Racconti di LiberaEva  Fotografia  Modelle   Racconti di Autore  Palco  Pittura  Interviste Impossibili  Contatti  Vetrina  Home

Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

Palco   Libri   Blog   Calendari   Eventi   Aforismi   LifeStyle   Video
PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - ARTICOLI

 
Patrizia Gioia

Barbie e Ken …e come sparare sul presepe

 

Con questo articolo Patrizia Gioia  inizia una preziosa collaborazione con LiberaEva. Ne siamo onorati e le diamo una calorosa stretta di mano di "Benvenuta tra noi!"

Patrizia Gioia è nata a Milano, dove vive e lavora da anni come creative-designer di immagine, prodotti e mock-up per aziende ed agenzie operanti nel mercato mondiale. Le sue immagini sono diventate parte dell’immaginario collettivo

 
 
 
 

 

Ci sono momenti in cui il sacro senso della mia appartenenza alla specie umana vacilla.
Mi sento molto più simile a un tulipano,

a una farfalla, a una tegola, anzi, se potessi, in loro
mi trasformerei, forse, almeno per un attimo, non mi sentirei così schiacciata dall’ignoranza e dall’ignavia che in quella specie invece impera.

Ma dato che noi proiettiamo all’esterno ciò che dentro fa fatica a mutare, trattengo l’insano desiderio di soccombere e ancor di più quello di uccidere e tento ancora un passo, umilmente migliore, se possibile, del mio simile che, ancora una volta, ha eluso la sua e la nostra Coscienza.

Ancora senza renderci conto che l’anoressia e l’infinità delle sue ramificazioni, siliconate e non, sono iniziate con la modificazione, per fortuna non genetica, del bel bambolotto cicciotto e paffutellamente roseo che cullavamo tra le nostre braccine, altrettanto ben nutrite non ancora da omogeneizzati e Nutella,

ma da olio di fegato di merluzzo, pane burro e zucchero e accudimento amorevole di chiunque ci abitasse accanto, e con la nuova nascita della destabilizzante Barbie

che, incredibile, ma non poi così tanto, si è ora anche concretizzata -anche lei non a caso in tempo di marketing natalizio- in quella specie di replicante delirante in forma umana che è la Paris Hilton de : “meglio cambiare, no?!”.

Ma non ci bastava, ora le stolide faccine di Barbie e Ken, il giusto replicante diciamo dell’altro genere che non posso certo definire maschile, tutto da ridefinire e non certo rinato in Ken, le abbiamo ficcate nel presepe allestito a Montecitorio, che, nella generale , zuccherosa , finta commozione natalizia, guardandosi negli occhi si appellano, oltre che a San Giuseppe, al bue e all’asinello, cui si recano evidentemente a rendere omaggio, al presidente Zapatero.


Come saggiamente scrive, piuttosto incaz…e con tutte le ragioni , l’amato Magris, “se fossi omosessuale querelerei i due patetici epigoni di De Amicis, perché hanno, spero involontariamente (purtroppo si, dico io Patrizia, ma proprio per questo doppio è il mio dolore e la mia indignazione) ridicolizzato l’omossessualità.

“Il “Natale sulla terra”, come diceva Rimbaud e come scrive Magris,”è un Presepe dove non si va in coppia, ma si va da soli e contemporaneamente insieme agli altri –pastori, magi che vengono da molto lontano, nostri fratelli e sorelle, legati da un vincolo che non è quello sancito da un sacerdote, né da un funzionario comunale e nemmeno quello dell’affetto e della passione che spingono una persona nelle braccia dell’altro, per un giorno o per sempre.


La gente che accorre a dare il benvenuto a quel neonato - gente a cui nessuno chiede di dichiarare la propria identità sessuale né il proprio stato civile e nemmeno la propria fede politica o religiosa- è legato da un senso improvvisamente forte della fraternità e della comune sorte umana che la unisce.
Del resto quel neonato, diventato adulto, respingerà bruscamente i legami di sangue, dicendo a un gruppo di famigliari che i suoi veri fratelli sono quelli che condividono la sua vita e chiedendo, persino a sua madre, cosa ci sia fra loro due.”

