Racconti di LiberaEva  Fotografia  Modelle   Racconti di Autore  Palco  Pittura  Interviste Impossibili  Contatti  Vetrina  Home

PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - LIBRI

 

Eugenio Guarini

L'universo femminile

“Sogno una pittura che vada incontro al futuro, nella libertà interiore, dotata di grande energia, e fedele alla Bellezza”

INTERVISTA DI FRANCESCA PANZACCHI

 
 
 
 
 

1.  Eugenio verso quale fine tende la tua ricerca artistica?
All'inizio ho pensato che fosse già una grande opera d'arte vivere di pittura, senza padroni, senza orario prefissato, senza dipendenza, a modo mio. Il fine era la libertà. Ho sempre pensato più a questo che alla pittura in sé. Ci ho pensato poco alla pittura in sé. Abbastanza però da dirmi che la pittura doveva essere energica e libera. Volevo che la mano, le pennellate, l'uso dei colori, dicessero soprattutto questo: sono libero, ho voglia di vivere, impazzisco per essere al mondo. Poi, un po' per volta, ho capito che la mia pittura era un messaggio per gente giovane, per chi va incontro al futuro con lo spirito dell'avventura, che vuole scoprire, inventare, architettare. Chi non si lascia incatenare dall'esistente ma osa credere che quello che immagina si realizzerà. La pittura è diventata dunque un andare incontro al futuro.

2.  Dimmi 3 aggettivi che ti definiscano.
Due li ho già detti: energico, libero. Il terzo è: chissà?! So che io sto annaspando. con libertà, energia, ma pur sempre a tentoni. Il futuro di questo presente che stiamo vivendo è un'incognita grande. Il mondo oggi è complesso, indescrivibile. Voglio un futuro che sia pienezza. Ma devo restare ancorato alla mia ignoranza e alla mia fragilità. Per onestà. Dunque: chissà!?

 
 
 

 
 
 

3.  La tua arte a chi si rivolge?
All'inizio voleva essere espressione di me. Quando ha capito di essere un messaggio, ho capito che mi rivolgevo ai trentenni: giovani che stanno progettando la loro vita. Che vogliono trovare l'America e, con lo stesso processo, esprimere pienamente se stessi. Insomma, guadagnarsi da vivere facendo quello che amano.
 

4. La donna, o meglio l’universo femminile, è al centro della tua produzione pittorica: sei maggiormente interessato alla sfera emozionale oppure a quella sensuale?
La sensualità e l'emozione che mi fa accostare alle donne coincide con il riconoscimento della loro grandezza nella nostra epoca. Le donne sono state negli ultimi trent'anni un grande motore del nostro progresso culturale. E probabilmente lo sono anche per altri mondi - per esempio per il mondo islamico. Mi piace cogliere nelle mie donne - le donne che dipingo - il momento in cui quel che sentono nel corpo e nel cuore si trasforma in domanda articolata sul senso della vita e sulla decisione da prendere. Le donne dunque sono il luogo umano in cui l'intuito, l'istinto, il sentire, si fanno cultura. E questo nella schiettezza spregiudicata e radicale che solo le donne sono in grado di esprimere.

 
 
 

 
 
 

5. Che cos’è che accende la tua ispirazione?
Fondamentalmente una potente e inquieta gioia di vivere. L'inquietudine allo stato liquido. La scelta che devo fare al mattino, appena sveglio, tra contorcermi attorno a ciò che manca o gettarmi nella grande scommessa della gioia creativa. Il senso del mistero che avvolge il nostro destino. La mia stessa ignoranza e incertezza. La convinzione che nell'incertezza si fonda la libertà di tentare. L'allettamento di una fiducia folle di fronte alla ragionevolezza che ingrigisce le scelte. Cose di questo genere...

6. Dipingere è liberatorio?
Se ti trovi nello stato di grazia, direi proprio di sì. Ma è anche alimento di quella forma di libertà basilare che è la libertà di espressione. La pittura non richiede - almeno per me - un sapere complicato, una scuola, un addestramento disciplinare complesso... E' dunque alla portata di tutti. I bambini lo fanno con efficacia e semplicità. Il colore delle tue pennellate evoca immediatamente un mondo colorato e generoso.
So che per alcuni dipingere consente ai demoni di uscire fuori. Credo sia importante. Ma io non conosco questa esperienza. Per me dipingere è festa.
 

7. C’è un quadro al quale sei particolarmente legato?
Assolutamente no. So che per quanti quadri io abbia fatto - sono davvero tanti - io faccio sempre lo stesso quadro. Le mille sfaccettature di una festa della gioia, della dignità dell'uomo e della donna nell'avventurarsi nella vita. Scene dello stesso grande film. Un film appassionato, in cui la consapevolezza avanza solo fino ad un certo punto e, quando arriva al confine, sente ancora il richiamo dell'altrove.

