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Il Cinquecento
Anche nel periodo rinascimentale la prostituzione sopravvive tra la
proibizione e la tolleranza. Ad esempio Alfonso d'Aragona, re delle Due
Sicilie, legalizzò di fatto lo sfruttamento condendo ad un suo confidente
la "patente di roffiano". Era autorizzato, cioè, a tenere donne atte al
meretricio in uno stabile civile, perché potessero concedersi all'ospite
con pace e decoro. Il roffiano era autorizzato a tenere metà del prezzo
pattuito, l'altra spettava alla donna.
Nei primi anni del Cinquecento assistiamo parallelamente alla nascita di
una nuova figura, la Cortigiana, che, nella scala gerarchica a piramide,
si va a collocare nella parte più alta. Il fenomeno, da sempre relegato
nel postribolo, invade i palazzi della nobiltà e i salotti mondani più
esclusivi. Le puttane diventano di lusso e per la loro capacità di
intrattenere e di conversare grazie anche alla loro cultura acquisiscono
importanza e potere. Di pari passo il sesso da sfogo e materialità si
evolve inglobando la sfera della sensualità fino all’ora esclusa nel
rapporto commerciale.
Le relazioni sessuali si inseriscono in una più ampia rete sociale e
l’avvento delle amanti a corte rafforzano i legami tra persone influenti e
regnanti. In Italia gli esempio di due favorite milanesi, Lucia Marliani e
Cecilia Gallerani, evidenziano come il Ducato degli Sforza si sia
rafforzato grazie alle due signore, le quali giocando sulla bellezza e la
grazia, attizzarono i piaceri dei sensi ottenendo vantaggi in gioielli e
proprietà.

Venezia
Anche a Venezia la prostituzione mai considerata illegale era
sostanzialmente tollerata. Nella città lagunare si contavano al tempo
oltre diecimila “case da meretrici”. Le istituzioni cercavano di limitare
il fenomeno colpendo soprattutto i protettori e i mezzani e non le pute
costrette “a mendicar il viver suo” facendo commercio con il proprio
corpo. A Venezia i ruffiani erano obbligati a palesare il loro mestiere
indossando abiti gialli.
Le prostitute dovevano rientrare in casa alla sera dopo la terza campana
pena una multa e 10 frustate. 15 frustate era la pena per avvicinare
uomini nel periodo di Natale, della Pasqua e altri giorni sacri. Non
potevano frequentare le osterie e potevano girare per Venezia solo di
sabato.
Un altro editto emesso nel XVI secolo rivelava un ulteriore preoccupazione
e cioè quello che le prostitute riccamente abbigliate fossero scambiate
per dame dell’alta società. Ragion per cui venne proibito alle puttane di
strada di indossare oro, argento, seta e perle mentre le cortigiane di
alto rango, quelle definite Honeste, potevano indossare lunghe e pompose
gonne di raso.
Nella Venezia del Rinascimento si distinguevano due categorie di puttane:
quelle di basso rango che vivevano in casa malsane e che erano frequentate
dal popolino e quelle d'alto rango che, per la loro libertà, erano
invidiate dalle nobildonne, schiave di mille regole. I loro abiti erano
elegantissimi, famose erano le loro chiome biondo-rossastro, il famoso
rosso Tiziano.
La prostituzione inoltre serviva a distogliere gli uomini dalla sodomia,
pratica particolarmente diffusa nella Venezia del Cinquecento, per cui
nessuno mai si sarebbe sognato di combattere l’adescamento e quindi il
risveglio dei sensi maschili.
L'omosessualità era così diffusa nella Venezia del Cinquecento che il
patriarca Antonio Contarini, a fronte di una solenne supplica da parte
delle prostitute, alle prese con la carenza di clienti, decise di
condannare a morte i colpevoli di sodomia tramite l’impiccagione sulle due
colonne della piazzetta di S. Marco.
Secondo un censimento del 1509 si contavano 11.164 prostitute. La maggior
parte abitavano nel quartiere delle Carampane e l’attività di concentrava
tra Il Rio terà e il ponte delle Tette. Da sopra questo ponte le
cortigiane si affacciavano con i seni scoperti per allietare i passanti. A
volte si esibivano sopra i balconi, le famose “donne alla finestra” che in
cerca di clienti esibivano i loro davanzali fioriti e profumati.
Roma
A Roma, i palazzi della curia erano pieni di questo tipo di donne e la
Chiesa condannava duramente solo le “puttane libere” in quanto sfuggivano
al controllo e al pagamento delle imposte. Infatti le comuni prostitute
quando morivano non avevano diritto alla sepoltura cristiana e venivano
inumate ai piedi del Muro Torto dove esisteva un cimitero sconsacrato che
accoglieva tutti coloro che lasciavano questo mondo senza la benedizione
della Chiesa.
Tuttavia queste povere donne venivano perdonate ed evitavano la vergogna
di una simile sepoltura se ad un certo punto della loro vita peccaminosa,
si pentivano o addirittura si facevano monache. Quindi le puttane in
grazia di Dio avevano la possibilità di ritirarsi in un monastero in Via
delle Convertite e dedicato a Santa Maria Maddalena, la più celebre
prostituta “convertita” della storia.
La Chiesa anche in questa circostanza adocchiò il business e con
l’ordinanza di Papa Clemente VIII si impose che tutti i beni di queste
donne fossero devoluti al monastero che faceva da tramite verso le casse
del Vaticano. In questi beni erano ricompresi anche le proprietà di quelle
signore, la cui vita di piacere era stata scoperta solo dopo la morte. Le
prostitute che invece facevano in tempo a redigere testamento erano
obbligate a lasciare alle Convertite un quinto dei loro beni.
Roma poteva così continuare ad ornarsi di palazzi, chiese, fontane...
Splendidi monumenti eretti grazie alla generosità di nobili e papi, ma
finanziati dal “mestiere più antico del mondo”...
Con la crisi del Rinascimento assistiamo ad un rapido decadimento del
fenomeno dovuto in gran parte al disprezzo esercitato dall’opinione
pubblica motivato sia dall’aumento dei casi di sifilide e malattie
infettive a contatto sessuale sia che i luoghi dove si esercitava tale
attività divenivano sempre più ricettacoli di risse ed omicidi in forte
aumento.
Da considerare che tale ostracismo e l’intervento dell'autorità e del
clero diede una forte impennata ai prezzi e quindi relegando il fenomeno
ad una attività di nicchia.
Siamo nel periodo della controriforma, quando furono chiusi i bordelli
municipali e le ètuves e la Chiesa diede inizio alla "ghettizzazione"
delle prostitute identificandole con segni distintivi come poteva essere
per esempio il fiocco rosso.

FONTI
http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=18390
http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/10/20/dalla-serenissima-a-milano-il-rinascimento-delle-%E2%80%9Cescort%E2%80%9D/
http://www.venezia.net/venezia/curiosita-storia/cortigiane.html
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