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01.
Raul, qual’è la peculiarità del tuo
ultimo romanzo “LA PRIMA NOTTE”?
Certamente il
fatto che ha l’aspetto di un dialogo senza didascalie, fino
all’ultimo capitolo. Lì invece si cambia e per la prima volta
compare la voce di un narratore. E’ stato un esperimento, per la
verità abbastanza sicuro dato che il dialogo è sempre la cosa che
noi troviamo più interessante in un libro. Se leggiamo un libro in
fretta, magari saltiamo le descrizioni ma mai i dialoghi. Abbiamo la
sensazione che il dialogo sia, nella pagina, il luogo in cui
accadono le cose, ed è così. Non a caso il libro piace moltissimo
perfino a certi lettori che sono disturbati dagli eventi o dai
personaggi. E’ proprio la formula narrativa a piacere.
02.
Descrivilo con tre aggettivi.
Perturbante,
aereo, appassionante.
03.
Perché hai scelto di strutturarlo come
un lungo dialogo tra una donna e il suo amante?
Perché volevo che
fosse lei, Irene, a raccontare la sua storia. Con l’espediente del
dialogo, però, il racconto di Irene viene continuamente spezzato
dalle domande e dai commenti di lui, e il tutto diventa molto più
interessante che se fosse un testo per voce sola.
04.
Quali tematiche
indaga?
Le mie solite: il
combattimento della volontà contro il destino, la ricerca di un
senso profondo della vita. La bellezza, il turbamento, il mistero.
La notte, l’abisso. In più qui c’è secondo me la celebrazione della
capacità femminile di vivere con serenità le stagioni della vita,
mentre i personaggi maschili della storia di Irene appaiono
condizionati in modo drammatico dal loro rapporto con un passato
oscuro, che non è mai passato davvero.
05.
E’ corretto definirlo un romanzo intimista?
Non direi
intimista, però introspettivo sì. Nel senso che lo scavo psicologico
mette completamente a nudo i personaggi; però il vero motore
dell’azione narrativa sono gli accadimenti.

06.
Qual’è il profilo
psicologico di Irene, la sensuale protagonista femminile?
E’ la ragazza
che qualunque uomo sicuro di sé sognerebbe. Dico sicuro di sé perché
Irene è tostissima, per nulla arrendevole o remissiva. E’ una
giovane donna che ha affrontato prove terribili nella sua vita e che
è capace di raccontarcele con una levità incantevole e uno humour
che non l’abbandona mai. E’ anche una grande curiosa della vita, del
mondo, degli altri.
07.
E’ importante
saper ascoltare?
Se io non sapessi
ascoltare non sarei qui a rispondere a queste domande intelligenti,
perché non avrei mai scritto nemmeno un libro. Certo, la capacità di
ascoltare, di tacere e accogliere le parole e le storie degli altri,
va anche coltivata. Sono passato anch’io nella mia vita attraverso
quella fase disastrosa in cui mi interessavo soprattutto a me stesso
e riempivo i dialoghi con gli altri di cose che riguardavano
essenzialmente me. Poi ho imparato.
08.
Paura e desiderio
sono strettamente connessi?
Nel libro, Irene
è una psicologa che è arrivata alla conclusione che la psicologia
non serve a niente e che solo due cose ci sono da capire al mondo.
Una è quella che lei chiama la magia, cioè la facoltà intuitiva
(presente in tutti) che ti permette di avere all’istante uno sguardo
globale su una situazione, una persona, un luogo, e sentir risuonare
profondamente dentro di te un SI’ o un NO, un assenso o un rifiuto
che solo a posteriori si può cercare di razionalizzare. L’altra è
che la vita è governata da queste due forze opposte: il desiderio
(che vorrebbe sempre cose nuove) e la paura (che pone dei limiti al
desiderio stesso). Naturalmente questi concetti non sono spiegati in
modo menoso come sto facendo io ora, ma diventano materiali
narrativi. Sono nascosti negli episodi che ne rivelano la presenza.
09.
Ci sono elementi autobiografici nei tuoi scritti?
Per forza. La
propria vita è una specie di magazzino, per uno scrittore: quando
c’è bisogno di qualcosa per la storia, si guarda anzitutto lì
dentro. Però guai a piegare la storia che si racconta al proprio
desiderio narcisistico di mettersi in scena: la storia non deve mai
essere al servizio della tua vita, ma il contrario. In questo libro,
in particolare, vengono raccontati moltissimi episodi grandi e
piccoli, tragici o comici, e sono quasi tutti realmente accaduti o a
me o a persone che conosco. |
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