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4.
Quanto tempo hai impiegato per la stesura?
Parecchio. La prima stesura è stata fatta di getto, poi c'è stato un
lungo lavoro di rifinitura. Di solito è così che si lavora: si mette
giù l'idea fino a quando c'è l'ispirazione forte, l'urgenza.
Completata la bozza inizia l'operazione di cesello: si mettono a
posto le cose, si cerca di dare il giusto tono al racconto.
L'atmosfera di angoscia che c'è nel libro viene fuori in questa
seconda fase, quando c'è più tempo per creare quella che io chiamo
la "scenografia emotiva".
5.
Preferisci scrivere durante il giorno oppure durante la notte?
Irrilevante. Quando ho tempo, quando ne ho voglia. Sono uno che
alterna fasi compulsive di scritture ad altre di grande
irrisolutezza. Un amico neuropsichiatra mi ha detto che sono
l'applicazione perfetta del temperamento artistico: discontinuo, non
costante. Faccio le cose senza metodo, sono creativamente
disordinato.
6.
Come costruisci il profilo psicologico dei tuoi personaggi?
Guardando la gente. Specchiandomi in me stesso. Cogliendo le
nevrosi, i tic e portandoli all'ennesima potenza. Supermercati,
ristoranti, uffici. Sono questi i posti dove cogli la follia
latente. Le persone che vanno a fare la spesa la domenica, COME SE
IL SUPERMERCATO FOSSE UN POSTO DOVE PASSARE DEL TEMPO LIBERO, quelli
che a tavola non si parlano. Siamo animali curiosi, pieni di
contraddizioni, è per questo che ogni tanto DETONIAMO.
7.
Chi è Paolo Graziani, il protagonista del tuo ultimo romanzo?
E’ uno che DETONA, uno che a forza di accumulare sconfitte
decide di reagire. Paolo Graziani fa il portiere in un palazzo di
via Saragozza, uno stabile abitato da gente di successo, posto
ideale per accumulare frustrazioni. Beve, fuma, ascolta musica rock,
si abbandona a un sacco di rimpianti. Poi a un certo punto esplode:
ed inizia ad uccidere. |
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