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PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - LIBRI

INTERVISTA DI FRANCESCA PANZACCHI
Matteo Bortolotti

Dove cade l'ombra

"Abbiamo bisogno di sapere dove cade l'ombra per capire da che parte arriva la luce..."

 
 
 

 

 
 

 

1. Matteo, quando ti sei accorto che ciò che volevi fare nella vita era raccontare storie?
Quando avevo sedici anni ho cominciato a scrivere per rabbia: annotavo su alcuni quadernetti quello che mi passava per la testa, lo scorno con i miei genitori, le ragazze, i primi momenti di passaggio dell'adolescenza. Ero un ragazzino grassoccio, goffo, e diciamo che non stavo passando un bel periodo. Annotando annotando, però, mi sono reso conto che tutti quegli "IO" fra le mie righe non m'interessavano più. "IO" mi annoiava. Fu quasi automatico pensare che se stavo scrivendo era perché stavo elaborando delle cose, e forse scriverle era anche un modo per comunicarle agli altri. Ero tanto diverso dagli altri, poi? Che ne sapevo... Così cominciai a scrivere anche per gli altri, vestendo i personaggi dei miei racconti con i miei problemi e la mia rabbia. Poi la rabbia è passata, è cambiata, avevo trovato un modo di uscire fuori, e d'imparare qualcosa da me e dagli altri.

2. C'è una ragione particolare che ti fa prediligere il genere noir?
Beh, uno scrittore racconta inevitabilmente ciò che conosce... in una società come la nostra, anche se si vuole scrivere narrativa "di genere", d'intrattenimento, non si può ignorare il lato oscuro, l'ombra. Credo che viviamo in tempi in cui sarà difficile resistere al male, per farlo, dobbiamo capirlo, accettare la nostra natura più profonda e quando possibile riuscire a domarla. Scrivere noir mi piace per questo. Non credo che scriverò solo noir nella mia vita, magari un giorno non "ce ne sarà più bisogno" oppure saremo in troppi e mi darò al romanzo "bianco" (perché no?). Nella vita si cambia un sacco.

3. Ami la lettura?
Come dico sempre ai corsi di scrittura, non esiste un buon scrittore che non sia anche un buon lettore. Tante volte alcuni miei studenti si presentano con l'idea di pubblicare quel che hanno in testa, ma non riescono a tirarlo fuori. Leggere è una straordinaria avventura, e in più ti da gli strumenti per scrivere... imparare da chi viene prima è fondamentale. E poi, hai mai visto un cuoco che non ama la buona cucina? Mi sembra autolesionismo...

 

 

 
 

 
 

 

4. Quali autori hanno contribuito alla tua formazione?
Tanti, tantissimi. Dante, Calvino, Hemingway, Carver... Chandler e Hammett, Borges su tutti... e poi amici come Loriano Macchiavelli, Giampiero Rigosi, Andrea Cotti e Carlo Lucarelli che mi sono stati affianco e che mi hanno sempre incoraggiato. Il loro affetto e la loro fiducia mi hanno formato più di mille libri...


5. Che genere di musica ascolti?
Soprattutto pentatonica. Blues e poi acid jazz, funk, bebop... sono innamorato di Mingus... mi piace la musica che viene dalla pancia, che ha radici antiche e mi racconta dei misteri dell'uomo. Ultimamente sto riascoltando Jamiroquai, ballare un po' non fa male a chi sta per ore alla scrivania.

6. Suoni qualche strumento?
Chitarra, sono un autodidatta. Ho scoperto la musica quando ho scoperto la scrittura, e una ha alimentato l'altra da sempre. Un giorno ho sentito Hendrix e mi sono detto: ehi, questo bastardo mi fa stare bene e male allo stesso tempo. Mi sento così... vivo. Devo riuscirci anche io, è una sensazione che voglio condividere con gli altri... Sono anche un grande appassionato del blues downhome, quello dei primi anni del secolo scorso.

 

 
 

 
 

 

7. Come sei approdato alla sceneggiatura?
La sceneggiatura è stato un passaggio naturale nel mio rapporto con le storie. Da quando ho cominciato a scrivere ne ho approfondito gli strumenti. Il cinema è un bellissimo modo (molto faticoso) di creare storie in gruppo, facendo lavoro di squadra. Le fasi di lavorazione sono lunghe e complicate, ma vedere nascere un film è una sensazione straordinaria. E' stato Giampiero Rigosi il primo a permettermi di seguirlo in questo percorso, ho cominciato con lui.

