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PALCOSCENICO
 
     
 
 

PALCO

INTERVISTA ALLA SCRITTRICE

 
 
 
 
 
 

Isabella Santacroce

V.M. 18

E' uscito prima dell'estate il nuovo romanzo di Isabella Santacroce V.M. 18 che parla degli sfrenati libertinaggi compiuti da 3 ragazzine quattordicenni all'interno di un collegio. Libro che segna un'ulteriore svolta nello stile narrativo della Santacroce, definito dalla critica "settecentesco". Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell'intervista rilasciata dalla scrittrice.

 
 
 

 
 

 

1. Il tuo libro viene presentato come un mix di Alice nel paese delle meraviglie e delle Cento giornate di Sodoma. Cosa vuol dire? È un po’ lo specchio della nostra società che vive la polarizzazione di due “morali”: il boudoir da un lato, la favola (magari indotta dalla televisione) dall’altra.
“La nostra società” non è la mia, io non ho una società. Il pensiero che esista una società mi addolora quasi enormemente. La società è intrisa di codardia, di pecore incattivite dall’impotenza. I diversi rischiano il linciaggio, la società permette l’ingresso solo al piccolo individuo innocuo e dall’invidia assassina. Il povero Nietzsche aveva così ragione, e sbaglia chi pensa il suo pensiero sia oramai scaduto. L’uomo ha la presunzione di credersi in divenire, ma il suo divenire si è fermato nel lontano 1830.

 

 

 

     
 
 

2. “Vietato ai minori di 18 anni”: cosa c’è di realmente “vietato” oggi? C’è o ci può essere secondo te ancora una legge, e quindi un proibito? C’è uno spartiacque anagrafico? C’è un mondo adulto che traccia i limiti dell’al di qua e dell’al di là di quello che si può fare e concepire? Meglio la maturità o la perenne fanciullezza della follia? Io credo dovrebbe esser vietata la mediocrità, l’umana bassezza, l’ipocrisia, la pusillanimità, l’idiozia, l’invidia. Per mia fortuna non conosco la maturità e neppure la fanciullezza della follia. Non so poi cosa sia la fanciullezza della follia, e non so neppure cosa sia lo spartiacque anagrafico. c’è sicuramente in mondo adulto ovunque, che io chiamo il mondo dei morti-respiranti, e quel mondo continuamente cerca adepti. Il mondo dei morti-respiranti osanna la morale perché vive nel decesso. Questi viventi cadaveri sono logicamente abitati da vermi, e in quel loro evidente stato di putrefazione credono di scorgere la verità della purezza. La poetessa Mariangela Gualtieri ha scritto: “gli adulti sono ragazzi morti”.

 

 
 
 

 
 
 

3. Questa bambola inquietante che campeggia sulla copertina del tuo libro sembra sgocciolare sangue e succo di fragola, fra delizie orali e spine e unghie affilate. E’ un po’ il simbolo del “terribile” che tocca a chi sfiora la bellezza e il suo abisso?
La "bambina inquietante” è un dipinto di Michael Hussar, ed è per me Desdemona, la protagonista del romanzo. Parli di simbolo del terribile, ma tutto è terribile, io vedo dovunque il terribile. Citerò ancora un poeta, ovvero Rainer Maria Rilke: “Il bello non è che il tremendo al suo inizio”.

 

 

 

 

 

     
 
 

4. Cos’è la maledizione della modernità oggi? E cosa il sublime?
La paura è la maledizione più grande, tutto è ormai una creazione della paura: la vita in Dio, l’amicizia, l’amore, la famiglia, la realtà. L’amore verso il prossimo è un nulla se rapportato allo spavento verso il prossimo. L’uomo è oramai un essere rimpicciolito, vergognoso, e quell’uomo rimpicciolito e vergognoso scaglia pietre contro chi a lui non assomiglia, e magari seguita a ricercare la grandezza insita nell’esistenza. Bisogna essere tutti uguali di fronte al nulla, se ti rifiuti vieni considerato pericoloso, meritevole d’essere duramente punito. Quando parlo di sublime parlo del sentimento che si prova davanti all’infinitamente grande, e oramai di infinitamente grande è rimasto poco. Turner per provare il sentimento del sublime si è fatto legare all’albero maestro di una nave che attraversava l’occhio di un ciclone durante la tempesta. Dovremmo tutti farci legare a quell’albero, lì rimanere per il resto della nostra vita.

