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PALCOSCENICO
 
 
 
 
 

PALCO - LIBRI

Giraldi editore
Carlotta De Melas

Una lingua sul cuore

Una lingua sul cuore è la storia agrodolce di Morena, una ragazza di ventitre anni che si è trasferita a Milano per questioni di studio,per fuggire dalla sua famiglia, da un padre distratto e da una madre che è in continua sfida con la figlia.


Milano diventa il palcoscenico perfetto per demolire sia nella mente che nella realtà l’apparenza che la circonda usando il suo corpo, usando il sesso, usando il vuoto.

 
 
 

 
 
 

Il dolore è l’antagonista di Morena, diventa personaggio quasi umano: fa perdere i confini fra le allucinazioni e la realtà, oscillando fra il passato e presente.
I personaggi che ruotano intorno alla figura di Morena sono diversi.


L’amica Anna. Il ricordo di Marco che appare nel testo con diversi flashback, estremamente puliti e teneri,proprio per contrapporsi al tempo presente. Giacomo,un ex amante della madre che diventa anche il suo in una storia rubata alle giornate, una relazione dai colori opachi delle tende abbassate di suite costose. Una psichiatra-tennista, che definisce con un nome quello che sta accadendo a Morena.

 Le sigarette fumate in maniera ingorda, che diventano un’estensione delle sue mani nevrotiche e sensuali. Milano che prende vita, la notte stessa. Poi si alternano uomini privi di nomi, ragazzi della Milano bene,giovani rampolli con vizzi e peccati nascosti nel cofano di macchine fuori serie. Tutti personaggi di una giostra impazzita che lentamente, pelle dopo pelle, perde il suo ritmo e nel silenzio si blocca.

***


ESTRATTI DAL PRIMO CAPITOLO

Eccomi. Ci sono. All’interno di una stanza. Al centro di una grossa città. Nel principio di una potente solitudine. Perversa fino al midollo. Trovo ogni possibilità per rovinare ogni cosa. Strappo sia dal mio corpo che dalla mia vita le uniche parti belle come se fossero arti infetti da amputare.
C’e’ una lotta sotto la mia pelle, priva di insurrezioni.
Ripeto a me stessa che ho solo ventitrè anni e non posso pensare a queste cose. Non ho il diritto di soffrire. Non ho il diritto di soffrire, ma soffro. Semplicemente. Soffro con metodo, con calcolo e sapienza. Sono abile nell’arte del patimento, nell’infliggere condanne nel tentativo di espiare un solo peccato.
Perché non ti graffi le pupille anche ora che racconti?
Seduta sul divano in pelle tinta cammello a sei posti nel mio appartamento in Viale della Madonnina, conosciuta coma la Montmarte milanese, risate chiassose di ragazzi che prendono l’aperitivo entrano dalle finestre. Qualcuno si diverte, o cosa probabile, seduto intorno ad un tavolo rotondo finge, simula, vorrebbe urlare in faccia al suo interlocutore ma non lo fa. Zitto sorseggia il bicchiere di Bellini e ride. Ride per infastidire le mie orecchie. Ride camuffando le maledizioni. Il mio udito è violentato dalla sonora felicità altrui. Voglio il silenzio. E’ difficile ottenerlo. Silenzio. Grida. Sillabe. Anestesia. Mutismo. Colla da far aderire alle gengive.
Si è alzato il vento. Ho l’impressione che danzi sul tetto della casa. Forse questa notte pioverà. C’e odore d’aria bagnata nell’ aria.

 

 
 
 
 

 

PER SAPERNE DI PIU'

 

Intervista a De Melas Carlotta