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REPORTAGE

 

Alisa Mittler

Salvator Rosa, tra mito e magia

 
 
 

 

E' in corso a Napoli, alla galleria Capodimonte la mostra su Salvator Rosa, poliedrico artista del Seicento, noto ed apprezzato principalmente nel mondo anglosassone. Nell'esposizione napoletana, per la prima volta in Italia, vengono riunite circa 80 opere, comprese alcune incisioni, divise per tematiche quali il ritratto, le storie sacre, i paesaggi ma soprattutto il "capriccio stregonesco", che tanta fama gli ha regalato.
 

 
 
 

 
 
 

Nato a Napoli nel 1615, Salvator Rosa fu iniziato alla pittura nella bottega di Ribera e di Falcone. I suoi soggetti favoriti furono inizialmente scene di battaglia e paesaggi. Si spostò presto a Roma dove venne a contatto con l'ambiente di Pussein e con i Bamboccianti, ossia i pittori seguaci dell'artista olandese Peter Van Laer detto il Bamboccio per il suo aspetto deforme, che raffiguravano per lo più scene popolaresche. 

Nella capitale, polemizzando con l'ambiente artistico del tempo, allora sotto l'influenza del Bernini, il Rosa si mise in luce anche come attore e drammaturgo, oltre che autore di satire e musicista. Proprio da qui nasce il suo mito di artista "contro", acuto fustigatore dei costumi, un Masaniello che si scaglia contro il lusso e la corruzione delle corti. E proprio nelle vesti di un accigliato uomo d'armi, si raffigura nell' "Autoritratto come Spadaccino" Nel contempo subì l'influenza del classicismo dei pittori Test e Lorrain, che conferì alla sua pittura una costante tensione verso i grandi temi dell'antichità, che tuttavia, non arrivò mai a tradursi in una produzione "alta".

 
 
 

   

 
 
 

Partito per Firenze nel 1639, trovò la sua fortuna alla corte dei Medici. E' questo il periodo più noto della produzione di Salvator Rosa: andò via via staccandosi dal classicismo e la sua pittura assumerà toni cupi e visionari. Strano ambiente quello della corte fiorentina: da capoluogo del rinascimento e della cultura razionale, sempre sentì il fascino per i misteri e per l'occulto. E fu infatti il genere "stregonesco" che, allora come oggi, fece la fortuna del nostro artista. Genere che il pittore, tra l'altro, non amò mai, tanto che il suo biografo, Giovanni battista Passeri, racconta che Salvator si travagliava quando sentiva dire che raggiungeva la massima gloria soprattutto nel capriccio, ma nelle figure grandi perdeva tutte quelle sue buone qualità. Anche i soggetti più classici vanno via via arricchendosi di elementi tenebrosi quali teschi scheletri e mostri, resi con una sapiente vena narrativa.

 
 
 

 
 
 

C'è quasi un compiacimento nel raccontare l'orrore, come si può vedere ne le "Tentazioni di Sant'Antonio" dove i demoni incombenti sul santo sembrano precursori dei moderni alieni.
Anche qui, nella mostra di Napoli, è grande l'attenzione posta sul tema del capriccio stregonesco che, malgrado le intenzioni dello stesso Salvator Rosa, divenne nei secoli un "marchio di fabbrica" della sua arte. Nei dipinti "tenebrosi", si muovono entro le efficaci coreografie dei Sabba, streghe, maghi, demoni e altri personaggi ambigui. Grande è l'enfasi, ma che tuttavia non raggiunge le vette inventive e pedagogiche del nordico Bosch. Anzi, nelle opere del Rosa, si intuisce quasi un compiacimento, un gusto nel raffigurare con minuzia tutto quello che si può trovare in un libro di negromanzia.

 
 
 

 
 
 

Si prenda "Streghe e incantesimi": l'orrore, molto teatrale, lungi dall'incutere timore quasi provoca l'effetto opposto, ossia induce alla risata. Grottesca è anche "la Strega" una donna anziana ma con un corpo maschile e muscoloso con tanto di barba e baffi. Coerente con la sua vena polemica, Rosa lascia Firenze nel 1653 per tornare a Roma. il
Il suo spirito inquieto si rivolge ora soprattutto a tematiche religiose e classiche, ma sempre rese con atmosfere cupe e gusto dell'orrido, intento moralizzatore che tradisce la vicinanza alle teorie del quietismo e dello stoicismo.
Una sezione della mostra è dedicata alle marine e ai paesaggi, "contaminati" da una nota mediterranea così da venir apprezzati dagli artisti dell'Ottocento romantico che, in Salvator Rosa, vedevano un loro precursore.

Salvator Rosa, tra mito e magia
Napoli, Capodimonte fino al 29 giugno
Catalogo Electa.

Biografia

 
 
 
 

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