Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

FOTOGRAFIA
 
     
 
 

Dal nostro inviato Roberto Barzi

VERNISSAGE

 
 
 
 
 
 
 
Provocazioni fra le nuvole

Arte e fumetto: nuovi dialoghi italiani
Alle origini del dialogo contaminante che una certa arte contemporanea ha istituito con l’universo linguistico dei fumetti viene spontaneo collocare la “Pop-Art” con Warhol, Lichtenstein, Ramos, magari scordando il contributo, forse meno vistoso ma fondamentale, recato dal milieu intellettuale francese d’ascendenza surrealista nel secondo dopoguerra
 
 
 

 
 

 

Al principio fu la “Pop-Art” con i suoi Warhol, Lichtenstein e Ramos. Anche se non si dovrebbe scordare il prezioso apporto - forse meno vistoso, ma più sostanziale - recato dal milieu intellettuale francese d’ascendenza surrealista del secondo dopoguerra. In Italia spicca - sempre nei primi anni ‘60 - il nome di Dino Buzzati, pittore, e a seguire alcuni passaggi mediatici di Guido Crepax, che sovvertì il fumetto, ma con l’occhio attento al contemporaneo contesto artistico.

 

Fu poi la volta di Lanfranco, che - in accordo con il cosiddetto “movimento internazionale del realismo fantastico”, in cui visione onirica, scienza, fantascienza, pittura e fumetto si amalgamavano - percorreva vie non lontane da quelle di H.R. Giger e Philippe Druillet. A partire dagli anni ‘70 si fanno strada le folgorazioni oniriche di Max Hamlet Sauvage, per poi incontrare, dagli anni ‘80 ai primi anni del 2000, le provocazioni di Bruno Vidoni e di Paolo Denaro, le dileggianti pitture degli Ultra Pop, i “popismi” di Mark Kostabi, americano di nascita ma italiano d’adozione.

Con le “ altered polaroid” di Debora Pelatti e Lucio Valerio Pini si entra inderogabilmente nel XXI secolo, quando persino Marco Ristagno, indubbio protagonista assieme a Crepax dell’illustrazione “yé-yé” di quarant’anni prima, darà principio ad un’interessante sperimentazione per condurre i suoi vecchi fumetti in una inedita dimensione pittorica, un’esperienza purtroppo spezzata dalla sua prematura scomparsa.

 

Di tutto questo tratta l’esposizione Provocazioni fra le nuvole. Arte e fumetto: nuovi dialoghi italiani - che si tiene presso la Galleria d’Arte Moderna “Aroldo Bonzagni” di Cento (Ferrara), curata da Roberto Roda e  Isabella Falbo - che tenta di darne conto, seppur in sintesi, attraverso una sezione introduttiva, la quale omettendo fatalmente per ragioni di spazio degli autori che tuttavia avrebbero perlomeno meritato una citazione, prepara il visitatore a far la conoscenza di alcuni fiorenti dialoghi che l’arte contemporanea italiana sta intessendo con il fumetto in questo primo decennio del nuovo secolo. La mostra si focalizza però sull’opera di cinque artisti di differente formazione ed età anagrafica, ma tutti accomunati dalla volontà di irridere, di giocare con l’arte, di divertire, di sconcertare, di provocare. Cinque autori “politicamente scorretti”, come si conviene al miglior fumetto e all’arte più capace.

 

 
 

 

 
 

 

   Nudi femminili, scene erotiche e silhouette stile anni Venti che fuoriescono ammiccanti dalle cornici, fondali di “marine” dove sulle onde, oltre a una bionda e fatale sirena, si aggroviglia una coppia di amanti: sono questi i nuovi stilemi di Piersandro Coelli. Le sue opere offrono al pubblico la sensazione del risorgere dei grafismi che Endelmann immaginò per il film dei Beatles Yellow Submarine. Sembrava avesse abituato gli spettatori al suo linguaggio conturbante e allo stesso tempo scanzonato, ma ci si sbagliava: non finisce invece più di stupire, e questo perché l’artista si rallegra nel fuorviare chi osserva le sue opere. Per questa rassegna ha realizzato infatti una serie di lavori in cui foto, parole, fumetti e disegni rendono gli spettatori testimoni di una realtà tra l’istrionico e l’irreale.

 

Le sovrapposizioni di piani sempre rigorosamente “aprospettici” e di immagini carpite al cinematografo, alla politica e all’arte stessa s’impongono per la loro vivacità, per il loro doppio senso, obbligando l’astante ad un’attenta lettura. Sì, perché a prima vista sembrano quadri di facile intendimento, delle specie di vignette in cui tutto viene spiegato e formalizzato, ma così non è. Se poi di fronte alle opere dalle gradazioni spesso accese la storia riprodotta sembra scorrere dentro un suo filo logico, vuol dire che la trappola è dietro l’angolo. Così nel quadro che raffigura i due soldati che si baciano c’è di tutto: appaiono Hitler e Mussolini, la bandiera con la svastica, sulla quale è appeso un reggiseno rosso, la bottiglia di vino, la coppia di nudi femminili anni ‘30, c’è l’umorismo e l’incitamento, ma c’è anche l’accusa. Una denuncia raffinata, lontana da ogni intento moralistico, ma pur sempre legata alla situazione sociale e comportamentale di una società ormai allo stremo.

