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PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - CINEMA

 
HAIRSPRAY

Grasso è bello!

di SARA VIVIAN
 

Questo è il sottotitolo che accompagna la pubblicità del film interpretato da John Travolta.

Non penso di esser l’unica che quando vede il connubio Travolta-Musical ricorda film quali: “La febbre del sabato sera”,”Staying alive”, persino la scena di “Pulp Fiction” in cui il grande bambolone gangster balla con la dark lady Uma Thurman, ma, andiamo ancora più indietro nel tempo e ricordiamo il primo film a cui  davvero tutti pensiamo: “Grease”.

 
 
 

 
 

 

 

Ed infatti Hairspray ha molto di Grease. Se negli anni ’70 si voleva, da un lato dare voce al ruolo della giovane americana indipendente e dimostrare che queste future donne emancipate stavano già sbocciando negli anni ’50 e dall’altro lato, al contempo, si voleva esaltare il ruolo della brava ragazza,con il ruolo della giovane Sandy (Olivia Newton-John), ingenua e dolce che trasforma lo spregiudicato Danny Zucco (John Travolta) da bullo a ragazzo responsabile, pur trasformandosi anche lei, alla fine, da ragazza acqua e sapone in una bambolona sexy; così Hairspray vuole smitizzare questo mondo così televisivo e dei palcoscenici popolato da statuarie figure magre, forse fin troppo.

Anche in questo caso l’ambientazione è anteposta nel tempo: siamo tra gli anni ’50 e ’60 a Baltimora. Il film di Adam Shankman è un remake di un musical degli Ottanta che fino ad oggi ha avuto vita lungo nei teatri di Broadway, ma oggi il regista ha avuto modo di dar più voce agli aspetti di tipo sociale, come la segregazione dei neri in America, che fino a qualche anno fa era un tema ancora scottante.

 Nikki Blonsky (Tracy Turnblad) è una ragazzina un po’ svampita e pasticciona di taglia forte che sogna di partecipare ad un programma televisivo popolare tra i giovani in cui giovani ragazzi e ragazze ballano; ma al provino la perfida direttrice della stazione televisiva da cui trasmettono il programma (una cattivissima Michelle Pfeiffer) la deride assieme alla figlia, che è la stella dello show ed è fidanzata con il ballerino di punta, Link Larkin (interpretato dalla stella nascente dei musical, Zac Efron, si proprio lui,il protagonista di “High School Musical”) di cui Nikki è innamorata e che la nota a scuola, mentre la ragazza balla assieme ai suoi amici neri che ha conosciuto durante le ore di punizione.

Nikki riesce finalmente a entrare nello show,ma le sue idee liberali sul permettere anche ai neri di avere un loro spazio più ampio in televisione la portano in una serie di guai,ma con l’aiuto dei suoi amici e dei suoi vulcanici genitori riuscirà a realizzare tutti i suoi sogni.

La storia in sé potrebbe sembrare banale,del resto quasi tutti i musical non hanno trame troppo “forti” per esigenze di genere, tuttavia quello che emerge da questo musical è la positività dei suoi messaggi oltre che l’adrenalina scoppiettante in ogni scena varcata dalla giunonica John Travolta.

Giunonica?

 
 
 

 

  Si, esatto, l’aitante Re del Sabato sera si cambia d’abito e di stazza e diventa la moglie grassa di un allegro e magro Christopher Walken, che inizialmente cerca di bloccare i sogni della figlia per paura che il peso di lei la porti a subire sempre rifiuti da tutti e quindi a soffrire, ma quando la figlia si troverà prima sotto le luci dei riflettori sul palco e in seguito nei guai, sarà proprio la fortissima Edna (questo è il nome del personaggio) a darle la forza di realizzare tutti i suoi sogni d’amore, di giustizia e di passione per la danza.

Insomma un musical in cui i protagonisti sono i giovani che con i loro sogni e le loro speranze riescono a cambiare il mondo e che sono contrapposti ai genitori, troppo protettivi e a volte troppo succubi delle proprie paure e desideri che riversano poi sui figli.

Nella rappresentazione, tuttavia, i giovani hanno ancora molto da imparare dai grandi che si riconfermano tali in tutti i sensi, sorprende a tal proposito anche l’esibizione canora di Michelle Pfeiffer, che si contrappone per colori e dimensioni a Edna.

Quel che fa effetto, infatti, non è tanto vedere John Travolta nei panni di una signora (l’aveva fatto Dustin Hoffman in Tootsie e prima ancora gli indimenticabili Jack Lemmon e Tony Curtis in “Some like it hot”,per citarne due tra i più celebri) quanto vedere di nuovo John Travolta in un musical ambientato bene o male nello stesso periodo in cui era ambiento il film che l’ha reso più celebre.

Avviene indirettamente uno scontro generazionale mentale,tra uno snellissimo e altissimo John Travolta coi capelli pieni di brillantina a questa simpatica casalinga dalle forme decisamente abbondanti, ma che balla e si scatena ancora con lo stesso entusiasmo travolgente di un tempo. E chissà che in futuro quel che fu John Travolta per noi non lo sarà il giovane Zac Efron per le generazioni più giovani. In conclusione il musical convince e il messaggio passa: non basta esser belli, bisogna avere qualcosa dentro da comunicare o chi ha più talento emergerà smascherando chi invece ricopre dei ruoli non per meriti propri.

Una bella speranza e forse un augurio… del resto qui su Libera Eva, anche se non sono grasse, abbiamo tanti talenti a cui augurare di riuscire a realizzare i propri sogni.


di Sara Vivian

 
 
 

 

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