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FOTOGRAFIA
 
     
 
 

Dal nostro inviato Roberto Barzi

VERNISSAGE

 
 
 
 
 
 
 
Brandt Botes
Interni osceni
L’artista sudafricano ha prodotto una galleria d’immagini porno “svuotate” dei protagonisti.
 
 
 
 

 
 

 

 E’ piuttosto problematico descrivere l’attività di Brandt Botes nel suo teatro di “Flickr Filthy Furnishing”. Si tratta di fotografia, questo è ovvio, ma soprattutto di mancanza. Le immagini che si vedono non sono state scattate da Botes, si è limitato a selezionarle dal web e a rifilarne via gli interpreti.

 

 
 

 
 

 

In salotto, per terra, fra cuscini, sul divano. Delle istantanee erotiche inconfondibili, ma impercettibili. O quasi, visto che gli amplessi sono stati “censurati” dalla mano dell’artista sudafricano Brandt Botes, alias Von Brandis.

 

 
 

 
 

 

“Una operazione creata completamente via Internet, come detto. Botes, che risiede a Cape Town, giocando sia sul soggetto ripreso sia sul tipo di arredamento “vintage” anni ‘70, oltremodo osceno, ha selezionato una serie di immagini pornografiche sulla rete, ne ha ritagliato i protagonisti, immettendo nel loro spazio libero delle sagome bianche, in posizioni molto indicative.

 

 
 

   

 
 

 

Ho creato la serie nel 2001 - spiega il sudafricano - ma non le ho mai usate.” Da qui la determinazione di renderle pubbliche su “Flickr”.

 

 
 

 
 

 

 L’idea di Botes era quella di evidenziare gli interni, le scenografie delle fotografie, “troppo fantastici per non condividerle.” L’artista “telematico” prosegue affermando: “La combinazione con la pornografia invisibile poi crea l’intrigo.” Il titolo della serie sintetizza assai bene il suo progetto: Interni osceni

 

 
 

 
 

 

Sono immagini ovviamente prese dall’universo porno, ma il procedimento di selezione è stato quello delle ambientazioni, quelle demenziali tappezzerie floreali degli anni ‘70 che qui strappate degli attori “ingombranti”, attraggono l’attenzione divenendo puro ornamento.

 

 
 

 
 

 

Botes ha realizzato la serie nel 2001 a scopo semplicemente amatoriale, e solo nel 2007 si è deciso a diffonderle in rete.

 

 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

Roberto Barzi su LiberaEva