età della ragione, ma ricordo anche quando bambina, non
sapendo a chi lasciarmi, mi portava con sé nei suoi vari incontri.
Accompagnare mia madre dai suoi amanti non mi disturbava. Di solito mi
lasciava giocare nelle stanze adiacenti oppure alle volte in macchina, ma
spesso mi copriva di regali e soprattutto di gelati. Io adoravo il cono al
cioccolato e pistacchio con un leggero velo di panna.
A 23 anni ero bella e
sposata con un giovane commerciante della mia città. Naturalmente
all’inizio lui non era a conoscenza della professione di mia madre, ma
alcuni mesi dopo per via di un incontro fortuito mi fece la fatidica
domanda. Rimasi sul vago, ma credo che lui successivamente fece delle
indagini personali avendone la certezza. Comunque ci sposammo ed io in
cuor mio credevo di aver risolto tutti i miei problemi, compreso quello di
essere uscita definitivamente dalla vita di mia madre e dalla sua
professione che odiavo con tutta me stessa. Invece per una serie di
incomprensioni e, secondo me anche per quel motivo, non durò a lungo e
nonostante la breve storia trovammo anche il tempo di mettere al mondo un
figlio.
Dopo la separazione e
qualche mese di sbandamento ebbi molte relazioni sentimentali. Avendo
sempre in mente la figura di mia madre, mi convincevo ogni volta che mai
avrei fatto quella fine. Consideravo quel lavoro sporco e soprattutto
degradante per una donna. Io cercavo altro ed oltre l’amore, un qualcuno
che si prendesse la responsabilità di mantenere me e mia figlia. Ma ogni
volta, dopo l’entusiasmo iniziale, cadevo in una specie di trance,
diventavo muta ed intrattabile avvertendo un’allergia a pelle per quel
tipo di rapporti. In una parola non riuscivo a rendere conto a chicchessia
delle mie giornate, dei miei pensieri, della mia vita. Dopo due convivenze
finite con il servizio nuovo di piatti rotti e la seconda volta anche con
una breve visita al pronto soccorso, per via di un occhio nero e una
costola inclinata, decisi che la vita di coppia non era per nulla il mio
massimo.
Vista la familiarità e la
preoccupazione di mantenere mio figlio, il passaggio fu breve. Il mio
primo cliente fu il mio carrozziere. Un uomo sulla cinquantina, basso e
tarchiato. Devo dire che fu davvero un caso. Ero andata da lui a causa di
un leggero tamponamento che avevo subito il giorno prima. Lui mentre
guardava il danno, mi fece discreti complimenti per poi lanciarsi in una
richiesta piuttosto diretta. Restai un attimo interdetta, ma poi con il
cuore in gola sparai lì lì una cifra. Lui accettò al volo, mi pregò
soltanto di ripassare all’ora di chiusura. Durante il giorno non pensai
minimamente alla cosa, tranquilla passai una normale giornata andando a
riprendere mio figlio all’asilo, facendo un po’ di spesa, un taglio di
capelli e quattro french manicure.
Tornai puntuale alle
sette. Senza nessun patema d’animo, senza nessun accorgimento particolare
e vestita esattamente come la mattina. Lui si stava lavando le mani nel
piccolo bagno di servizio. Lo facemmo sul pavimento del suo piccolo
ufficio sdraiati su di una coperta. Al contrario di quanto pensassi durò
non più di cinque minuti senza preliminari. Comunque gli piacque, tanto
che divenne un cliente fisso.
La difficoltà maggiore fu
reclutare dei clienti, ma con i consigli del carrozziere capii che il modo
di vestire era importantissimo nell’adescamento. Così con un paio di
tacchi altissimi, gonne corte e scollature vertiginose riuscii senza tante
difficoltà a infoltire la mia clientela. Il secondo fu il marito
dell’estetista, poi venne Carlo, l’impiegato di banca, l’amministratore
del condominio dove abitavo, il mio dentista e successivamente il titolare di un negozio
di pratiche auto e suo fratello.
Sinceramente non avrei
mai e poi mai pensato di fare lo stesso mestiere di mia madre, lei non
seppe mai niente. Al contrario di me, credo che anche mio figlio non si
sia mai accorto di nulla. Fu davvero facile, come bere un bicchiere
d’acqua: loro mi mandavano un sms ed io mi presentavo all’ora stabilita.
50 euro e passava la paura… era come andare al bancomat.