PALCO

LA STORIA DELLA CALZA

Anni cinquanta e sessanta

 


 

 

 

 

 

Gli Anni Cinquanta portano con sé una nuova rivoluzione che si espande subito negli Stati Uniti e in Europa, quella delle calze senza cucitura. Si arricchiscono di altre velature e nuovi colori, ma rimangono ancora appese ai reggicalze. Il nylon diventa di massa e meno costoso, quasi tutte le donne possono permettersi una confezione di calze nel guardarobaLa gonna è ancora sotto il ginocchio ma sufficiente per mostrare le nuove trame di calze più tentatrici.

I tessuti calano di prezzo, gli indumenti intimi sono alla portata di tutti, l'intimo diventa di massa. Si assiste al ritorno della lingerie cosiddetta "scomoda", bustini e guepiere in testa, ma questa volta è solo per intento seduttivo ed esibizionista. La calza diventa un’immagine feticcio, emblema di eccitamento sessuale connessa all'uso. La sua rappresentazione era estremamente stimolante specialmente nei film riproposti successivamente che fanno della calza l’immagine di quegli anni.

Da ricordare il 1956 il Baby-doll lanciato di moda dal film omonimo di Elia Kazan. Il 1959 quando l’americano Allen Grant, utilizzando il nylon, diede vita ad una versione moderna della calzamaglia già indossata nel medioevo e rinascimento italiano sia da donne che da uomini. Il termine collant di origine francese indicava appunto un capo d'abbigliamento femminile che copriva la regione del corpo compresa tra il basso addome e la punta dei piedi.

 

1960

Molte donne trovarono il collant molto più comodo delle calze. La moda stava cambiando e ciò portò ad un rapido declino delle calze che furono relegate ad un utilizzo puramente estetico e del reggicalze che prese una cattiva reputazione, diventando anche un segno di riconoscimento delle prostitute. Fino ad allora la sua funzione era stata essenzialmente pratica. In seguito fu indossato con un intento di seduzione o di erotismo, simbolo di femminilità. Alle donne che portavano il reggicalze era in genere riconosciuto un certo fascino e una certa eleganza, una ricercatezza quasi sofisticata. Accanto alla volontà di seduzione delle donne che lo indossavano, il reggicalze era l'oggetto di fantasie anche feticiste di molti uomini.

Riabilitati dagli esperti dello stile come emblema della svolta sexy della moda femminile, corsetto e guepiere tornano in tutte le varianti possibili. Lontani i tempi delle suffragette di fine ottocento ricordiamo Ieri, oggi e domani" il celebre film nel quale la sensuale Sofia Loren improvvisava uno spogliarello per Marcello Mastroianni, rimanendo in guepiere e reggicalze. Ieri, oggi e domani potrebbe essere anche il motto per questi due capi d'abbigliamento senza tempo, pezzi di storia della lingerie, trofei di seduzione e sex appeal, che ritornano alla ribalta, più attuali che mai.

Con gli anni Sessanta arriva la seconda rivoluzione nel mondo della calzetteria: è ancora una volta firmata DuPont. Il colosso americano lancia sul mercato il suo elastam Lycra con le sue eccezionali proprietà di allungamento, elasticità e recupero della forma. La calza diventa ancora più aderente e resistente. Inizialmente la fibra viene utilizzata nelle calze medicali favorendo la circolazione, ma quando nella prima metà del '65 Mary Quant, una giovanissima stilista inglese, lancia la minigonna, il collant si fa strada, portando con se una migliore praticità e nuove esigente come mascherare difetti, alzare i glutei e conferire un effetto "abbronzante". Il collant s'impone come nuovo argomento di moda, frutto dell'incontro fra la tecnologia della maglia su circolare con i nuovi filati di nylon sempre più velati. .

Per velatezza, s'intende generalmente la trasparenza apparente del collant, ossia l'aspetto che assume una volta sulla gamba. "Denaro" è il termine usato per esprimere lo spessore di un filato e rappresenta il peso in grammi di 9.000 metri di filo, filo di cui - in un collant standard - c'è qualcosa come un chilometro. Venendo sottoposto a tensione, il filo a mano a mano che si lavora si assottiglia, passando ad esempio da 10 a 5 denari. Sulle confezioni, accanto all'indicazione dei den si trovano anche i valori numerici in "decitex", vale a dire il peso - sempre in grammi - di 10.000 metri di filato. Più i denari o decitex sono bassi, più la calza e velata, ma anche maggiormente delicata.

8 den - Sono le "extra" velatissime. Hanno iniziato a diventare familiari con l'avvento delle calze estive: una denaratura cosi bassa permette infatti di realizzare prodotti leggerissimi.

10 den - Ecco le calze velatissime. Si tratta della denatura ideale per modelli eleganti, dedicati ad occasioni particolari.

15 den - Pur trattandosi di calze velate hanno comunque una maggiore resistenza rispetto alle precedenti. Possono dunque essere indossate tutti i giorni.

20 den - Quelle a cui danno vita sono calze relativamente velate, ma comunque non trasparenti. Nella gamma dei velati, pero, la loro resistenza è la massima.

30 den, 40 den - Si tratta di calze semicoprenti, che, seppure poco, lasciano ancora intravedere la pelle. La "via di mezzo", insomma, fra le velate e le coprenti.

50 den e oltre - Queste calze sono decisamente coprenti, dunque particolarmente spesse e, pertanto, con maggiori resistenza e durata. La moda le propone anche come complemento degli abiti da sera, magari indossate con sandali eleganti.

    

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