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L’artista
riutilizza le casse degli spedizionieri, quelli che movimentano migliaia
di tonnellate al giorno. I contenitori delle merci, con tutto il loro
carico significativo di etichette, bolli, numeri e loghi diventano un
tutt’uno con l’opera. Ma molto presente è la fotografia, usata come
traccia intellettuale di un percorso complesso, in cui prevale comunque
un’idea che va oltre l’opera, e si presenta come lavoro installativo e
multimediale nel senso più ampio, non soltanto legato alla comunicazione
video o digitale.
Sono lavori importanti questi soprattutto per la complessità dei temi e
per le scelte operate. Su tutti un simbolo e una forma, “La mia Lilith”,
figura ambigua nella storia della mitologia e della religione ebraica
che sta a metà tra Eva e una dea del male. Lilith, da prima compagna di
Adamo si trasformò nel medioevo in una versiera in grado di gareggiare
con i maschi ben più famosi come Belzebù o Satanasso, e si comprende
bene a quale categoria questi soggetti appartengono. Ma in questa
versione è l’astro così familiare e femminile, la luna, che cosparsa di
pece risplende di luce nera, simbolo dei tarocchi non certo beneagurante.
L’arte non può spiegare, ma può far riflettere. |
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