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6) In
che modo hai scelto di affrontare e sviluppare il tema pirandelliano
del "doppio"?
Attraverso la scena del personaggio Claudio Crivi che entra in un
ascensore e ne esce, dopo aver accusato un malore nel corso di un
black out, nei panni di un giovane dipendente della sua ditta,
Stefano Re. Questa scena può anche essere vista come metafora della
suddetta crisi d’identità di cui parlavo prima. Buona parte del
romanzo è dedicata all’angoscia di quest’uomo che si ritrova nei
panni di un giovane, o – se si preferisce – di questo giovane che si
ritrova con i pensieri di un uomo che non conosce. Ma c’è una
soluzione.
7)
Quali inquietudini affliggono l'animo dell'uomo contemporaneo?
Credo ci sia soprattutto un’insicurezza di fondo. L’assenza di
valori. La difficoltà a guardarsi dentro.
8)
La perdita di valori
riscontrabile nella nostra società genera mostri?
In alcuni casi sì, ma non necessariamente. Di certo la perdita di
valori non contribuisce al miglioramento della vita interiore
dell’uomo contemporaneo.
9)
Quando hai iniziato a
scrivere il libro avevi già stabilito quale sarebbe stato il finale
oppure la trama si è arricchita di risvolti imprevisti durante la
stesura?
Avevo un’idea iniziale. C’era quell’immagine dell’uomo che entra
nell’ascensore per uscirne con un’altra identità. E avevo imbastito
una traccia dell’intreccio. Poi, come sempre accade, la storia si è
evoluta nel corso della scrittura. L’idea del finale è arrivata in
corso d’opera.
10)
Quanto è importante per te l'aver ottenuto notevoli riconoscimenti
da parte della Critica?
Abbastanza importante, ma non fondamentale. Credo che uno scrittore
non debba scrivere per i critici. E nemmeno per i lettori.
Altrimenti, la sua, diventa una sorta di scrittura costruita a
tavolino. Bisogna scrivere per aprire la strada alle proprie
pulsioni creative, con fiducia e abnegazione. Al quel punto la
storia si evolve e i personaggi prendono vita.
11)
Ti aspettavi il successo
che il libro ha ottenuto?
No. Soprattutto perché il libro è stato pubblicato da un piccolo
editore. Diciamo che si è trattato di un piccolo successo.
12)
Quali sono gli scrittori
che prediligi o ai quali ti sei ispirato?
Uno degli autori italiani che preferisco è Italo Calvino. Tra gli
stranieri cito due americani: Don DeLillo e Philip Roth.
13)
Com'è nata l'idea di
creare il tuo open blog "LETTERATITUDINE"?
Da una voglia di comunicazione. Da un’esigenza di aggregare.
Onestamente non avrei mai pensato di riscuotere questo successo con
Letteratitudine. Posso dire che, oggi, oltre a essere uno dei blog
d’autore del Gruppo L’Espresso, è uno dei blog letterari più noti e
frequentati della Rete. Ne hanno parlato quotidiani e riviste (più
di una volta "Panorama"). E intervengono scrittori e intellettuali
di primo piano: tra cui Roberto Alajmo, Ferdinando Camon, Andrea Di
Consoli, Antonella Cilento… giusto per citarne alcuni.
14)
A quali progetti ti stai dedicando attualmente?
Ho una raccolta di racconti pronta e sto lavorando a un nuovo
romanzo… ben più complesso di "Identità distorte" (che era già
abbastanza complesso).
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