|




|
In questo microcosmo
colorato e pieno di sensualità, parlano di loro stesse e si
scambiano confidenze mostrando le contraddizioni di una società,
quella libanese, a metà fra tradizione e progresso.
Ognuna ha la sua storia, ognuna si rifugia in questo salone di
bellezza dove regna sovrano il profumo di caramello che dà il titolo
al film.
“Caramel” è una bella commedia realistica tutta al femminile. Le
scene si svolgono fra il salone, la strada fuori dell’attività
commerciale e la casa di due anziane signore. C'è
Layale, interpretata dalla stessa Nadine Labari, che è l’amante di
un uomo sposato e proprietaria del salone dove lavorano:
Nisrine, una giovane musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata
perché la prima notte di nozze suo marito scoprirà che lei ha già
perduto la verginità.
Rima che non riesce ad accettare di essere attratta dalla donne,
specie da una affezionata cliente dai lunghi e lucenti capelli neri.
Le
loro storie si intrecciano con quelle delle clienti, come Jamale,
cinquantenne ossessionata dalla cura del corpo e incapace di
accettare la sua età e la vicina di negozio, la sarta Rosa, che ha
sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi
della sorella maggiore.
Fra
un colpo di spazzola e il profumo dolce e avvolgente del caramello
(la ceretta depilatoria, fatta con acqua, zucchero e limone,
utilizzata dalle donne arabe), si parla di amore, sesso e maternità,
con la complicità e la sensibilità tipica dell’universo femminile.
Nadine Labaki ci
propone un affresco sulle donne, quasi un acquerello a tinte
delicate, mai volgari, che tratta però temi di scottante attualità:
la guerra, la convivenza tra cristiani e musulmani, il mischiarsi di
abitudini ed etnie differenti.
Un film dignitoso, “Caramel”, che mai scade nella retorica ma si
mantiene ad un livello di gradevole visione e mai pesante.
Naturalmente al di là del salone di bellezza si respira la giusta
tensione delle donne libanesi verso un riscatto sociale e la
condizione di disuguaglianza.
Dice la regista Nadine Labaki: “Nei Paesi Arabi l'accoglienza del
film è stata calorosissima. Io conosco la realtà di Beirut, dove
convivono cristiani e musulmani, persone di religioni diverse. Ho
cercato di mostrare, col massimo del rispetto, come è la vita reale,
senza nessuna pretesa di dare una lezione…”
Ed ancora: “Le donne libanesi come quelle di tutto il mondo hanno
paura di invecchiare. Per lo standard di bellezza che inseguono,
ricorrono pertanto alla chirurgia plastica.” (intervista tratta da filmup) |
|