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i
momenti pubblici con le escursioni al parco o alle riviere, le
promenade e i rendez-vous, le sfilate di moda, le gite al lago o al
mare, la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni, i
casinò, le passeggiate a cavallo, i riti mondani, le galanterie, ma
anche i vizi e gli eccessi di quest’epoca, sono i protagonisti
dell’arte del periodo, emblematici di un’epoca caratterizzata
dall’ottimismo.
Al
centro sempre lei, la donna. Tra vanità e seduzione, tra lusso e
vanità senza freno e gli estremi dell’alcol e della morfina.
Specchio di un tempo nel quale l’obbligo della felicità,
imprescindibile, diventava sempre più emotivamente oneroso. Alla
divulgazione e alla formazione di miti e modelli provvedevano gli
affichistes, in primis quel Leonetto Cappiello che come pochi altri
seppe connotare la pubblicità di quegli “anni belli”.
Quei colorati cartelloni per molti rappresentavano l’irrangiungibilità
di un miraggio, per altri la certezza dell’oggi. All’orizzonte,
tensioni sociali, scontenti, rivolgimenti che portarono a offuscare
le melodie delle orchestre con il cupo rombo dei cannoni.
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