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La rubrica di

Sabrina Falzone

L'Arte Dentro

 

 Sabrina Falzone intervista Enrico Pietrangeli. Autore della raccolta di poesie "Di amore, di morte", pubblicata in versione cartacea  ed in elettronica, collabora con riviste e siti internet pubblicando articoli e racconti brevi. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all'opera di alcuni autori poco conosciuti. Redattore di Tam Tam, gestisce il sito "Poesia, scrittura e immagine" www.diamoredimorte.too.it e, recentemente, ha pubblicato il suo primo romanzo "In un tempo andato con biglietto di ritorno"

 
 
 
     
 
 
 

ARTE E POESIA

Intervista a Enrico Pietrangeli, l’autore di “Di amore, di morte”

ESCLUSIVA LIBERAEVA

 

Quando ha iniziato a dedicarsi alla scrittura?
Sono da sempre poeta, nell’anima, con formale presa di coscienza relativamente recente, coincidente con la mia unica raccolta pubblicata: Di amore, di morte, del 2000.

Ci parli del suo libro “Di amore, di morte” (Teseo Editore). Come è nata l’idea e come si è sviluppata?
L’idea, come ho avuto modo di evidenziare più volte, è molto più lontana, affonda le sue radici nei primi anni Ottanta. Lo sviluppo, di conseguenza, è stato lento, perlopiù impalpabile ma consistente. Molti dei testi contenuti riportano a quel decennio o gli anni immediatamente successivi. Altri, una minima parte, sono più recenti. L’incontro con Francesco De Girolamo ed Enrico Orsingher ha trasformato in maniera tangibile l’idea in un progetto. Progetto che, infine, è divenuto anche un libro. Gino Scartaghiande ne ha curato la nota di copertina e, sebbene con qualche ritardo tecnico, la raccolta è stata poi finalmente presentata alla libreria Odradek di Roma nel mese di dicembre, poco prima del Natale.
 

 

 
 
 
 
 

Nel suo primo romanzo "In un tempo andato con biglietto di ritorno” si distinguono due momenti del nostro secolo che, per quanto vicini, sono molto differenti. Quali sono stati secondo Lei i cambiamenti più radicali nell’ultimo trentennio del secolo?
Il mio libro contrappone due epoche condividendo una medesima trama. L’ultima parte, ‘il biglietto di ritorno’, ha uno scarto di circa un ventennio rispetto gli avvenimenti che lo precedono. Ci si ritrova dai tardi anni Settanta di colpo al 2000. Risaltano subito le tecnologie, già contenitori delle nostre solitudini, comunque capaci di farci ritrovare: Walter e Lorenzo, i due protagonisti, si rincontreranno casualmente in una chat. Emergono mutamenti di costume che Lorenzo, rientrando dal suo espatrio in Francia, evidenzierà meglio rapportandoli a quanto immaginava stando all’estero. Che altro aggiungerci? Dieci anni che ci hanno inoltrato nel nuovo millennio: il medioevo di un terrorismo religioso e globale privo di ogni romantico riferimento.

Ci sono degli scrittori che prende a modello? Quali? Modelli, anche nostro malgrado, finiamo col portarli dentro interiorizzandoli. Il punto è creare una propria scrittura, agire, attraverso la contemporaneità, in un mosaico di rotture e tradizioni per ricreare il proprio, quello del contesto in cui si anima divenendo arte. Corbiere, Baudelaire, Scapigliati, modernismo e decadentismo, Montale e Ungaretti, certe reminescenze del volgare ed anche qualche sperimentazione sono, ma non i soli, possibili ingredienti di un mio percorso poetico…

 

 
 
 
 

Quali sono i suoi scrittori preferiti? E perché?
Molte preferenze sono strettamente legate a momenti e scelte che possono più o meno impressionare, talvolta condizionare. Al momento mi viene in mente Carver per l’integra modernità del suo stile e contenuti. Veronesi, per un altro verso, quello più contemporaneo e senza troppe sponde oltreoceano, è tra le più brillanti penne di cui condivido delle modalità del sentire. Anche Lucarelli lo trovo molto coinvolgente. Spesso mi ritrovo ancora a scorrere, catturato, qualche pagina dell’intenso e composto fuoco di Andric…

Lei è autore di numerose poesie erotiche. Da dove nasce l’ispirazione?
L’erotismo è una tematica ricorrente, ma mai prodotta in serie. Spesso si sovrappone in ulteriori immagini poetiche, tali comunque da restare perlopiù alluso nella sua fisicità, rafforzandone l’astrazione, quella della forza del suo dirompente esternarsi in una dualità di simboli e riferimenti espliciti. Alcune poesie lambiscono una palpabile carnalità, propria della tensione che si raggiunge nella pulsione sensuale, comunque protesa verso una ricerca d’identità e radici. C’è tutto un Eden perduto, devoluto nella comunione del piacere, tanto nella passione dei sensi quanto nella loro sublimazione estatica. L’ispirazione trovo che sia insita in tutto questo.

La sua concezione sull’erotismo? Se c’è anche l’anima, è amore.

locandina

 
 
 
 

Secondo Lei, quali requisiti dovrebbe avere un buon scrittore? Questo non saprei dirlo. Di certo, per diventarlo, bisogna dedicare molto tempo al lavoro che comporta, quindi è indispensabile ridurre al minimo la vita mondana. Un minimo che va ben speso tra opportunità nel relazionarsi, possibili ispirazioni e stringere la cinghia, perché un buon scrittore cessa comunque di esserlo nell’indigenza completa come nel non dover più far caso ai conti…

Ha intenzione di pubblicare un altro libro? Su quale argomento lo incentrerà? No, almeno nell’immediato. Materiale non ne manca, ho più di una traccia in corso. Due di queste mi sembrano più degne di rilievo e già evolute in diverse cartelle. Su cosa verte l’argomento? Erotismo, in primo luogo. La prima traccia è dai risvolti noir, la seconda è molto più introspettiva e nondimeno pungolante. Tutto il resto, naturalmente, mi auguro che, prima o poi, lo leggerete.

A cura di Sabrina Falzone  sabrina.falzone@whipart.it

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