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FOTOGRAFIA
 
     
 
 

Dal nostro inviato Roberto Barzi

VERNISSAGE

 
 
 
 
 
 
 
Etienne Braun
Movie & Fetish
 
 
 
 

 

A Milano c’è una mostra, che si tiene in due sedi distinte: la prima presso la “Galleria Artepensiero”, in via del Vecchio Politecnico per la sezione Movie, la seconda presso “Revel-scalo d’Isola”, per la sezione Fetish. Assieme i due eventi configurano Movie & Fetish la mostra personale del fotografo Etienne Braun: insomma, dal cinema al “sadomaso”.

 
 
 

 
 

 

   Il cosiddetto Fetish è un orientamento alla sessuale contraddistinto da un valore erotizzante ascritto sia a determinati generi d’abbigliamento - in particolare intimo, come corsetti e simili - sia e soprattutto per l’importanza data al materiale di cui essi sono fatti: gomma, cuoio, latex e così via. Il nero, e in minor misura, il rosso e il bianco sono i colori in prevalenza preferiti dai loro adepti. Guanti, scarpe femminili dal tacco molto alto, calze arete sono gli altri accessori fondamentali per la cosiddetta “estetica fetish”. Stesso discorso per gli stivali - anche in questo caso più che altro femminili -, specie se fascianti l’intera gamba.

Il fattore fetish non si caratterizza tanto per l’inclinazione per una o più specifiche pratiche sessuali, ma piuttosto per la ricerca di situazioni in cui l’elemento estetico è, senza dubbio, centrale. Una particolare variazione di questo stile erotico è quella in cui l’elemento caratterizzante è composto di divise o uniformi, siano esse militari o similari, come quelle da poliziotto. Di solito sono prevalentemente prediletti i costumi da infermiera, scolara e cameriera, se non addirittura gli abiti ecclesiastici.

 

 
 

 
 

 

La lunga premessa è servita per addentrarsi nel merito della questione: può la tendenza “fetisch” essere equiparata all’arte? La risposta, in questo particolare, caso è sì dato il successo delle mostre milanesi intitolate Movie & Fetish di Etienne Braun (Longeville lez Metz, 1953), uno tra i più insigni fotografi di moda e dello spettacolo. Braun è un signore francese - che attualmente vive in Lussemburgo - che ha due forme mentali ma una sola maniera di raffigurarle: attraverso la fotografia.

Un tocco d’artista che riesce a estrapolarsi perfino dalla trivialità e dall’eccesso dei feticci, osservandoli con lo sguardo distaccato del fotografo che sa cogliere lo splendore dei corpi e degli oggetti ben al di là del loro contesto. Quello stile elegante lo ha reso celebre grazie ai ritratti di alcuni tra i più noti personaggi dello spettacolo. Di queste due anime, così divise eppur così vicine ne danno una interessante dimostrazione le belle mostre Movie&Fetish allestite in due diverse gallerie milanesi, “Artepensiero” per quanto riguarda le foto dedicate al mondo del cinema e “Revel-Scalo d’Isola” per il suo personale concetto di “fetish”.

 

 
 

 
 

 

Contemporaneamente alla propria attività professionale nell’ambito cinematografico Braun ha voluto svolgere un’indagine per lui inedita, che si protrae dal 1979, sull’immaginario collettivo del cosiddetto “universo fetish”. Si tratta in realtà di un’esplorazione che tiene ben conto dei cliché del genere, ma da lui rielaborati attraverso un vaglio iconografico d’estrazione fiamminga e tramite una tensione psicologica di natura letteraria.

Le sue modelle strette in corsetti e/o ingabbiate per delle relazioni sadomaso indossano alcune maschere che le conducono in un ambito più surreale che non sfacciatamente sessuale in cui il corpo è stato appositamente rimodellato come se si trattasse di una straniante “natura morta”. Nelle sue fotografie - stampate in un rigoroso quanto affascinante bianco e nero - l’erotismo dà l’impressione di svincolarsi, almeno in parte, dalla dialettica “piacere/dolore” per riconvertirsi in alcune sembianze raggelanti e come sospese.

 

 
 

   

 
 

 

La delicatezza richiama ad uno stato d’animo di dolcezza al tatto, ma anche di fragilità e di preziosità. Inoltre qualcosa di leggero, d’acuto, d’attento e rispettoso, di preciso, di armonioso e di tenero nel carattere di una persona ce la fa spesso definire delicata. Si è volutamente scritta questo preambolo di carattere terminologico perché si possa meglio comprendere ciò che si vuol affermare e cioè il nucleo del prodotto di Etienne Braun, l’essenzialità della sua poetica, si basa nell’individuare dei contesti in cui si dà delicatezza in assenza di delizia.

Senza dubbio è abbastanza problematico considerare “deliziose” le foto di quest’artista. In molte immagini la penuria di delizia è anzi esibita e mostrata con una nitidezza quasi abbagliante. Ma proprio in queste immagini, che mettono in scena il turbamento e la sgradevolezza allo stato puro, è possibile poter notare alcuni indizi di una eccentrica delicatezza - forse celata sotto l’asprezza e l’eleganza del bianco e nero - tramite la lente distorta dell’ironia demistificante che si intravede nei soggetti “fashion” inquadrati in condizioni assurde.

