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PALCO

INTERVISTA DI FRANCESCA PANZACCHI

Paolo Della Pepa

Il potere dei sogni

La voce dei Goyah si racconta in questa intervista in esclusiva per LiberaEva
 
 
 
 

 
 
 

Intervista esclusiva al compositore Paolo Della Pepa, leader dei Goyah, band italiana formatasi nel Febbraio 2007, perseguendo un’idea compositiva fondamentale: applicare arrangiamenti rock-progressive su basi sinfoniche.

La band è composta da cinque elementi: Paolo Della Pepa (voce e chitarra) Peppe Monzo (I chitarra) Marco Galante (basso) Gianluca Nigro (tastiere e synth) ed Elisa Laurito (batteria).

Francesca Panzacchi lo ha intervistato in esclusiva per Liberaeva.

 
 
 

 

 
 

 

01 Paolo, qual'è l'intuizione alla base del tuo lavoro di composizione?
Nell’attimo di creazione spontanea, nel momento in cui mi salta in testa un’idea melodica, e questo accade senza cercarlo, comincio con l’appuntarla su uno spartito e sviluppo da essa la struttura di quello che poi sarà il brano arrangiato. La mostro ai musicisti della band e insieme elaboriamo il tutto fino a dare al brano un’identità propria e definitiva.

02 Cosa vuoi trasmettere attraverso la musica?
Il nostro obiettivo è generare una fusione tra la nostra musica, noi stessi e chi ci ascolta per dar vita ad un corpo unico emotivo al servizio del nulla.

03 Quanto è importante la sperimentazione in ambito musicale?
Fondamentale. E’ alla base della ricerca artistica in ogni disciplina, senza sarebbe un mero e vano prodotto.

04 Quali sono i compositori che ti hanno maggiormente influenzato?
Bach, Mozart, Wagner, e Rock anni 70/80. Non so se posso definirla influenza ma sono quelli che preferisco. Il nostro Rock sinfonico presuppone una forte attenzione agli arrangiamenti, con la creazione di complessi intrecci strumentali ad alternarsi con melodie semplici e orecchiabili della voce. Questo è dovuto alle diverse influenze di ogni singolo elemento della band.

05 Quando hai iniziato a scrivere musica?
Cinque anni fa sperimentavo composizioni di stampo classico che successivamente ho rielaborato in chiave rock, delineando poi la base del successivo stile Goyah.

 



06 Qual’ è stato il tuo percorso di studi?
A 12 anni ho seguito lezioni private di chitarra classica ma all’età di 15 anni ho studiato pianoforte da privatista al Conservatorio di Salerno, A 20 anni, studente universitario, il desiderio di aprirmi interamente all’arte mi ha portato a seguire corsi di recitazione presso scuole come il Centro Sperimentale di Cinematografia, a dedicarmi all’attività teatrale, allo studio del canto, all’attività di artista di strada. A 22 anni mi sono laureato in “Lettere e filosofia-Discipline letterarie” all’Università degli studi di Salerno. Subito dopo ho deciso di tralasciare alcune attività per dedicarmi interamente alla musica e alla composizione. .

07 Scrivi di getto oppure ritieni sia fondamentale rielaborare i testi successivamente?
Rielaboro continuamente lo stile e la metrica per raggiungere una piena sonorità espressiva in connubio con un’autentica manifestazione dei contenuti.

08 Perché scegli di scrivere i testi in Inglese?
Una scelta di carattere prettamente metrico, l’Inglese è una lingua versatile, poche sillabe che mi consentono di esprimermi ermeticamente.

09 Cosa hai provato la prima volta che ti sei esibito in pubblico?
Durante il mio periodo di formazione, mi sono esibito spesso a teatro e a spettacoli vari, letture ed altro ma la prima esibizione con la band Goyah è stata durante uno speciale televisivo andato in onda su MatchMusic, è stata un’esperienza formativa interessante intrattenere il pubblico per la prima volta con brani inediti per circa due ore e al contempo andare in TV per la prima volta.

10 Che cosa significa per te essere artista?
Divincolarsi dalla propria stessa coscienza-condizione vitale, divenire un attento ectoplasma.


 

 

 
 

 
 

 

11 Qual’ è il complimento più bello che hanno fatto alla tua voce?
Calda, grintosa e graffiante.

12 Perché hai scelto il nome Goyah per il tuo gruppo? (Cosa significa)
Stavo sfogliando “La storia della bellezza” di Umberto Eco, notai su una pagina che un quadro aveva delle maschere molto simili a quelle di un film che amo: “Eyes wide shut” di S.Kubrick. Lessi la descrizione ed era del pittore Francisco Goya; mi piacque e decisi di chiamare così la band, per distinguerci aggiunsi una ”H” e solo dopo pochi mesi, risfogliandolo, mi resi conto che avevo letto male… il quadro era di un italiano di cui non ricordo mai il nome…

13 Con quali criteri hai scelto i componenti della band?
Avevo bisogno di ragazzi giovani, relativamente interessanti esteticamente ma soprattutto professionisti versatili con una mente proiettata verso l’arte e la creazione e assolutamente non macchine. Questo ha portato ad un’evoluzione sperimentale di cui sono fiero. Ognuno di essi parla, canta e suona col cuore.

14 E’ importante credere nei propri sogni fino in fondo?
Lo è per noi. Siamo orgogliosi della nostra musica e dei nostri sogni.

 

 

 

 
 
 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

SITO DEL GRUPPO:  http://www.goyah.it

 

Le pagine di FrancescaP su Liberaeva