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Dopo "Tutta la vita
davanti" di Virzì e "Riprendimi" di Anna Negri, un altro film
italiano che racconta le insoddisfazioni sentimentali tra gli under
40 messi a dura prova da una vita instabile e senza certezze.
Martina è un'assistente di volo a tempo pieno e studentessa a tempo
perso.
Durante un turno di
lavoro conosce Angelo, un ragazzo timido e introverso.
Uno scambio di
sguardi tra il passeggero e la hostess e un diario dimenticato
sembrano il preludio per una coinvolgente storia d’amore.
Martina tramite il
diario scopre che il ragazzo, come lei, vive in un piccolo paese
dell’Abruzzo, quindi decide di restituirglielo personalmente.
Attraverso la lettura
del diario, Martina si appropria della vita di Angelo e decide di
posticiparne la consegna per vivere ancora le emozioni che quelle
pagine le regalano.
Man mano che le immagini scorrono sullo schermo scopriamo che quell’incontro
sull’aereo non è casuale perché Martina e Angelo si conoscono da
tempo e si amano irrimediabilmente ma instabilmente.
L'amore che basta a
innamorarli non basta a legarli per sempre.
Il diario non è stato dimenticato, Angelo lo ha lasciato apposta
sull’aereo, perchè Martina lo leggesse.
Un rapporto che si
trascina tra alti e bassi, rotture e ricongiungimenti come se i
protagonisti fosse perennemente in uno stato di indecisione dove
vivono la loro sospensione e la loro volontà di fuga sempre alle
prese con l’obbligo di scegliere che li rimette irrimediabilmente in
discussione.
Stefano Chiantini, alla sua terza prova dietro la macchina da presa,
confeziona un film delicato, introspettivo che non cerca di fornirci
delle risposte ma solo di farci riflettere.
Uno spaccato di vita
quotidiana che rimane sospeso, senza arrivare ad una conclusione.
"Il film prende
spunto da sensazioni che ho vissuto. - spiega il regista abruzzese -
Non volevo mostrare una storia definita, lineare, ma far rimanere in
sospeso la vicenda dei due protagonisti, perché nella vita spesso le
cose rimangono indefinite".
"Dopo il set americano di "L'amore ai tempi del colera", dice
Giovanna Mezzogiorno, avevo voglia di fare un film piccolo, che
raccontasse la normalità, cosa peraltro molto difficile. Mi è
piaciuto soprattutto il fatto che la storia toccasse moti aspetti
della vita dei protagonisti ma che il regista non volesse imporre il
suo punto di vista".
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