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Il dolore è
l’antagonista di Morena, diventa personaggio quasi umano: fa perdere
i confini fra le allucinazioni e la realtà, oscillando fra il
passato e presente.
I personaggi che ruotano intorno alla figura di Morena sono diversi.
L’amica Anna. Il ricordo di Marco che appare nel testo con diversi
flashback, estremamente puliti e teneri,proprio per contrapporsi al
tempo presente. Giacomo,un ex amante della madre che diventa anche
il suo in una storia rubata alle giornate, una relazione dai colori
opachi delle tende abbassate di suite costose. Una
psichiatra-tennista, che definisce con un nome quello che sta
accadendo a Morena.
Le sigarette
fumate in maniera ingorda, che diventano un’estensione delle sue
mani nevrotiche e sensuali. Milano che prende vita, la notte stessa.
Poi si alternano uomini privi di nomi, ragazzi della Milano
bene,giovani rampolli con vizzi e peccati nascosti nel cofano di
macchine fuori serie. Tutti personaggi di una giostra impazzita che
lentamente, pelle dopo pelle, perde il suo ritmo e nel silenzio si
blocca.
***
ESTRATTI DAL PRIMO CAPITOLO
Eccomi. Ci sono.
All’interno di una stanza. Al centro di una grossa città. Nel
principio di una potente solitudine. Perversa fino al midollo. Trovo
ogni possibilità per rovinare ogni cosa. Strappo sia dal mio corpo
che dalla mia vita le uniche parti belle come se fossero arti
infetti da amputare.
C’e’ una lotta sotto la mia pelle, priva di insurrezioni.
Ripeto a me stessa che ho solo ventitrè anni e non posso pensare a
queste cose. Non ho il diritto di soffrire. Non ho il diritto di
soffrire, ma soffro. Semplicemente. Soffro con metodo, con calcolo e
sapienza. Sono abile nell’arte del patimento, nell’infliggere
condanne nel tentativo di espiare un solo peccato.
Perché non ti graffi le pupille anche ora che racconti?
Seduta sul divano in pelle tinta cammello a sei posti nel mio
appartamento in Viale della Madonnina, conosciuta coma la Montmarte
milanese, risate chiassose di ragazzi che prendono l’aperitivo
entrano dalle finestre. Qualcuno si diverte, o cosa probabile,
seduto intorno ad un tavolo rotondo finge, simula, vorrebbe urlare
in faccia al suo interlocutore ma non lo fa. Zitto sorseggia il
bicchiere di Bellini e ride. Ride per infastidire le mie orecchie.
Ride camuffando le maledizioni. Il mio udito è violentato dalla
sonora felicità altrui. Voglio il silenzio. E’ difficile ottenerlo.
Silenzio. Grida. Sillabe. Anestesia. Mutismo. Colla da far aderire
alle gengive.
Si è alzato il vento. Ho l’impressione che danzi sul tetto della
casa. Forse questa notte pioverà. C’e odore d’aria bagnata nell’
aria.
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