 

   Ci sono poi gli equilibrismi grafici di Corrado Bonomi, il “trickster” incorreggibile nel quale i numi artisticamente inebrianti del Sessantotto, che desideravano “l’immaginazione al potere”, non si sono mai assopiti. Con lo stesso spirito di allora ricicla una serie di manifesti e locandine di film “hard” degli anni ‘70 e ‘80, facendoli però attraversare da straniati, quanto noti, animali umanizzati dei fumetti, dipinti direttamente sulle fotografie. Si creano così delle circostanze ambiguamente umoristiche, in cui foto e disegni interagiscono, innescando a loro volta degli imprevedibili quanto surreali doppi sensi.

 

   L’ironia macabra di Patrizia Nuvolari è resa dal gioco di commistione linguistica fra pittura e fumetto, che si accresce della rivisitazione di generi quali l’horror e il “Grand Guignol”, ma abbelliti di preziosità e ironie tutte femminili. Nel sostrato dei suoi dipinti appaiono la lezione del fumetto “underground”, del gruppo “Valvoline” e delle animazioni cinematografiche orripilanti, eppur poetiche, di Tim Burton, ma alla fine il risultato è sicuramente qualcosa di fresco e intrigante, in cui la creatività artistica non disprezza la festosità di Halloween.  

 

   Elisabetta Farina, al contrario, trasforma in un fumetto l’universo altero e rarefatto della moda femminile. Bellezze algide, che rifanno il verso ai fumetti inglesi degli anni ‘60, indossano le griffe e i corredi più aggiornati: sandali con tacchi a stiletto, borse, gioielli di tendenza. Gli ori, le guarnizioni metalliche, gli strass sono però sostituiti da “texture di led luminosi” e colorati. Interessate solo al proprio apparire e superbe della loro agghiacciante e congelante bellezza, le eroine dei dipinti elettrificati sono delle creature “liminali”, la cui più ambita aspirazione sembrerebbe essere quella di potersi trasfigurare in una mai oscurabile insegna pubblicitaria.

 

   Ciò che equipara questi artisti è la volontà condivisa di trarre ispirazione, a volte in maniera velata in altre più palese, da un immaginario fumettistico che concorra a rendere le varie citazioni istantaneamente comprensibili al pubblico, come nel caso della Catwoman di Massimo Festi, che chiude la mostra.

   Se si trattasse di un film o di uno sceneggiato e non già di una mostra, la presenza di Festi sarebbe familiarmente definita un’amichevole partecipazione, più di un’apparizione prestigiosa. Il fatto è che per questo giovane artista il fumetto non costituisce ancora una ricerca organica. Siamo a livello di alcuni riusciti esperimenti all’interno di una più vasta ricerca tecnica, ascrivibile all’idea di pittura mediale. Ma i suoi Batman e Robin,  omosessuali seppur con allusiva discrezione, e la sua Catwoman - che, in platinato stile Jane Mansfield proclama la fine della festa - sono ammalianti quanto non definibili, poiché sembrano capaci di proiettare l’osservatore in uno spazio/tempo indeterminato.

 

   Una mostra che sa fare allettare e rallegrare, anche per l’attuale realtà del fumetto che pur impegna il fruitore con l’incalzare dei suoi testi che vanno letti non tanto nella loro chiave logica, bensì nei significati reconditi, sarcastici e di denuncia che assumono una volta evinti dal loro contesto naturale.

 

La stretta interdipendenza che da più di mezzo secolo accomuna il fumetto all’arte pittorica è ormai unanimemente nota, soprattutto dopo che la “Pop Art” ne ha depredato copiosamente icone e contenuti, avviluppandoli in nuovi significati e portandoli di fronte al pubblico più elitario delle rassegne d’arte. L’esposizione vuole per l’appunto dimostrare al pubblico come questa interdipendenza sia sempre più viva e vitale, e lo fa tramite le opere di cinque artisti italiani, che miscelano elementi di codici rappresentativi difformi, creando opere di forte influenza visiva.

 

 

 
 
 

Immagini di Massimo Festi

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

Provocazioni fra le nuvole. Arte e fumetto: nuovi dialoghi italiani
Galleria d’Arte Moderna “A. Bonzagni”

“Palazzo del Governatore”

Piazza Guercino, 39

Cento (FE)
Dal 16 dicembre al 24 febbraio 2008
Orari: martedì e giovedì ore 10.30-13.00 e ore 15.00-17.30 - mercoledì ore 15.00-17.30 - venerdì, sabato, domenica ore 10.30-13 e ore 15.30-19.00
Informazioni: tel. 051/6830106-904196
comune.cento@cert.comune.cento.fe.it

Catalogo: Editoriale Sometti - Mantova
 

 

Roberto Barzi su LiberaEva