 

 

 
     
 
 

 
 

 

5. Cosa è il corpo oggi? Cosa contiene? Cosa rappresenta? E cosa è il tuo di corpo, quello che esibisci fra performance, pizzi, tacchi a spillo, pelle nuda, reggicalze, come nella migliore e –apparentemente- più scontata tradizione della femminilità?
Posso parlare del mio corpo, del rapporto che io ho con lui, mio compagno, mio uomo. Il corpo è sempre maschile. Ho anche detto che il mio corpo è il primo libro che ho scritto. Ho anche detto che lo alleno molto in palestra perché poi la sua potenza arriverà alla mia scrittura. Ho anche detto che è un alfabeto di carne. Io pubblico il mio corpo così come pubblico la mia scrittura. Lo adorno così come adorno la mia scrittura. La scrittura viene adornata da una copertina, il mio corpo da abiti ottocenteschi, maschere, protesi lucenti: non credo questo appartenga alla più scontata tradizione della femminilità.

6. Chi sono i carnefici oggi? Chi sono i folli? Chi sono le vittime? Chi sono gli eroi? Chi sono i perversi?
Molti carnefici, molte vittime, nessun eroe, pochi folli, molti perversi.
I carnefici sono i deboli, le vittime i masochisti bisognosi di carnefici, gli eroi oramai non viventi, i folli i coraggiosi considerati in tal modo dai codardi, i perversi i codardi che sviliscono i coraggiosi denominandoli folli.

 
 

 
 

7. Il tuo progetto artistico ed esistenziale può essere definito “satanico”, come con apprensione è stato osservato da più parti?
Io non possiedo un progetto artistico ma la mia vita. Vivo nella dimensione del sacro così com’era pensata da Bataille, e sorrido poggiando la mano destra al mio zigomo sinistro per quel “satanico”, per “quell’apprensione”. Le tragedie senecane allora? Il suo Thyestes? Quanta apprensione suscita la lettura delle
sue tragedie? Sono state forse considerate da qualcuno sataniche? V.m. 18 è una sorta di tragedia senecana, perché allora non bruciare anche il Thyestes? Ma poi perché condannare Satana? Come Platone penso che se esiste il bene deve necessariamente esistere anche il male, e come Aleister Crowley penso che la pia funzione secondo la quale il male non esiste, lo rende soltanto vago, enorme, minaccioso. Penso anche che se esiste Dio deve necessariamente esistere anche Satana, e che se si rinnega Satana bisogna necessariamente rinnegare anche Dio.

 

 

 

 

     
 
 

 

8. Dietro tutta questa cortina di “maledizione” creata intorno alla tua persona, mi dipingeresti una giornata tipo di Isabella?
Mi sveglio verso le tredici, mi addormento verso le cinque del mattino. Dalle tredici alle venti guardo, dalle venti alle cinque vivo.

9. Isabella, come si salva una vita oggi?
Ascoltando per un ora Burzum dopo i pasti principali.

 

 

 

 
 

 
 
 

QUALCOSA DI LEI

Isabella Santacroce è nata e vive a Riccione.

Il suo esordio letterario avviene a metà anni Novanta con la pubblicazione di Fluo, primo libro della "Trilogia dello spavento" (gli altri due titoli sono Destroy e Luminal). Destroy in particolar modo suscita un certo interesse in Italia,descritto da Alessandro Baricco come "un libro da leggere, se Enrico Brizzi ha del talento,li ce n'e' il doppio".


Nel novembre del 1998 per Polo Books pubblica Kurt Cobain and Courtney Love. Canzoni maledette, una raccolta di traduzioni dei testi delle più rappresentative canzoni dei Nirvana e delle Hole.

Nel 2001 pubblica per Mondadori Lovers. Il tema del libro è l'amore nelle sue varie forme: l'amore della famiglia, l'amore tra uomo e donna, l'amore omosessuale e l’amore non corrisposto, che porterebbe inesorabilmente alla morte. Il linguaggio adottato nel libro cerca di avvicinarsi il più possibile a una scrittura fatta di suoni, definita dall'autrice una scrittura per il puro sentire.



Nel 1999 ha inizio una sua collaborazione con la cantautrice Gianna Nannini, che ha portato all'album Aria del 2002, e il cartone animato Momo alla conquista del tempo, dove la scrittrice ha collaborato ai testi. Ha collaborato anche alla scrittura dei testi dell'album "Grazie", sempre di Gianna Nannini, uscito nel 2006.

Nel gennaio del 2004 viene pubblicato Revolver, romanzo intenso e violento, in cui la scrittrice narra la storia di un amore non corrisposto fra la protagonista Angelica e un ragazzino di tredici anni. In questo libro, e nel successivo Zoo pubblicato nel febbraio del 2006, la Santacroce cerca di mettere in luce le zone d'ombra dell'esistenza, raccontando ciò che solitamente si preferisce nascondere. In Zoo, la famiglia viene descritta come "un carnevale orribile", degno d'essere distrutto.


Estratto da wikipedia
 

 
 
 
 

VIDEO

PRESENTAZIONE DI V.M. 18

 

 
 
 
 


 

 

 
 
 
 

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