8. Recentemente hai lavorato alla serie televisiva "L'ISPETTORE COLIANDRO", come giudichi questa esperienza?
Lavorare coi Manetti Bros. e con Lucarelli è stato molto divertente, ma non semplice... perché il "compito" che ci siamo dati è quello di fare un serie televisiva nuova, che si discosti da tutto ciò che c'era prima. In Italia c'è bisogno di un forte rinnovamento, e che ci piaccia o meno la comunicazione e l'entertainment sono dei veicoli... se non modernizziamo le storie che ci raccontiamo, allora saremo sempre un paese di vecchi. E poi tutta la troupe, la produzione di NAUTA FILM, il cast... per quello che ho potuto constatare sono persone ottime.

 

 
 

 

 
 

 

9. Chi è il protagonista del tuo libro "QUESTO E' IL MIO SANGUE"?
Walter Maggiorani è un prete che si è fatto tre anni di galera. Ha ucciso un uomo, ha preso la legittima difesa, ma questo non lo salva dalla condanna divina. E' un assassino. Deve fare i conti con l'alcol, con un mondo che non ha mai accettato, e con il Cardinale che lo tiene in custodia durante la sua sospensione. Un Cardinale senza nome che gli chiede di fare indagini "particolari" per conto della sua "particolare" congregazione. L'unica cosa che a Walter riesce bene, forse, è quella di essere un buon amico. Quando un giovane protettore albanese, suo vecchio compagno di cella, gli chiede aiuto, lui non si tira indietro... E' un romanzo sulla violenza, sui territori di confine, sulla periferia di tutto, anche dell'anima.


10. Il romanzo avrà un seguito?
Il primo romanzo è andato bene, ma anche se l'avesse letto solo mia nonna - che fra l'altro non l'ha letto - in Walter e i suoi compari ho trovato personaggi che incarnano un certo tipo di scrittura. Vorrei crescere anche con loro. Sto scrivendo proprio in questi mesi un nuovo romanzo che ha gli stessi protagonisti del primo. Una nuova avventura, un po' più complessa. Ma ho in mente anche altri progetti...

11. Ti piace ambientare le tue storie a Bologna?
Mi piace, anche se non lo faccio sempre e non lo farò per sempre. Bologna vive un momento tragico, è una città campione di una fo
rma virale che si espande a macchia d'olio. Mi interessa indagarla, certo. E poi Bologna vive con cicatrici profonde, e anch'io come questa città ho cicatrici che mi pulsano durante la notte. Le mie, però, non si chiamano Italicus, 2 agosto '80, Ustica... Uno Bianca... Bologna è una città piena di ombre, le luci sono ormai poche. Si spera che rimangano accese quelle dei comodini e che a fianco ci sia sempre qualcuno con in mano un libro.

 

 
 

 

 
 

 

12. Di cosa si occupa STORY FIRST?
E' una giovane società che si occupa di storie per il cinema, la tv e l'editoria. Aggiustiamo le storie delle grandi produzioni, curiamo la linea editoriale di film, adattamenti da romanzi, confezioniamo progetti editoriali... scriviamo serie televisive che non vedrete mai e alcune che forse avete già visto... un giorno produrremo anche piccole cose nostre... Con me ci sono il mio "senior" Andrea Cotti, collega e maestro, la producer Caterina Mazzucato, i due giovani registi ed esperti del set Barbara Di Micco e Giuseppe Ricci... e poi abbiamo un'amministratrice che tira le fila, senza la sua guida saremmo persi.

13. Che consiglio daresti a chi, come te, vuole fare lo scrittore?
Mettiamola giù dura. Nella vita si può imparare a scrivere come si può imparare la pesca d'altura, ma ricordatevi che ci sono tre cose che dovete avere dalla vostra. Cose che nessuno è disposto ad insegnarvi. Per diventare il tipo di scrittore che mi piace ci vuole umiltà, pazienza, e coraggio. Non si scrive quello "che tira". Non si fa gli opinionisti in tv nei programmi pomeridiani. Non si parla male degli altri. Ah, un'altra cosa. Serve un mezzo dito di talento, ma quello in certi casi lo potete comprare, oppure il pubblico ve lo riconosce anche se non ce l'avete... In ogni modo portatevene sempre un po'.

14. Qual'è il tuo motto?
Ordo ab chao.

 

 
 

 
 

Matteo Bortolotti è nato a Bologna 27 anni fa. Scrittore e sceneggiatore, editor, tra i fondatori di Story First, società che si occupa di storie per il cinema, la televisione e l’editoria. Dopo l’esordio al Premio Tedeschi, pubblica il suo primo romanzo "Questo è il mio sangue" (Mondadori). Partecipa a diverse antologie. Conduce corsi di scrittura, seminari sulla sceneggiatura e il monomito. E’ il segretario dell’Associazione Scrittori di Bologna presieduta da Carlo Lucarelli, col quale ha lavorato alla serie TV “L’ispettore Coliandro” (RaiDue). Autore e conduttore radiofonico, ha una passione viscerale per il blues.
www.matteobortolotti.it
www.storyfirst.it

 
 
 

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