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PALCOSCENICO
 
 
 
 
 
PALCO - CINEMA
 

Elizabeth

The Golden Age

La Regina che mise in scacco il Re

di SARA VIVIAN

 
 
 

 
 

 Sono passati 30 anni dall'incoronazione e dall'affermazione in Inghilterra della regina vergine, Elizabeth I e sono passati 9 anni dal primo film del regista pakistano Shekhar Kapur e interpretato sempre dalla bravissima Cate Blanchett.

Qualcosa è avvenuto all'interno di questa favolosa attrice nell'interpretare la grande regina Inglese; sono numerosissimi infatti i film dedicati agli anni d'oro dell'Inghilterra e della sua Regina, ma credo che poche attrici siano riuscite a farla rivivere come la bianca attrice Australiana.

Sebbene con gli anni Elisabetta non fosse magra così come invece è Cate Blanchette, nessuno può dubitare che quella che si vede sul grande schermo sia proprio la più famosa Regina Inglese.

E se nel primo film si vedeva come questa fanciulla diventasse ogni giorno sempre più fredda e sospettosa, in questo sequel si ritrova una donna già matura con le sue paure, i suoi dubbi, i suoi desideri di donna che si incontrano,si scontrano,si confondono e si distaccano dai suoi desideri di regina che si preoccupa e si prende cura del suo Paese.

 
 
 

 
 

L'Inghilterra, infatti, è minacciata dalla Spagna governata dal cattolicissimo Filippo che poco tollera le idee e la fede Protestante di Elisabetta e aborra il suo essere ancora senza marito.

Shakhar Kapur presenta il Re Filippo sotto una luce morbosa,come se fosse un uomo ossessionato dal pensiero della Regina,aspetto che viene sottolineato dalla presenza della figlia Isabella che gioca con una bambola dalle sembianze di Elisabetta, un tocco di voodoo in una Corte così religiosa.

In questo panorama ritroviamo Elizabeth che esamina sempre numerosi pretendenti che aspirano alla Sua mano,ma non è più una donna fragile e solitaria come nel primo, bensì è sempre circondata da quattro donne di compagnia tra cui spicca una giovane fanciulla che porta lo stesso nome della Sovrana.

La loro pace viene turbata quando a Corte si presenta l'inglese Raleigh, un avventuriero amante del mare e molto affine a quello che viene comunemente chiamato pirata,ma che attira in modo particolare l'attenzione di Elizabeth,al punto da farle dimenticare il suo ruolo e di trasformarla in una donna persino un po' capricciosa.

 
 
 

 
 

 

 

 

Ma la realtà la reclama bruscamente quando la cugina Maria Stuarda viene accusata di cospirazione contro Sua Maestà appoggiata dalla Spagna.

La congiura viene fermata in tempo,ma si rivela in realtà una trappola architettata dallo stesso Re Filippo per dichiarare guerra all'Inghilterra e iniziare la sua Guerra Santa avvalendosi della sua Invincibile Armada.

D'effetto la scena della Regina a cavallo prima della battaglia che incoraggia ed esorta i suoi soldati, in un'armatura e veli bianchi, che la fanno assomigliare a un angelo guerriero. E' il ritorno della grande Elisabetta che ha perso se stessa innamorandosi del giovane avventuriero che la rifiuta e sposa di nascosto la dama favorita.

Come hanno già osservato in molti,la vita della Regina Vergine di Inghilterra è stata portata sul grande schermo innumerevoli volte,venendo interpretata anche da altre grandi attrici quali Sarah Bernhardt e Bette Davis, ma ciò che rende particolarmente riusciti il lavoro del regista Pakistano e il suo sequel non è solo l'interpretazione fantastica della grande Cate Blanchette, che fluttua evanescente sulle scene, angelica e terrena,ma anche la scelta dei colori stessi del film.

Se il primo era caratterizzato da atmosfere più cupe e buie, qui ogni apparizione pubblica della Regina è un'emanazione di luce, mentre predomina di nuovo l'oscurità quando ella è sola, nel suo mondo di donna solitaria.

La musica accompagna gli eventi, senza mai prendere il sopravvento sulle scene e questo conferisce un'aria romanzesca al film.

Un sequel che ha poco da invidiare al primo film,un'attrice che si identifica sempre di più con questo grande personaggio storico esaltandolo e umanizzandolo, insomma presentando una grande Regina anche ai posteri.


di Sara Vivian

 
 
 

 

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