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La rubrica di

Sabrina Falzone

L'Arte Dentro

 

 Sabrina Falzone intervista, in esclusiva per LiberaEva,  Patrizio Romano Dell'Anna, artista psicoterapeuta, che lavora anche come webdesigner e passa il suo tempo libero scattando fotografie.

 
 
 
     
 
 
 

ARTE E PSICOTERAPIA

Intervista a Patrizio Romano Dell'Anna, un artista dalle tre anime

ESCLUSIVA LIBERAEVA

 


1. Chi è Patrizio Romano Dell'Anna, uno psicologo, un webdesigner o un fotografo?
Patrizio Romano Dell’Anna, un nome triplo, guarda caso. Io sono uno Psicologo, che lavora anche come webdesigner e passa quasi tutto il suo tempo libero scattando fotografie e progettando come riutilizzarle nel suo sito web e in progetti di arte digitale.

2. Quando e da dove nascono le tue passioni per la fotografia, la grafica e la psicologia?
Inizio a studiare psicologia all’università “La Sapienza” di Roma, a 20 anni, in un periodo in cui pensavo a “seguire l’onda” della mia vita: studio, laurea, professione.
La scelta di questa facoltà è stata dettata da un istinto, una volontà inconsapevole, di entrare in contatto più profondamente con me stesso nel bene e nel male: sviluppando le mie potenzialità come uomo e nello stesso tempo prendendomi cura del malessere che spesso mi accompagnava. Una ricerca di crescita personale, posso definirla con il senno di poi.
Con la grafica ho un primo contatto al quarto anno di studi: mi sono fermato per seguire un corso di formazione in grafica e tecniche pubblicitarie. Volevo trovare un lavoro da affiancare allo studio, invece ho trovato tante persone che, studiando arte fin dal liceo, mi hanno insegnato ad amarla e a sperimentarla.
Una volta terminata l’università, applicando la mia passione ai programmi di grafica digitale ho iniziato a cimentarmi nella realizzazione di siti web che avessero un design accattivante.
Da lì, dopo ormai 6 anni e lo studio di alcuni linguaggi e, in particolare, del software Adobe Flash per l’animazione digitale, mi trovo oggi a lavorare come webdesigner e webmaster e ho realizzato www.amorepsyche.net, il mio sito personale.
Infine la fotografia.
Fin da piccolo mi affascinavano le immagini, ma è solo negli ultimi anni che ho scoperto trattarsi di una vera passione. Dopo alcuni scatti ben riusciti tra Roma, la mia città di nascita, e il Salento, terra di origine della mia famiglia,nell’agosto del 2004 ho intrapreso un breve ma intenso viaggio in Irlanda: 10 giorni da solo con macchina fotografica e computer portatile. Da questo viaggio ho riportato un’esperienza bellissima, alcuni scatti tra i miei migliori, la consapevolezza che una certa condizione “spirituale” personale – il viaggio, la solitudine – sia il terreno ideale nel quale nascono certi scatti.

 

 
 
 
 
 
 
 

 

3. Per quale ragione le tue fotografie sono pervase di una forte componente onirica?
Credo che le foto che faccio siano frutto sia del talento, sia della serendipità cioè della scelta di dispormi da solo in un luogo, senza uno scopo preciso, con la mia macchina fotografica, e attendere che la realtà mi sorprenda.
La componente onirica è qualcosa di me che entra nelle foto che faccio. Nel mio sito si trovano scatti di ogni tipo, paesaggistici, iperrealistici, non mi limito ad un unico stile quando fotografo. Tuttavia se devo presentare me e la mia fotografia preferisco parlare di sogni. E’quello che mi ispira di più quando scatto. Sogni nella realtà, sogni nelle persone e nelle emozioni che trasmettono. Quasi mai in un ritratto cerco la posa; preferisco di gran lunga la sorpresa, la distrazione, lo sguardo perso nei pensieri. Spesso fotografo persone del tutto estranee per la strada.
Cerco il sogno che è nascosto tra le pieghe della realtà quotidiana. Spesso lo trovo, in un momento fermato nell’immagine. Ti faccio due esempi: un vetro rotto e annerito di una baracca andata a fuoco, mi piaceva la tessitura di grigio, nero e il bianco della luce che vi passava attraverso. Tornato a casa ho scoperto che, senza che me ne accorgessi, una piccola farfalla si era posata in alto a destra nell’immagine. Il mio scatto è divenuto qualcosa di più di una bella tessitura di colore: l’immagine della vita – la farfalla – e della non vita – il vetro distrutto dal fuoco.
Altro esempio: domenica scorsa mi sono alzato presto, da tempo volevo cogliere qualche immagine del quartiere Eur, le geometrie forti dell’architettura fascista, in particolare le fughe di colonnati e i giochi di luce e di ombre che generano. Questo è il contesto, lo sfondo che ho scelto quella mattina. In primo piano ciò che si è posto e non poteva essere preventivato: un signore anziano, ben vestito, che giocava con il suo barboncino lanciandogli una palla, un primo scatto, e poi un bimbo, che correva da solo, sotto lo sguardo dei genitori, tra le colonne del museo della civiltà romana. Nella foto quelle colonne, immense, austere, che tagliano duramente la luce e l’ombra, sembrano inchinarsi di fronte al dettaglio minuscolo, il bambino che gioca. L’architettura razionalista e un bambino che corre. Due elementi così distanti, antitetici, che puoi immaginare di trovarli in un sogno.