 
 
 

 
 
 

8. Che cos’è la Bellezza?
Prima ho visto la bellezza delle donne, le loro meravigliose curve, il fuoco degli occhi. Poi ho visto la bellezza dei paesaggi naturali. Poi la Bellezza è diventata qualcosa che permea la vita, che la suggerisce, che fa da criterio per quello che vale. Ho pensato che era la strada maestra per me, e anche quella più facile. Molti cercano il Vero e altri il Buono. La filosofia suggerisce che Vero, Buono e Bello, alla fine, si raccolgono insieme. Ma per me, il Vero e il Buono sono strade difficili, perfino pesanti. Il Bello è suadente e leggero, come il collo di una fanciulla, come i fianchi di una puledra... La Bellezza è diventata la mia strada, il mio criterio. Una sorta di divinità, se vuoi. Quando non la vedo - la Bellezza - capisco che sono fuori centro. Che non sono in sintonia con la vita. Se sono in sintonia, la Bellezza appare. Impregna di sé le ore del giorno.

9. La tua creatività spazia dalla scrittura alla pittura: qual è il legame che le unisce?
Il desiderio di portare alla luce. I gesti della mano sulla tela fanno affiorare, venire alla luce, forme, colori, emozioni, a volte domande che ti riguardano molto da vicino. La scrittura mette in chiaro, fa emergere qualcosa che riguarda il senso. Pittura e scrittura pescano nel fondale oscuro, vivo e magmatico dell’inconscio e portano alla visibilità. Sono entrambi canali che consentono alle cose di nascere. Non sono, per me, un semplice mezzo espressivo di qualcosa che c’era già, che era già compiuto in sé: lo fanno nascere nel processo stesso che gli dà i vestiti.

10. Com’è strutturato il tuo libro “RESPIRARE LA LUNA” ?
Non è strutturato. Raccoglie gli scritti che di giorno in giorno io mando ai miei lettori. O, piuttosto, ha una struttura sotterranea che gli deriva dal tema di fondo, che è anche l’oscuro oggetto del desiderio.

 
 
 

 
 
 

11. Quali temi affronta?
Fondamentalmente il coraggio di cambiare, di decidersi a vivere essendo se stessi pienamente. Anzi, non è semplicemente un libro che mostra la ragionevolezza di questo salto di qualità dell’esistenza. In qualche modo è un libro che fornisce l’energia necessaria. La crea, passo passo, nel lettore avvicinandolo ripetutamente a quel “da qui a lì” che solo lui può varcare.

12. In che misura la tua formazione filosofica influenza il tuo modo di percepire la realtà?
Il mio itinerario filosofico mi ha portato a cogliere il primato della percezione sul ragionamento, sulla logica. E mi ha spinto dunque a concentrarmi sulla percezione, sul rinnovamento della percezione. Ho capito che agiscono inconsciamente schemi e stereotipi da cui è opportuno liberarsi. La filosofia mi ha spinto nel territorio dell’avventura percettiva. Poi mi chiede di fare chiarezza con le parole su ciò che sperimento e scopro personalmente.

13.  Bisogna possedere coraggio e determinazione per seguire la propria vocazione artistica: è davvero possibile assecondare le inclinazioni individuali più autentiche a discapito di professioni che certamente offrono maggiori certezze?
Bisogna crederlo a priori. Saltare, insomma. Se si ama l’avventura, se si sente il bisogno irrefrenabile di vivere a modo nostro, se non ci si rassegna all’erosione di professioni che consumano la tua vitalità in cambio di un buon salario…
Alcuni non possono fare diversamente. Altri forse sono più ragionevoli ed equilibrati… Chissà. La domanda vera uno la trova dentro di sé. Lui è una domanda che deve venire alla luce. Per poter dire di aver vissuto.
 

INTERVISTA DI FRANCESCA PANZACCHI

 

 

 
 
 

 
 

 

 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

EUGENIO GUARINI Laureato in Filosofia, insegna per molti anni nei Licei torinesi. Nel 1997 la svolta: decide infatti di seguire la propria vocazione artistica dedicandosi totalmente alla pittura. L’universo femminile, fatto di sensualità ed emozioni, è l’oggetto privilegiato della sua produzione pittorica. E’ autore del libro “RESPIRARE LA LUNA” che ha come tema principale il coraggio di cambiare per poter realizzare pienamente sé stessi.

 

 

RESPIRARE LA LUNA Si può vivere facendo quello che si ama e nel modo in cui si ama farlo. Questo il tema di fondo del libro. Tema che si screzia nei suoi innumerevoli universi di senso. Fare il passo successivo, ed avventurarsi alla conquista del lavoro che si ama, tacitando un coro di riserve, zavorre di razionalità, condizionamenti, pudori. Respirare la luna è un diario che sgretola resistenze di vissuti ai quali non è stato permesso di contemplare la vita dai balconi privilegiati della sintesi poetica, che appartenenze sociali, politiche e strade sbarrate troppo presto dalle necessità della vita hanno impedito. Ma Guarini ce la fa, “rompe gli indugi” perché parla il linguaggio giusto, quello lirico del pathos, quello che riesce a trasfigurare il reale.

www.eugenioguarini.it

Le pagine di FrancescaP su Liberaeva