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Ci sono momenti in cui
il sacro senso della mia appartenenza alla specie umana vacilla.
Mi sento molto più simile a un tulipano,

a una farfalla, a una
tegola, anzi, se potessi, in loro
mi trasformerei, forse, almeno per un attimo, non mi sentirei così
schiacciata dall’ignoranza e dall’ignavia che in quella specie invece
impera.
Ma dato che noi proiettiamo all’esterno ciò che dentro fa fatica a
mutare, trattengo l’insano desiderio di soccombere e ancor di più
quello di uccidere e tento ancora un passo, umilmente migliore, se
possibile, del mio simile che, ancora una volta, ha eluso la sua e la
nostra Coscienza.
Ancora senza renderci conto che l’anoressia e l’infinità delle sue
ramificazioni, siliconate e non, sono iniziate con la modificazione,
per fortuna non genetica, del bel bambolotto cicciotto e
paffutellamente roseo che cullavamo tra le nostre braccine,
altrettanto ben nutrite non ancora da omogeneizzati e Nutella,

ma da olio di fegato di
merluzzo, pane burro e zucchero e accudimento amorevole di chiunque ci
abitasse accanto, e con la nuova nascita della destabilizzante
Barbie

che, incredibile, ma
non poi così tanto, si è ora anche concretizzata -anche lei non a caso
in tempo di marketing natalizio- in quella specie di replicante
delirante in forma umana che è la Paris Hilton de : “meglio
cambiare, no?!”.

Ma non ci bastava, ora
le stolide faccine di Barbie e Ken, il giusto replicante diciamo
dell’altro genere che non posso certo definire maschile, tutto da
ridefinire e non certo rinato in Ken, le abbiamo ficcate nel presepe
allestito a Montecitorio, che, nella generale , zuccherosa ,
finta commozione natalizia, guardandosi negli occhi si appellano,
oltre che a San Giuseppe, al bue e all’asinello, cui si recano
evidentemente a rendere omaggio, al presidente Zapatero.

Come saggiamente scrive, piuttosto incaz…e con tutte le ragioni ,
l’amato Magris, “se fossi omosessuale querelerei i due patetici
epigoni di De Amicis, perché hanno, spero involontariamente (purtroppo
si, dico io Patrizia, ma proprio per questo doppio è il mio dolore e
la mia indignazione) ridicolizzato l’omossessualità.
“Il “Natale sulla
terra”, come diceva Rimbaud e come scrive Magris,”è un Presepe
dove non si va in coppia, ma si va da soli e contemporaneamente
insieme agli altri –pastori, magi che vengono da molto lontano, nostri
fratelli e sorelle, legati da un vincolo che non è quello sancito da
un sacerdote, né da un funzionario comunale e nemmeno quello
dell’affetto e della passione che spingono una persona nelle braccia
dell’altro, per un giorno o per sempre.

La gente che accorre a dare il benvenuto a quel neonato - gente a cui
nessuno chiede di dichiarare la propria identità sessuale né il
proprio stato civile e nemmeno la propria fede politica o religiosa- è
legato da un senso improvvisamente forte della fraternità e della
comune sorte umana che la unisce.
Del resto quel neonato, diventato adulto, respingerà bruscamente i
legami di sangue, dicendo a un gruppo di famigliari che i suoi veri
fratelli sono quelli che condividono la sua vita e chiedendo, persino
a sua madre, cosa ci sia fra loro due.”
Non ancora contenti delle infinite trasformazioni contro l’umanità che
stiamo perpetrando, ignari dell’unica che ci farebbe almeno
incamminati verso l’uomo, viviamo tutto come se fosse una giornata in
parlamento o uno sterile nuovo concilio, ci muoviamo come palline di
gomma, ugualmente salterellando incoscienti, sull’immenso sagrato
delle decrepite cattedrali come sulle stagnanti isole dei famosi (di
che poi?), assolutamente indifferenti alla telecamera che, conficcata
nella mente e nel cuore, ci fa protagonisti assoluti di un desolante e
depersonalizzante Truman show, politico e religioso che
sia.

E siamo riusciti a trasformare anche il Presepe in agenzia
matrimoniale.
Solo che non sappiamo nemmeno più, dato che non esistono più figure
sacre quali i sindaci e i sacerdoti erano, non solo che cos’è il vero
matrimonio, ma chi siamo e cosa vogliamo, perché la stella, che con la
sua nuova luce guidava tutta la gente verso quel neonato venuto a
salvare il mondo e la vita, si vergogna a farsi oggi vedere da queste
parti.
“Perché quella nascita nega l’ordine famigliare e quello sociale e
religioso quale oggi è diventato. La donna che lo allatta ha accettato
una maternità sconcertante e scandalosa, pronta – prima di conoscere
la generosità e il coraggio del suo uomo- a subirne le infamanti
conseguenze, a subire da ragazza madre il feroce ostracismo
dell’ordine patriarcal-famigliare.
L’uomo accanto a lei è una forte personalità virile, che per amore, ha
saputo sfidare quel ridicolo di cui i bravi padri di famiglia,
e non solo quelli, hanno così spesso paura.”

Ecco il femminile e il maschile che dovrebbero nascere in noi.
Responsabili, di ogni loro atto, sino alle ultime conseguenze.
E senza chiedere aiuto a istituzioni e chiese, a sindaci e prevosti,
ma in nome dell’Amore tentare d’essere semplicemente ed integralmente
uomini, femmine e maschi, generi della stessa specie, quella a cui la
stella si vergogna oggi a dare luce.
Nella mia consapevole solitudine umana cerco da sempre di formare la
mia vera famiglia, amori e amici e compagni di percorso che fanno
parte della mia vita non certo meno di chi mi è legato per vincolo di
sangue o acquisito per legge, né tantomeno per dogma di stantia
credenza.
Ma quante amare delusioni, per questo mio appassionato e impulsivo
cuore.

Ma, per Dio, vivo, proprio perchè dolorosamente umano.
Ma permettetemi di dire, almeno per oggi, che ultimamente mi sento
davvero troppo spesso tanto sola e, anche se, e per fortuna, la mia
indole è portata alla speranza, qualche volta mi assale il terribile
dubbio che anche la speranza sia un’inutile panacea alla paura di
vedere d’essere stata ed essere davvero sola davanti ad un mondo fatto
d’esseri indifferenti, insensibili, stupidi e ciechi.
Ma poi mi riprendo, guardo negli occhi il mio vecchio orsacchiotto
rappezzato e spelacchiato che niente e nessuno potrà mai rimpiazzare,
e mi rimetto in cammino, perché la luce di quella stella è dentro di
me ed è lì che imparo ogni giorno ad inginocchiarmi di fronte
all’Invisibile che, almeno lui, ha bisogno di me, per come sono, per
la donna ogni giorno oso diventare.
Patrizia Gioia
www.spaziostudio.net
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