Non ancora contenti delle infinite trasformazioni contro l’umanità che stiamo perpetrando, ignari dell’unica che ci farebbe almeno incamminati verso l’uomo, viviamo tutto come se fosse una giornata in parlamento o uno sterile nuovo concilio, ci muoviamo come palline di gomma, ugualmente salterellando incoscienti, sull’immenso sagrato delle decrepite cattedrali come sulle stagnanti isole dei famosi (di che poi?), assolutamente indifferenti alla telecamera che, conficcata nella mente e nel cuore, ci fa protagonisti assoluti di un desolante e depersonalizzante Truman show,  politico e religioso che sia.



E siamo riusciti a trasformare anche il Presepe in agenzia matrimoniale.
Solo che non sappiamo nemmeno più, dato che non esistono più figure sacre quali i sindaci e i sacerdoti erano, non solo che cos’è il vero matrimonio, ma chi siamo e cosa vogliamo, perché la stella, che con la sua nuova luce guidava tutta la gente verso quel neonato venuto a salvare il mondo e la vita, si vergogna a farsi oggi vedere da queste parti.

“Perché quella nascita nega l’ordine famigliare e quello sociale e religioso quale oggi è diventato. La donna che lo allatta ha accettato una maternità sconcertante e scandalosa, pronta – prima di conoscere la generosità e il coraggio del suo uomo- a subirne le infamanti conseguenze, a subire da ragazza madre il feroce ostracismo dell’ordine patriarcal-famigliare.
L’uomo accanto a lei è una forte personalità virile, che per amore, ha saputo sfidare quel ridicolo di cui i bravi padri di famiglia, e non solo quelli, hanno così spesso paura.”



Ecco il femminile e il maschile che dovrebbero nascere in noi.
Responsabili, di ogni loro atto, sino alle ultime conseguenze.
E senza chiedere aiuto a istituzioni e chiese, a sindaci e prevosti, ma in nome dell’Amore tentare d’essere semplicemente ed integralmente uomini, femmine e maschi, generi della stessa specie, quella a cui la stella si vergogna oggi a dare luce.

Nella mia consapevole solitudine umana cerco da sempre di formare la mia vera famiglia, amori e amici e compagni di percorso che fanno parte della mia vita non certo meno di chi mi è legato per vincolo di sangue o acquisito per legge, né tantomeno per dogma di stantia credenza.
Ma quante amare delusioni, per questo mio appassionato e impulsivo cuore.


Ma, per Dio, vivo, proprio perchè dolorosamente umano.
Ma permettetemi di dire, almeno per oggi, che ultimamente mi sento davvero troppo spesso tanto sola e, anche se, e per fortuna, la mia indole è portata alla speranza, qualche volta mi assale il terribile dubbio che anche la speranza sia un’inutile panacea alla paura di vedere d’essere stata ed essere davvero sola davanti ad un mondo fatto d’esseri indifferenti, insensibili, stupidi e ciechi.

Ma poi mi riprendo, guardo negli occhi il mio vecchio orsacchiotto rappezzato e spelacchiato che niente e nessuno potrà mai rimpiazzare, e mi rimetto in cammino, perché la luce di quella stella è dentro di me ed è lì che imparo ogni giorno ad inginocchiarmi di fronte all’Invisibile che, almeno lui, ha bisogno di me, per come sono, per la donna ogni giorno oso diventare.
 

Patrizia Gioia

www.spaziostudio.net

 
 
 
 

Gli Articoli di Patrizia Gioia su Liberaeva 


Tutte le foto sono di proprietà dei rispettivi autori o di chi ne detiene i diritti. Qualora si ritenesse improprio l'uso, lo comunichi a liberaeva@libero.it e l'immagine in questione verrà ritirata immediatamente. (If any pictures are copyright protected, they will be deleted from our site upon notification. )