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ROMA
2007
La Pop Art, l’arte popolare o l’arte che scoppia, ha cinquant’anni e
li dimostra tutti! L’arte ribelle, ma decisamente conformista mostra
il meglio di sé a Roma alle Scuderie del Quirinale.
E’ la più ampia mostra in scala mondiale mai realizzata in Italia
sul movimento della Pop Art.
E’ il giorno dell’inaugurazione. Capto qui e là qualche parola del
Sindaco: “In una città come Roma ricca di capolavori come quelli di
Caravaggio, Bernini o Canova, … ritrovare Warhol, la Monroe o
Lichtenstein, susciterà per quelli della mia generazione e per i più
giovani la consapevolezza che le cose belle non sono finite con il
Rinascimento”.
Dopo aver visto in città le esposizioni di Canova e Paul Gaugain ho
più certezze che dubbi!
Giro per le stanze
delle scuderie in una panoramica di oltre cento opere, tra dipinti,
sculture, collages, combine painting, e perfino bandiere, di artisti
di culto come Andy Warhol, Roy Lichtnestein, ma anche italiani come
Mimmo Rotella e Mario Schifano.
Ed in effetti il
paragone del Sindaco stride dove la creazione artistica sconfina
nell’artigianato e nella produzione industriale.
Indubbiamente è qui
rappresentata la società dei consumi e della cultura di massa del
mondo occidentale della seconda metà del ventesimo secolo: in due
parole Pop Art che nasce a Londra (This is tomorrow - 1956), ma poi
trova il suo humus culturale nella società americana.
Ma La Pop Art è
troppo popolare e di facile apprendimento per rimanere relegata nei
confini di una nazione, ed in effetti durante la mia carrellata
scorgo artisti inglesi, italiani, francesi, qualcuno dalla Spagna e
dalla Germania.
Da Robert
Rauschenberg e Jasper Johns, protagonisti del New Dada, a Richard
Hamilton e Peter Blake, precursori del Pop Daddy; da Andy Warhol e
la sua New York alla Roma di Piazza del Popolo; dai Nouveaux
Réalistes francesi fino agli artefici dell’Arte Povera italiana,
Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto e Mario Ceroli.
Il percorso è diviso
in sezioni tematiche riguardanti la comunicazione, dal ruolo del
logo (spiccano quelli della Coca Cola e della Esso) a quelle delle
icone politiche (la grande tela dedicata da Gerald Laing
all’assassinio di Kennedy) e dello star system (Marilyn Monroe e
Brigitte Bardot, ma anche Elvis Presley, i Beatles e i Rolling
Stones) fino all’importanza del fumetto, della comunicazione (i
manifesti strappati (décollages) di Mimmo Rotella) e la pubblicità.
Infine nell’Arte irriverente che si libera delle convenzioni non può
mancare la tematica del corpo e dell’erotismo (Wesselmann con i suoi
grandi nudi, Allen Jones con le provocanti pin-up).
Ok esco.
(Dal
Nostro Inviato)
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