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PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - INTERVISTA

Intervista a Nicola Timpanaro, musicista bolognese, cantante ed autore dei testi delle proprie canzoni. Un viaggio attraverso emozioni, stati d'animo e riflessioni, condotto con eccezionale sensibilità artistica.

Nicola Timpanaro

L'Anima di Nicola

"La musica si differenzia dalla parola per la capacità di unire un elemento prettamente enfatizzante al semplice verbo ed è in quella via, spesso inaccessibile, che dimora l'energia più comunicativa delle sensazioni. Fare musica e scrivere testi per me non è una scelta. E' una necessità."

INTERVISTA DI FRANCESCA PANZACCHI

 
 
 
 

1) Nicola che cosa significa per te scrivere musica?
Significa ritrasmettere ciò che sento a me stesso in primis. Censore e critico crudele di quello che scrivo, tante volte strappo pagine non trovandomi in ciò che sta nascendo dalle mie parole e dalle mie dita. Ma quando riconosco i profili di qualcosa che appartiene al mio spirito, allora mi pervade la presunzione di poter raggiungere anche la mente di altri... Un modo per cercare di rendere tangibili con il pensiero e con i sensi le emozioni, liberandole dai vincoli razionali. La musica si differenzia dalla parola per la capacità di unire un elemento prettamente enfatizzante al semplice verbo ed è in quella via, spesso inaccessibile, che dimora l'energia più comunicativa delle sensazioni. Fare musica e scrivere testi per me non è una scelta. E' una necessità.


 

 

 

 

 
       
 
 
 

2) Che cos'è che innesca la tua ispirazione?
E' strano quanto spesso siano casualità ed errori a mettermi sulla via di un'idea nuova... Uno strafalcione nell'esecuzione di un pezzo che mi svela un passaggio coinvolgente, un arpeggio che mi sembra incompleto e che mi spinge a trovarne la quadratura in modo insolito, e comunque mai forzato. A volte sogno musica. Ma non credo di aver mai portato nulla con me nella veglia cosciente. Ma come le cose più intense, tutto è frutto del caso: non credo di esser mai riuscito a trovare una musica imponendomi di farlo. I testi invece li trovo già nella musica. Se uno scultore può dire che nel realizzare un'opera non scolpisce l'opera stessa ma si limita a toglier il materiale che le sta attorno, io in qualche modo componendo musica sento un sussurro dell'idea delle parole. Il testo completo è un associare a quel sussurro pensieri più personali, nati dalle sensazioni che aleggiano attorno a quella melodia. Raramente un mio testo è nato prima della musica, senza cioè avvalersi del "suo suggerimento".

3) La sensibilità artistica è innata?
Forse lo è a livello creativo. Conosco una quantità di musicisti più capaci di me, ma lo spirito creativo è qualcosa di differente. E' come un'incompletezza alla quale si deve assolutamente supplire.

 

 
       
 
 
 

 
 
 
 

4) Ti appaga di più comporre una melodia oppure scrivere i testi?
Non sono appagato finchè le due cose non sono unite alla perfezione, secondo il mio modo di sentire. La totalità delle due cose ha un'intensità maggiore della somma dei singoli concetti.

5) C'è una canzone composta da te alla quale sei particolarmente legato?
Diverse... in realtà, e credo sia comune a molti, si resta legati all'ultima opera in quanto esprime concetti propri più attuali. Molte cose che feci in passato ora mi appartengono davvero poco e resto legato a loro da affetto non da amore. Alcuni miei pezzi antichi però continuano ad esser senza tempo per me. Perchè con essi non ho fotografato solo un attimo, ma un modo di sentire profondo.

6) Come si chiama il primo gruppo musicale del quale hai fatto parte?
"Shout" . Avevo 16 anni. Trovai io il nome ascoltando un pezzo dei Tears For Fears, e rendeva l'idea: voglia di arrivare, gridando verso la meta. Nulla che oggi possa appartenermi di meno. Non facevamo musica italiana. I miei primi pezzi furono scritti in inglese o in un simil inglese, che spacciavo per tale.
 

7) Cos'hai provato la prima volta che sei salito sul palco?
Terrore, inadeguatezza. Guardavo la gente di sotto e mi chiedevo "...e questi si aspettano qualcosa da me? Almeno facessero finta di nulla e guardassero altrove". Davvero... fu angoscia e cuore in gola per quasi due minuti, poi a metà del primo pezzo, per me era come essere entrato in sala prove con qualche amico a guardarmi e tanta voglia di dar spettacolo senza più pudore, senso del ridicolo o altro. E quando il cuore torna a pulsare normale e ti senti all'altezza di quello che fai, diventi il padrone della scena. Ed a volte finisci per strafare. E' un'esperienza che distacca completamente dalla realtà, ma in quel momento "quella" per te diventa la realtà.

