Madama Butterfly - Un bel dì vedremo

Giacomo Puccini

 

TESTO

Un bel dì, vedremo levarsi un fil di fumo
sull'estremo confin del mare.
E poi la nave appare.
Poi la nave bianca entra nel porto,
romba il suo saluto.

Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro. Io no.
Mi metto là sul ciglio del colle e aspetto,
e aspetto gran tempo
e non mi pesa, la lunga attesa.

E uscito dalla folla cittadina,
un uomo, un picciol punto s'avvia per la collina.
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto che dirà? che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza dar risposta me ne starò nascosta
un po' per celia e un po' per non morire
al primo incontro;
ed egli alquanto in pena chiamerà, chiamerà:
"Piccina mogliettina, olezzo di verbena"
i nomi che mi dava al suo venire.

Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura, io con sicura fede l'aspetto.

 
     
 

VIDEO

Mika Mori

STORIA

 Puccini scelse il soggetto della sua sesta opera dopo aver assistito a Londra all'omonima tragedia di David Belasco,  tratta da un racconto dell'americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly, apparso nel 1898.

Iniziata nel 1901, solo nel dicembre 1903 l'opera poté dirsi completa in ogni sua parte.

CONTENUTO DELL'OPERA

Sbarcato a Nagasaki, Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d'avventura si unisce in matrimonio, secondo le usanze locali, con una geisha quindicenne di nome Cio-cio-san, termine giapponese che significa Madama Farfalla, acquisendo così il diritto di ripudiare la moglie anche dopo un mese; così infatti avviene, e Pinkerton ritorna in patria abbandonando la giovanissima sposa.

Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell'amato.

Pinkerton infatti ritorna dopo tre anni, ma non solo: accompagnato da una giovane donna, da lui sposata regolarmente negli Stati Uniti, è venuto a prendersi il bambino, della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless, per portarlo con sé in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Soltanto di fronte all'evidenza dei fatti Butterfly comprende: la sua grande illusione, la felicità sognata accanto all'uomo amato, è svanita del tutto. Decide quindi di scomparire dalla scena del mondo, in silenzio, senza clamore; dopo aver abbracciato disperatamente il figlio, si immerge un pugnale nel petto (facendo Harakiri).

Quando Pinkerton, sconvolto dal rimorso, entrerà nella casa di Butterfly per chiedere il suo perdono, sarà troppo tardi: la piccola geisha ha già terminato di soffrire.

 
 

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