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Cara Redazione di LiberaEva
Sono le 4,25 di un’alba
afosa, non riesco a dormire e al buio davanti al pc da circa un’ora sto
leggendo le vostre Storie Vere.
Leggendo mi sono reso conto
di avere anch’io una storia singolare da raccontare e con il vostro
permesso vorrei che fosse messa a disposizione degli altri lettori.
Mi chiamo Mario ed ho 48
anni, vivo a Roma e sono direttore di agenzia di una grossa banca a
livello nazionale con sede a Milano. Circa tre anni fa accettai con
entusiasmo e con l’obiettivo di carriera il trasferimento in un paesino
dell’Umbria. Mia moglie Fabiola preferì rimanere a Roma e non seguirmi
nella nuova avventura non potendo chiedere a sua volta il trasferimento e
soprattutto per non creare disagi a nostro figlio Marco che al tempo
frequentava il primo liceo Scientifico.
Fin qui tutto bene, tenendo
conto che, viste le distanze non proprio impossibili, tornavo a casa tutti
i week-end.
Devo dire che sin
dall’inizio ottenni incoraggianti successi nel lavoro risollevando in poco
tempo le sorti di quella piccola agenzia. Dopo alcune settimane
parcheggiato in un albergo presi in affitto una graziosissima mansarda a
pochi metri dal luogo di lavoro. In poco tempo feci conoscenza con quasi
tutto il paese e mi resi subito conto di quanto la vita possa scorrere
lenta e tranquilla in un luogo così piccolo.
La svolta avvenne dopo
circa un mese quando, per mie abilità professionali, riuscii a far
ottenere celermente un finanziamento cospicuo ad un’azienda di dolciumi.
Il titolare che versava in brutte acque non poteva credere al buon esito
della pratica e mi ringraziò coprendomi di vari regali tra i quali un
abbonamento a vita in un centro benessere del quale era socio, un intero
prosciutto della zona, una bicicletta mountain bike ecc…
Entrammo in confidenza e
volle assolutamente invitarmi a pranzo per il giorno successivo. Con non
poco imbarazzo accettai. E’ inutile dire che la sala da pranzo e l’intera
casa fu addobbata in stile grandi occasioni e che la moglie del mio
cliente preparò tanti piatti abbondanti e squisiti quanti ne sarebbero
bastati per un pranzo di nozze. In realtà attorno a quel tavolo eravamo
oltre me ed il titolare, la moglie e l’unica figlia.
Manuela aveva 20 anni,
studentessa universitaria, facoltà di Scienze e Comunicazioni. Quando la
vidi mi colpì immediatamente il suo sorriso spontaneo ed educato nonché la
sua delicatezza impalpabile. Aveva due occhi grandi chiari e un filo di
trucco che aggraziava il suo sguardo per altro già ingentilito dal colore
intenso verde acqua.
Dopo quel pranzo, sotto le
continue pressioni del mio cliente, iniziai a frequentare quella casa. Lui
era un discreto giocatore di scacchi, nonché un ottimo compagno di scopone
scientifico.
Non passò neanche un mese
quando una sera, dopo una pizza in collina, mi ritrovai abbracciato a
Manuela sotto casa di lei. Il giorno dopo Manuela mi disse che il papà,
avendo visto la scena dalla terrazza, al suo rientro aveva fatto salti di
gioia. Naturalmente lui non conosceva il mio stato civile ed io mi ero ben
guardato dal comunicare a lui e sua figlia che oltre una moglie avevo
anche un figlio.
Dopo una settimana circa ci
ritrovammo nella mia mansarda e facemmo l’amore. Manuela, nonostante i
suoi 20 anni, si dimostrò una donna molto sicura e soprattutto calda e
passionale. Fu per me una piacevole sorpresa tanto che non passò giorno
senza che ci ritrovassimo nudi nel mio letto.