 

 
 

  

 
 

 

Delicate le fotografie di Etienne Braun lo sono pur essendo imperlate di coartazione erotica, di brutalità, di sdegno: queste condizioni permettono di mettere alla prova la delicatezza, di accertarne la capacità di esistere e di manifestarsi nelle occasioni più casuali.

Può esserci grazia, eleganza, persino humour e tenerezza anche nell’immagine di una schiena appena sferzata, di una donna imprigionata in un abito di pelle dall’aspetto punitivo, di un capezzolo strizzato da un atipico strumento di precisione. In tutti questi contesti e in altri ben più palesemente brutali può esserci delicatezza se un artista del calibro di Etienne Braun si libera dell’abituale dialettica tra piacere e dolore, tra dignità e trivialità, tra prassi e prevaricazione in un’ottica complessiva e radicale, nel travalicare in questo caso un’immagine.

 

 
 

 

 
 

 

La maestria di Braun, come asserisce Roberto Borghi nell’introduzione alla mostra, sta nel saper ritrarre con “delicatezza” alcuni soggetti che di delicato non hanno assolutamente nulla. I corpi femminili imprigionati in corsetti o indumenti sadomaso perdono la loro carica erotica e si trasmutano in immagini surreali, quasi umoristiche.

L’artista, spiega Borghi, “si sbarazza della consueta dialettica tra piacere e dolore, tra decoro e volgarità, tra normalità e trasgressione. Etienne Braun non guarda solo all’oggetto come se fosse un corpo, ma guarda anche al corpo come se fosse un oggetto.”

 

 
 

 
 

 

Per l’artista il cosiddetto “feticcio” è un dispositivo per oltrepassare i confini conferiti dalle antinomie appena elencate. Grazie all’accentuazione, alla tensione esaltata di cui è investito l’oggetto, che viene strumentalizzato dall’artefice come se fosse un cardine con cui forzare la barriera dell’immaginazione, un codice di accesso all’ambito, quanto illimitato, del desiderio.

Nello svolgimento psicologico che va sotto il sostantivo “feticismo” il desiderio erotico si attiva, anche se solo grazie a circoscritti oggetti, materiali, abiti e parti del corpo che sintetizzano o ne sostituiscono il corpo nella sua totalità. Così quando il feticismo si fa stile - divenendo quindi “fetish” - gli utensili d’attivazione dell’erotismo sono resi formali, tipizzati, raccolti in una sorta di catalogo che comprende un certo tipo di biancheria.

 

 
 

 
 

 

Detto questo si potrebbe fare dei paragoni con altri artisti e fotografi? Certamente, iniziando da un genere di pittura fiamminga che ha preceduto il Surrealismo fino al geniale Helmut Newton.

Non bisogna inoltre dimenticare che Etienne Braun è fra i più affermati fotografi di scena, come possono dimostrare - nell’altra sezione della mostra - alcuni scatti dedicati a alcuni attori di fama: Al Pacino e Jeremy Irons - sul set de Il mercante di Venezia, girato nel 2004 con la regia di Michael Radford -, o di David Keith e Paris Hilton protagonisti di Bottoms Up - diretto nel 2006 da Erik Mac Arthur. Fra i vip da lui ritratti figurano tra l’altro Demi Moore, Martin Landau, Carole Bouquet, Gerard Depardieu, Catherine Deneuve, Monica Bellocci e Sophie Marceau.

 

 
 

 
 

 

Fotografo appassionato, sincero, ma allo stesso tempo melodrammatico, astratto, calcolatore e cerebrale Braun si avvicina molto sia per guato estetico sia per empatia al regista germanico Rainer Werner Fassbinder - agli albori della sua luminosa carriera cinematografica - che ha avuto modo di frequentare.

Difatti nelle sue immagini si può notare come il fotografo sia sì allusivo a certi fenomeni erotici, ma anche e soprattutto elusivo nell’immortalare il breve confine fra normalità e trasgressione e fra decoro e volgarità, in un percorso artistico che è assimilabile a quello di Fassbinder appunto.

 

 
 

 
 

 

Come ad esempio in alcune stranianti fotografie nelle quali Braun descrive ambienti opprimenti quanto tenebrosi, ed ancora nella medesima riflessione del regista sul ruolo del potere nei meccanismi erotici o quella peculiare fusione fra straniamento e coinvolgimento che caratterizzavano le pellicole cinematografiche degli anni Settanta.

Ma ciò che maggiormente equipara questi due artisti visivi è la medesima attitudine a sublimare il desiderio, a stimolare l’inventiva oltre i limiti imposti da una tediosa idea del pudore, a scorgere e mostrare che perfino nella “sopraffazione”, nella “esasperazione” e nella “fragilità” che accompagna ogni dinamica relazionale può sempre esserci qualche cosa di paradossalmente delicato.

   In occasione della mostra “Silvana Editoriale” presenta il volume “Fetish & Movie”, dedicato al percorso fotografico di Etienne Braun, con un testo di Roberto Borghi.

 

 
 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

Etienne Braun - “Movie & Fetish”
Direzione artistica di Mattia Sebastiano Giorgetti
Dal 24 novembre 2007 al 6 gennaio 2008

Milano

“Artepensiero - eventi culturali”
Via del Vecchio Politecnico, 5 
Orario: da lunedì a venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 18.30
Sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00

“Revel-scalo d’Isola”
Via Thaon de Revel, 3

Orario: da lunedì a domenica dalle ore 11.00 alle ore 22.30

 

 

Roberto Barzi su LiberaEva