4. Quali sensazioni pensi che possano trasmettere le tue fotografie? Quali sensazioni, invece, suscitano in te? Quali sensazioni penso, direi quali sensazioni desidero e spero di far sentire agli altri. Spero che le persone che guardano un mio scatto possano provare quella sensazione che hanno nel cuore in quel preciso istante. Niente di più, niente di meno. Il loro personale stato d’animo.
La fotografia per me – come la psicoterapia – è una guida, un facilitatore che fa emergere qualcosa che era già lì ma non si vedeva. Il percorso lo sceglie chi si mette di fronte all’esperienza artistica. Se hai tristezza nel cuore e guardi la foto di un clown, la sua maschera può suscitare il pianto. La stessa immagine può indurre il sorriso in un’altra persona.
Di certo uno scatto trasmette un messaggio. Tale messaggio può essere interpretato e se è giudicato dai più un veicolo di allegria – un’immagine ridicola – è quella la sensazione che trasmette.
A me non importa troppo quali siano le sensazioni che prova chi guarda una mia foto: ritengo un successo che la persona percepisca la sua personale sensazione del momento grazie al mio scatto.
Quali sensazioni suscitano in me le mie fotografie: allegria, orgoglio, passione, voglia di creare, di donare agli altri nuove immagini, voglia di sognare e di permettere ad altri di sognare.

 
 
 
 

 

5. Quali sono i tuoi soggetti preferiti?
Sicuramente gli artisti, nel senso più ampio del termine. Mi piace fotografare attori di teatro sul palcoscenico, meglio durante le prove che nello spettacolo. Mi piacciono tantissimo gli artisti di strada, persone che viaggiano e fanno della strada il loro palcoscenico e dei passanti il pubblico.
Mi piacciono anche gli anziani e i bambini, anche se non mi sono ancora cimentato molto nel fotografarli lo farò sicuramente nel prossimo futuro: come gli artisti, gli anziani e i bambini lasciano trasparire le emozioni con grande naturalezza e questo è pane per il tipo di immagini che cerco di ritrarre. I bambini perché sono creativi, artisti per natura, ancora privi di moralismi e di censure, dei naturali dispensatori di emozioni.
Gli anziani perché nelle rughe hanno scolpite la vita e le emozioni e nel chiaroscuro di una fotografia diventano come un libro da leggere senza parole.

6. Come mai nella tua ricerca fotografica è assente la figura femminile?
Nella mia fotografia la figura femminile non è proprio assente. Tuttavia mi fai riflettere: è vero che è poco presente, poco ritratta.
Non me ne ero accorto, potrei fare delle ipotesi adesso, in questa intervista. Preferisco tenermi le ipotesi e magari affrontare la questione con una ricerca fotografica a tema.
Sento di doverti ringraziare per aver notato questo aspetto.

