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PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - MODELLE

 

Victorine Meurent

Mademoiselle V.

Victorine seduta in uno dei tanti bistrot di Montmartre con i suoi dipinti sotto il braccio che nessuno più compra.
Era bella Victorine, mitomane e dissoluta. Tra un bicchiere e l’altro non le rimaneva che vendere se stessa. Beveva pesante Victorine, beveva al nuovo secolo alle porte e al vecchio che l’aveva vista nascere poco prima della metà a Hauts -de-Seine, da un padre artigiano.
 
 
 

 
 
 

Vedendola ora, chi può immaginare che a sedici anni era già la modella preferita di Manet, il grande maestro. E’ lei Olympia, lei La bagnante in Colazione sull’erba.  Ma Victorine aveva i colori nel sangue, imparò a disegnare e poi a dipingere e divenne lei stessa una pittrice.
Riuscì anche ad esporre al Salon, purtroppo i suoi quadri sono andati persi, abbandonati in chissà quale stanza d’albergo, sopra quale letto dove il suo corpo era sicuramente più apprezzato.

 
 
 

 

 

 
 
 

Uno soltanto è rimasto indenne a questa autodistruzione, è in bella mostra nel museo di Hauts -de-Seine, suo comune di nascita. Correva l’anno 1860 quando iniziò a posare per il pittore Thomas Couture.
In quell’atelier incontrò per la prima volta il giovane Édouard Manet.
Scattò subito la scintilla, lei era ambiziosa e lui, vedendola, rimase colpito dalla sua bellezza ingenua e allo stesso tempo insolente. Diventò subito la sua modella preferita.

Nella Colazione sull’erba Victorine allora sedicenne è in primo piano, nuda e comodamente adagiata su un panno azzurro mentre guarda il pittore, ma è sempre lei la donna sullo sfondo intenta a bagnarsi nel fiume.
Il quadro venne esposto al Salon des Refusés nel 1863, dopo essere stato rifiutato dal Salon ufficiale, provocando uno scandalo.

 
     
 
 

 
 
 

Numerosi critici considerarono l'opera volgare, trattandosi di nudi femminili in libertà, in compagnia di giovanotti borghesi e vestiti elegantemente in abiti moderni.
Il pubblico, dal quale Manet si attendeva, forse ingenuamente, la piena approvazione, schernì e derise apertamente l’indecenza del quadro.
Ma Victorine sorrideva, da anonima modella di provincia divenne subito famosa e mai si sarebbe fatta sfuggire una seconda occasione di posare per il maestro in un’altra opera anticonformista e scandalosa.

 
 
 

 

 
 
 

Olympia passò a pieni voti il giudizio degli organizzatori e fu accettata al Salon ufficiale, ma anche Olympia destò grande scandalo più che per le nudità ritratte, per il soggetto rappresentato.
In quel periodo Parigi pullulava di quadri a soggetto erotico, ma Olympia era diversa, non era né una Venere, né una ninfa. Era troppo reale e contemporanea, ed al tempo il nudo era consentito solo in ambienti mitologici e comunque lontano nel tempo.

In Olympia Victorine era solo una comune prostituta figlia del tempo. Nella posa di una Venere classica si mostra senza alcuna vergogna tenendo il suo sguardo insolente sullo spettatore. Il corpo candido tutt’altro che mitologico era messo in risalto dal fondo scuro e dalla serva di colore che tiene in mano un mazzo di fiori, evidente regalo di qualche cliente.

 
     
 
 

 

 
 
 

Fu violentemente contestata dai visitatori del Salon e gli organizzatori della mostra collocarono l’opera il più alto possibile fuori dalla portata di malintenzionati che avevano minacciato di distruggerla.

Manet venne colto da una profonda crisi depressiva ma ben presto si riprese e la risposta a chi lo accusava di dipingere solo nudi provocanti della sua giovane modella fu la La Femme au perroquet (1866).

Victorine appariva completamente vestita con un piccolo mazzo di viole. Comunque anche nel “La Chanteuse de rue” Victorine era vestita da capo a piedi ritratta come una modesta cantante che esce da un cabaret. Dieci anni dopo dalla grande epoca degli scandali e sicuramente per rendere omaggio alla loro lunga relazione d’arte e d’amore Édouard e Victorine realizzarono “Le Chemin de fer”, dove la maliziosa ragazza di Olympia si era trasformata in una signora rispettabile davanti alla gare Saint-Lazere.

 
 
 

 

 

 
 
 

Ma Victorine non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di prostituta. Per tutta Parigi ormai è la cortigiana, la ragazza di strada dal carattere dissoluto e spensierato. Per alcuni anni scomparve dalla scena mondana impegnandosi ancor più nello studio del disegno e della tecnica.


Nel 1870 partì per l’America in cerca di fortuna e soprattutto con la speranza di vendere i suoi quadri.
La ritroviamo di nuovo a Parigi nel 1876, un suo autoritratto venne selezionato per l’esposizione annuale del Salone. I pettegolezzi sulla sua moralità ormai erano sulla bocca di tutti, tanto che l’anno successivo le sue opere vennero rifiutate.

 

 
 
 

 

 
 

 

 Tempi duri per Victorine!
Nel 1883, alla morte del grande maestro, scrisse addirittura una lunga lettera alla vedova di Manet. Era affamata di soldi. Affermava che non aveva mai preso un soldo per le sue pose e soprattutto le ricordava l’impegno di suo marito a riconoscerle una percentuale in caso di vendita delle opere dove lei era ritratta. Madame Manet non sapeva nulla di questa promessa e rifiutò.

Eccola lì Victorine seduta in quel bistrot a Montmartre agli albori del nuovo secolo.
Ma quel rosso in lontananza era solo la fine del vecchio. Beveva Victorine! Ancora con le sue illustrazioni sotto il braccio che non era riuscita a vendere. Dicono che in quel periodo fosse molto amica di Marie Pellegrin, più che amica, più che intima.
Continuò a proporre i suoi lavori ai clienti dei caffè ed affondò inesorabilmente nella prostituzione.

 

 
 
 
 
 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

http://www.romagna.net/arsfactory/sapiens/manet.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Colazione_sull'erba_(Manet)
http://www.artsblog.it/post/212/il-capolavoro-della-settimana-edouard-manet-olympia
"http://fr.wikipedia.org/wiki/Victorine_Meurent"