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La
cura dei sogni
Salani Editore, 2006
Milano, oggi. Aperitivi, lavoro,
soldi... noia. Eugenia e Simone, restauratori, ossessionati
dall’idea della conservazione del bello; Andrea, di professione
gìgolo, che con le belle ci va a letto. Ciascuno di loro ha un
sogno, che tenta di inseguire prima che esso venga divorato dal
grigiore quotidiano. Così Simone molla tutto e va a Cuba, Andrea
compra la barca che dovrà aprirgli nuovi esotici orizzonti, mentre
Eugenia tenta la fuga da se stessa e da un corpo che non soggiace
alle statiche leggi dell’eternità dell’opera d’arte...
Un triangolo sentimentale, tre
illusioni, tre modi diversi di scappare di fronte al vuoto, alla
fissità, a una realtà che non soddisfa e che opprime. Personalità
fragili e disilluse, si cercano, si scontrano, ma non si incontrano
davvero mai. Non resta che farsi curare – e avere cura – dei propri
sogni, utili forse, o forse indispensabili, ma solo a condizione che
non si avverino... Un abile ritratto penetrante e vivido di una
generazione disincantata, incapace di amare anche se stessa.

"La storia si
svolge per la maggior parte sopra il livello terrestre (...)
metaforicamente nei cieli dell’arte, territori più facili da
attraversare, per chi è esperto, rispetto a quelli della vita vera,
molto più crudele e aggrovigliata. Come in un gioco di specchi,
quattro persone si fronteggiano, intrecciano i loro percorsi di vita
e di lavoro, rischiano di perdersi(...) Passioni, sogni e desideri
che hanno comunque a che fare con il massimo della concretezza
umana, il corpo".
Carlo Faricciotti,
Il Giornale, 18 maggio 2006
"’Tre metri
sotto terra: il romanzo italiano sui trentenni di oggi’ è la geniale
fascetta di un libro di Paolo Bianchi (‘La cura dei sogni’, Salani).
Il neoministro del lavoro Cesare Damiano ha dichiarato che il suo
obiettivo prioritario è l’abbassamento dell’età pensionabile.
Ovvero: cinquantenni in pensione a carico dei trentenni che
lavorano. La fascetta, concepita prima delle elezioni, va pertanto
aggiornata: sei metri invece di tre. Che la terra vi sia lieve."
Camillo Langone,
Il Foglio, 19 maggio 2006
"Si aggrappano
ai sogni come naufraghi nella tempesta di cemento metropolitana, pur
di sfuggire dal grigiore di ogni giorno. (...) E’ un romanzo che
descrive la deriva dei trentenni di oggi : in apparenza tra le
pagine non c’è niente di estremo, ma in realtà è un libro violento.
Perché ci consegna la radiografia di una generazione che si è persa
solo perché non si è mai trovata. Giovani che nascondono i propri
sentimenti perché hanno paura che si trasformino in debolezze. Che
ricercano perennemente la bellezza ma di fronte al suo ideale si
sentono infinitamente inadeguati. (...) Si sente in tutto il romanzo
uno sfondo, quasi una musica, di dolore: un dolore di sfondo, ma
devastante (...) I trentenni di oggi descritti da Bianchi
appartengono ad una generazione disincantata il cui vero dramma è
l’incapacità di amare. Anche se stessi".

Gian Paolo Serino,
La Repubblica, 16 luglio 2006
" ‘La cura dei
sogni’ potrebbe piacere a un Michelangelo Antonioni alla ricerca di
un soggetto sulla crisi dei trentenni di oggi. Il romanzo, scritto
dal giornalista Paolo Bianchi, racconta in una prosa in bilico tra
minimalismo e bella scrittura il senso di spaesamento di chi,
adulto, è costretto ad accettare lavori precari, a chinare il capo
di fronte ad un superiore, a vergognarsi della ricchezza accumulata
dai propri genitori e, soprattutto, a nascondere i sentimenti,
percepiti come debolezze da una società che mette l’assunto
‘produci, consuma, crepa’ davanti a tutto. (...) Tre protagonisti,
tre percorsi narrativi che si intrecciano, tre vicende attraversate
da tante piccole miserie quotidiane e da una costante, ingenua
speranza di riscatto. Lo sfondo è Milano, quella dei cocktail nei
bar alla moda, delle aspiranti soubrette, dei colletti bianchi e
degli operai accomunati dall’uso della cocaina per riflettere meno e
divertirsi di più. (...) All’autore si può forse rimproverare un
eccesso di coincidenze alla Kieslowski, una organizzazione della
trama nella quale anche alcuni personaggi apparentemente accessori
si scoprono primi attori nelle ultime dieci pagine. Ma più che di un
difetto, si tratta di un approccio alla narrazione che alla gran
parte dei lettori risulterà addirittura gradito".
Francesco Prisco,
Il Sole 24 Ore, 8 dicembre 2006

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