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E’ l’artista delle
passioni, venerava le donne e il corpo femminile e gran parte delle
sue modelle furono dichiaratamente sue amanti.
Lo accusarono di dipingere solo prostitute ma finirono sulle sue
tele le donne che possedette.
Grazie alla sua
spiccata vocazione pittorica, contrastata da una spiritualità
ambigua ma innegabile, il corpo femminile si è quasi santificato
riuscendo nelle sue opere a coniugare felicemente sacro e profano,
fra fede e misticismo.
A causa delle sue
passioni, Cagnacci rischiò ripetutamente la vita. Come quella volta
che, fra le pieghe di un’alcova, sottoscrisse un
segretissimo patto di matrimonio con una nobildonna riminese,
Teodora Stivivi vedova Battaglini. L’atto lo costrinse alla fuga. A
Venezia, dove visse per 10 anni sotto mentite spoglie, il pittore si
accompagnò a giovani donne che gli facevano da modelle e che per
passare inosservate si vestivano da uomo.
Il percorso espositivo
è diviso in nove sezioni iconografiche e va di pari
passo con la vita del pittore ricostruendo gli inizi della sua
attività nella sua terra natale per poi accompagnarlo a Roma, dove
venne a contatto con le opere di Caravaggio maturando nella sua arte
quel naturalismo che si manifesterà successivamente nelle bellissime
opere sacre realizzate per le chiese riminesi.
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