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Lettera a Liù

 

Maria Grazia Armone

 
 
 
 
 
 

10 Giugno 2006

 
 
 
 
 
 

Stavo iniziando col dirti carissima Liù e sapevo che ti saresti rotolata per
terra dalla risate, tu e quell'altra stronza di Nadia.
Perciò esordisco con una domanda molto diretta: in quanto tempo si prescrive un reato grave? Potrei darmi una risposta giuridica, ma voglio saperlo proprio da te.


Si tratta di un reato non previsto dal codice penale, ma dal codice di amore e di amicizia che ha unito come un atomo te, Nadia e me.
Liù, il canto, Nadia la musica ed io la poesia, come ci definisti quel fine settimana, a casa di Nadia. Molte persone ci hanno visto come bestie da circo, perché trovavano l'esistenza di un legame cosi forte fra tre ragazze così diverse ma con una cosa in comune: artiste di strada, affamate di vita.

 
 
 
 
 
 

Questi sono legami celesti, ci incontreremo ancora in un'altra dimensione e ci riconosceremo al volo.
Ti ho già scritto come mio angelo, nel corso sul percorso dell'artista, quello sperimentato da Katya nel corso Creati-vita.

 
 
 
 
 
 



Adesso voglio dirti che non è passato giorno in cui non mi sono sentita vigliacca dopo quella sera, quindici anni fa, ti ho visto in TV, su Rai Due.
Una trasmissione serale, molto ascoltata, tu stavi dicendo tranquillamente che stavi morendo, il tuo male era ormai all'ultimo stadio, AIDS conclamato.
Non riuscivo a staccare gli occhi dal video.
Ho incontrato il tuo sguardo, i tuoi occhi azzurri come due zaffiri australiani. Ho capito che stavi parlando a noi due: La Musica e la Poesia.
Serenamente ci stavi dando l'ultimo saluto e ci stavi dicendo ancora di non fare la tua fine.
Mi sono tormentata per tanto tempo, avevo trovato l'indirizzo di tuo fratello ed avrei potuto trovarti, incontrarti, abbracciarti.

 

 
 
 
 
 
 


Ho condiviso la scelta di spiritualità che ti ha sostenuto negli ultimi giorni del tuo duro cammino.
Tu che mi conosci sai che quando abbraccio un'idea, quando una scelta diventa mia,
mi farei bruciare sul rogo per amore della verità e perdonerei chi appicca il fuoco.
Per questo non mi sono mai sentita lontana da te e sono certa che sai già quanto ti ho pensato e come ti sento vicina nei momento più duri della mia esistenza.
In qualche momento ce l'ho avuto con te: quando mi sentita ed abbandonata da te; tuttavia so che mi hai sostenuto.

 
 
 
 
 
 

Il caso volle che quando ti invitai per la prima volta in casa mia tu mi fosti vicina.
Proprio quella volta che volevo farti conoscere i miei ….. morì papà.
Hai aspettato pochi giorni e lo hai conosciuto: morto in ospedale.
Perché proprio tu vicina a me in quel momento? Perché tu, che avevi bisogno di aiuto, ti sei trovata ad aiutarmi?
Nadia si è sentita in colpa, ma come faceva a starmi vicina se anche lei stava vivendo un momento molto difficile? Oltre ai suoi casini anche suo padre stava male.
Te ne sei andata via a 28 anni e mi hai lasciato il ricordo della complicità, dell'amore e della tua giovinezza.
Lo sai che adesso saresti anche tu a invecchiare? Quando uno conosce troppi morti sta diventando vecchio.
Forse tu sei diventata più vecchia già a diciassette anni quando è morto il tuo bambino.
Non si mai pronti alla morte di un figlio, e me ne parlavi sempre. Mi ricordo di lui ma non ricordo se potevi avere una sua foto.

 
 
 
 
 
 


No! Non credo proprio, che tu avessi foto del bimbo morto dopo una settimana di vita.
Nessuno fra quelli che ti hanno conosciuto sapevano quanto fosse forte il tuo istinto materno.
Tu avevi già deciso che non avresti avuto una lunga esistenza ma volevi che noi continuassimo a vivere e ad essere felici.
Sto continuando a vivere, ho passato parecchi anni della mia esistenza a ballare sui carboni accesi.

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 


Sto ritrovando la voglia di vivere, di essere me stessa.
Tutti gli aspetti del mio essere donna; se non so chi sono so cosa voglio e cosa devo fare: una patetica Fortunella di Fellini artista di strada.
Artista di una strada impervia, che cerca la propria via fra i più derelitti, con i suoi tre quarti di nobiltà, riconosciuti da qualcuno solo per la sua fragile e vulnerabile umanità.


Cara Liù, quando ti vidi per l'ultima volta ti chiamavamo con un nome che non ti mai appartenuto: Adelaide.
Il nome che hanno scritto sul tuo certificato di morte.
Per questo Liù è ancora viva con la sua vita che preme il piede sullo l'acceleratore.
Fammi sentire ancora il tuo canto.
Cantami il Manichino di Gino Paoli. Cantami le canzoni di Piero Ciampi. Balliamo con i talcking heads.


Maria Grazia con tutti i suoi colori.

 

 
 
 
 

 

Le immagini sono di  PIERPAOLO REDONDO www.liberaeva.com/vernissage/pierpaoloredondo.htm

 

 

Maria Grazia Armone in primo piano 

 

 
 
 
 

 

 

 
 
 
 

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