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1.
Matteo, quando ti sei accorto che ciò che volevi fare nella vita era
raccontare storie?
Quando avevo sedici anni ho cominciato a scrivere per rabbia:
annotavo su alcuni quadernetti quello che mi passava per la testa,
lo scorno con i miei genitori, le ragazze, i primi momenti di
passaggio dell'adolescenza. Ero un ragazzino grassoccio, goffo, e
diciamo che non stavo passando un bel periodo. Annotando annotando,
però, mi sono reso conto che tutti quegli "IO" fra le mie righe non
m'interessavano più. "IO" mi annoiava. Fu quasi automatico pensare
che se stavo scrivendo era perché stavo elaborando delle cose, e
forse scriverle era anche un modo per comunicarle agli altri. Ero
tanto diverso dagli altri, poi? Che ne sapevo... Così cominciai a
scrivere anche per gli altri, vestendo i personaggi dei miei
racconti con i miei problemi e la mia rabbia. Poi la rabbia è
passata, è cambiata, avevo trovato un modo di uscire fuori, e
d'imparare qualcosa da me e dagli altri.
2.
C'è una ragione particolare che ti fa prediligere il genere noir?
Beh, uno scrittore racconta
inevitabilmente ciò che conosce... in una società come la nostra,
anche se si vuole scrivere narrativa "di genere", d'intrattenimento,
non si può ignorare il lato oscuro, l'ombra. Credo che viviamo in
tempi in cui sarà difficile resistere al male, per farlo, dobbiamo
capirlo, accettare la nostra natura più profonda e quando possibile
riuscire a domarla. Scrivere noir mi piace per questo. Non credo che
scriverò solo noir nella mia vita, magari un giorno non "ce ne sarà
più bisogno" oppure saremo in troppi e mi darò al romanzo "bianco"
(perché no?). Nella vita si cambia un sacco.
3.
Ami la lettura?
Come dico sempre ai corsi di scrittura, non esiste un buon scrittore
che non sia anche un buon lettore. Tante volte alcuni miei studenti
si presentano con l'idea di pubblicare quel che hanno in testa, ma
non riescono a tirarlo fuori. Leggere è una straordinaria avventura,
e in più ti da gli strumenti per scrivere... imparare da chi viene
prima è fondamentale. E poi, hai mai visto un cuoco che non ama la
buona cucina? Mi sembra autolesionismo...
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