 
 
 
 

8) Essere bello ti ha aiutato oppure si è rivelata essere un'arma a doppio taglio?
Un cantante diventa sempre bello. E' una regola mai scritta ma incredibilmente vera. Per il resto, grazie ad un piacevole aspetto fisico, è più facile da un lato aver consensi dall'altro sesso, ma è anche probabile "non esser ascoltati" ed esser solo guardati come immagine. Dalla sponda opposta, ovviamente, spesso c'è il comprensibile disprezzo per quello che sembra far troppo il figo sul palco. Unire l'immagine ad una dose di autoironia non autocelebrativa trovo sia indispensabile, anche se nei miei primi concerti me ne fregavo.

9) Quali sono i generi musicali che prediligi?
Il Grunge e varie correnti rock degli anni '90, hanno significato molto per la mia crescita musicale. Ed il confronto con musicisti che seguivano correnti sempre diverse, ha lentamente contribuito, assieme al mio gusto originale, a creare uno stile personale, che è comunque in un continuo divenire.

10) E i cantanti che ami di più?
Si ritorna a generi degli anni '90... Jeff Buckley, SoundGarden, Nirvana, Timoria. Ma amo anche rappresentanti di altri stili, che pur discostandosi dai miei, mi trasmettono energia interpretativa, come i R.H.C.P. Nutro una venerazione per Fabrizio de Andrè, il suo stile non ha nulla a che vedere con ciò che io cerco di creare, ma la sua sensibilità e forza espressiva possono essere considerate uniche e di un'intensità impressionante.
 

 

 
 
 
 


11) Descrivi la tua musica con 3 aggettivi
Lo farò con una frase di tre parole: Incompleta Dissonante Armonia

12) Che cosa raccontano le tue canzoni?
Raccontano i miei angoli bui... le sensazioni al limite, quelle che mi fanno riflettere spesso con amarezza... i graffi delle unghie su una porta... un volto in cui vedo riflesso il mio, magari di donna, a cui è più facile per me attribuire sensazioni tutte mie, quasi riuscissi a darle un alibi di sensibilità che rifiuto di dare a me stesso.

13) Ti è mai successo qualcosa di strano o imprevisto durante un'esibizione?
Sempre... Da un lato cerco di circoscrivere le possibili sorprese, ma nessuno si esime con certezza dall'imprevisto. Una volta ricordo che stavo esibendomi con il gruppo in un pezzo chiamato "A Luci Spente" e l'impianto si fulminò completamente al termine della canzone... sibillina direi.

14) Cosa provi quando ti dicono che hai una bellissima voce?
Ne sono lusingato, ma so che non è mai come la vorrei.

 

 
 
 
 

15) La musica è arte?
La musica è solo una parte imprescindibile del nostro bisogno di "sentire". Mi rattrista quando diviene banalità, superficialità... semplicemente commercio. E' Arte..? I Puristi definiscono "Arte" esecuzioni perfette e meravigliose, ma prive di quella capacità "sporca" di trasmettere l'essenza. Io sono invece per quella passione viscerale che spesso prescinde dalla forma canonica. Chissà, forse per avvallare i miei limiti o magari perchè per me "sentire" e "comunicarlo" è tutto.

16) Hai mai sedotto attraverso la musica?
Riuscire a trasmettere con intensità e ricchezza di sfumature un pensiero unito a sensazioni subitanee che vengono riconosciute, restando celati in un'apparenza sempre carica di sfuggente mistero... un po' empatico... un po' maledetto... E' possibile non restarne minimamente sedotti? Il cantante spesso seduce solo per essere tale, ancor di più se compositore. A livello personale, non ho mai usato il fare musica appositamente per sedurre, come non ho mai dedicato una canzone in modo esplicito ad una donna, anche se magari sono state le sensazioni che nascevano in me stando accanto a lei a trasformare quei pensieri in musica e testi. Una dedica, spesso è solo un modo per sentirsi meno coinvolti in quel turbine d'egocentrismo e di culto di se stessi di cui spesso si è vittima quando si conclude un'opera. Ed usare la musica razionalmente per cercar di suscitare e dirigere attenzioni e sensazioni, è un'arma affilata, efficace ma impropria. E per il mio narcisismo di compositore, non posso accettare che sia la musica che creo a sedurre al mio posto.

DI FRANCESCA PANZACCHI

 
 
 
 

 
 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

Per contattare l'artista: blackrose.blue@alice.it  

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