La mia vita scorreva come
un lungo fiume tranquillo, quando, un sabato mentre stavo andando a Roma,
ricevetti una telefonata piena di pianto e disperazione da parte di
Manuela, tanto da non capire bene cosa fosse successo. Feci inversione di
marcia e tornai subito indietro: il padre e la madre erano morti in un
incidente stradale a pochi chilometri dal paese mentre si recavano ad un
battesimo di un lontano nipote. Da lì e per molte settimane per Manuela
furono giorni tremendi, per esserle d’aiuto acconsentii a trasferirmi
nella sua casa ed occuparmi oltre del suo morale anche della conduzione
dell’azienda. In una di quelle notti fu concepito Ludovico. Quando Manuela
mi diede la deliziosa notizia pensai che Marco, aveva finalmente un
fratellino reclamato da sempre. Naturalmente non dissi nulla a lei.
I miei week-end a Roma si
diradarono adducendo scuse di lavoro che, soprattutto nei weekend, mi
portavano a far visita a potenziali clienti. Mia moglie non aveva alcun
sospetto circa la mia doppia vita anche se negli ultimi tempi mi
telefonava molto frequentemente ma sempre e comunque nelle ore di ufficio.
Le dissi vagamente che tra le altre cose mi stavo occupando di un’azienda
di dolciumi con buone prospettive di crescita.
Manuela lentamente si riprese dalla disgrazia. Quando
nacque Ludovico aveva superato brillantemente il periodo di crisi.
Sinceramente non avevo mai sentito la necessità di metterla al corrente
della mia vita a Roma, anche se i miei buoni propositi di farlo avevano
sempre avuto finora un impedimento maggiore, tipo la nascita di nostro
figlio o la disgrazia di circa un anno prima. Tutto ciò naturalmente mi
era stato di grande aiuto nel rimandare la confessione.
Del resto Manuela non sospettava di nulla. Giustificavo i miei pochi
viaggi a Roma con visite di parentela alla lontana, amicizie varie e la
visita ai miei genitori al cimitero. In realtà loro erano vivi e vegeti e
godevano di ottima salute, ma fu un escamotage per prevenire il desiderio
di conoscerli da parte di Manuela.
Purtroppo il mandato di direttore di un’agenzia dura al
massimo tre anni, ma questa volta per esigenze della Banca mi venne
recapitata la lettera di trasferimento dopo soli 18 mesi. Al momento non
dissi nulla a Manuela e scrissi una lettera in Direzione in cui
garbatamente rifiutavo la nuova destinazione di Roma chiedendo se fosse
possibile prolungare il mio mandato. In breve ricevetti una
seconda lettera in cui accoglievano in parte la mia richiesta e quindi
niente Roma, ma San C…….. un paese in Toscana.
Questa volta lo dissi a Manuela e ci rendemmo subito
conto di essere nei guai. Decidemmo che per il momento lei si sarebbe
occupata di persona dell’azienda mentre per quanto mi riguardava
avrei accettato il trasferimento nella prospettiva di rassegnare le mie
dimissioni in cambio di una cospicua buona uscita.
Dopo circa tre settimane presi posto nel mio nuovo
ufficio. Come al solito i primi tempi li passai cercando di adattarmi alla
nuova situazione. Passavo molto tempo al telefono sia con Manuela che con
Fabiola. Naturalmente non feci nessuna domanda di richiesta di buona
uscita nel caso in cui avessi avuto intenzione di dare le dimissioni.
Aiutato dagli ottimi risultati nel lavoro, dopo tre mesi avevo già
raggiunto gli obiettivi previsti per l’intero esercizio annuale, riuscii
in poco tempo a riacquistare la mia tranquillità….. I weekend li alternavo
tra Roma e l’Umbria. Marco era al terzo anno di liceo,
Ludovico invece mangiava, dormiva e cresceva senza dare problemi.
…………………….
Cara Redazione, sono le 5,15 di un’alba afosa, vi
scrivo perchè sono molto preoccupato… sto digitando da un pc non mio, in
una stanza non mia di una casa non mia, chi mi ospita è una bellissima
donna di 37 anni, cliente della banca. Si chiama Teresa. Lei single ci
siamo conosciuti circa due mesi fa. Dopo due incontri pomeridiani, un
cinema, una passeggiata nel bosco seguita da una raccolta di funghi, una
cena a lume di candela e una notte stupenda in un agriturismo, lei mi ha
proposto di andare a vivere insieme. Io ho accettato.
Dicevo sono preoccupato perché ha un ritardo di circa
20 giorni e domattina farà il test di gravidanza…
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