 

 
 
 
 

 

7. Sappiamo che hai di recente partecipato ad una mostra organizzata a Porto San Giorgio (AP). Quali lavori hai esposto in occasione della rassegna marchigiana? Perché?
Ho esposto otto lavori, dopo un lungo lavoro di scelta e scrematura.
Tre scatti dell’Irlanda – i “cigni di Galway”, e due inquadrature di cavalli nella campagna presso le scogliere di Moher; i cigni sono uno scatto unico, la processione di quegli animali sul mare scuro sotto un cielo plumbeo rimane un evento eccezionale di cui sono stato spettatore.
I cavalli nella campagna irlandese sono scatti ricchi di colore, verde, azzurro, rosso. Una prova di stile e tecnica fotografica ben riuscita.
Due scatti di Roma - un colosseo notturno, con le strisce di luci delle auto e dei motorini, uno scatto ricco di colore e movimento che rappresenta Roma nel suo splendore moderno di metropoli caotica; un relitto di vespa abbandonato in un vicolo sporco nei pressi di piazza Campo de’ Fiori, quest’ultima intitolata, significativamente “Romanapoli”, uno scatto opposto a quello del colosseo, in cui i colori sono quelli dei graffiti sovrapposti, del muro sbreccato, della ruggine sul vecchio scooter.
Un ritratto di artista di strada a piazza navona, un ragazzo con scarpe e calzettoni da clown che si riposa fumando una sigaretta, uno dei primi ritratti di artista che ho fatto e una delle mie preferite su questo tema.
Un primissimo piano di una caffettiera nel momento in cui il caffè inizia ad uscire. Di questo scatto semplicissimo il più bel commento che ho sentito ripetermi da diverse persone è stato “mi ha fatto venire voglia di prendermi un caffè”.
Infine uno scatto recente, fatto lo scorso settembre: una “macro” – scatto ravvicinato da pochi millimetri – di un acino d’uva preso nella campagna vicino roma. Di questo scatto amo la ricchezza di colori, la gamma cromatica tipica della fine estate e inizio autunno.
Questi otto scatti sono stati scelti come una sorta di panoramica su tutte le mie fotografie di questi anni, senza voler seguire un tema specifico. C’era l’aspetto onirico, in alto, in primo piano, rappresentato dai cigni, bianco e nero, accompagnato dal romanticismo sognante dell’artista con la sigaretta. Poi l’aspetto del reportage, con le due opposte Rome vicine a confronto. Quindi l’aspetto del viaggio e degli spazi, con i cavalli irlandesi. Infine l’aspetto tecnico, fotografico, altamente cromatico della caffettiera e dell’acino d’uva.

8. Come definiresti il tuo stile fotografico?
Posso definire il mio stile onirico, ricercante emozioni, dilettante, inteso come il mio diletto nella fotografia libero da pretese, scattare foto prima per divertirmi e poi per cercare di realizzare delle belle immagini.
 

 
 
 
 
 
 
 

9. Nella tua attività di webdesigner hai creato un sito molto particolare www.amorepsyche.net . Perché si chiama “amorepsyche”?
Amorepsyche è uno dei capolavori di Antonio Canova, la mia opera preferita, nella versione scultorea conservata al museo del Louvre con Amore con le ali spiegate e Psiche che si abbandona all’indietro nelle sue braccia.
E’qualcosa che mi rappresenta profondamente, ho scelto di chiamare amorepsyche il mio sito in quanto quell’opera può essere una metafora rappresentativa della mia vita. Io sono un razionale, un estroverso prima represso e poi ribellato, cresciuto fino a pochi anni fa rifuggendo le emozioni. Dal momento in cui ho smesso di cercare di sfuggire, l’amore, che rappresenta l’emotività, ha abbracciato la psiche, la ragione che ha potuto abbandonarsi ad essa. Questa è la mia creatività, ragione abbandonata al senso, questo è amorepsyche.




10. Progetti per il futuro? Cosa hai in mente di realizzare prossimamente?
Sto cercando di espandere la mia passione per gli scatti in teatro, realizzati sia dalla platea che sul palcoscenico stesso.
Ho due amici, bravi attori di teatro, e sono in contatto con una compagnia teatrale di Roma con i quali vorrei realizzare questa esperienza.
Credo che il tutto potrebbe concretizzarsi in un progetto che metta insieme teatro e fotografia, sia usando gli scatti all’interno di opere di teatro sperimentale, sia affiancando l’esposizione delle foto alla rappresentazione.
Inoltre sto pensando ad una mostra personale.
La immagino incentrata sull’aspetto onirico del mio stile fotografico, realizzata mediante il supporto di tecnologie multimediali, a metà quindi tra una mostra di fotografia e un’installazione di immagini e tecnologia, qualcosa di simile, nelle atmosfere, al mio sito, realizzato in uno spazio reale. Qualcosa di non facile realizzazione certo, tuttavia una sfida che mi stimola.
E poi mi piace sognare.

 
 
 

A cura di Sabrina Falzone  sabrina.falzone@whipart.it

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