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INTERVISTA
Francesco, come è nata l’idea che ha dato vita al romanzo?
Un pomeriggio
ero in ufficio, fuori c'era un cielo blu di quelli che fan piegare
gli alberi e io non avevo nessuna voglia di lavorare. Così ho
scritto un racconto di un paio di pagine su di un pastore. Quel
giorno non avrei potuto scrivere di altri perché l'aria era di
cristallo e solamente in montagna, sugli alpeggi, è così. Per farla
breve ho scritto questo pezzo e poi mi è venuto in mente di spedirlo
a un editore ma non mi sono limitato a questo. Mi sono inventato di
essere un certo Luigi, di aver per amico un vecchio pastore, e di
aver trascritto un paio di facciate di un suo vecchio diario.
Passano tre ore e l'editore mi chiama e mi dice che il pezzo è
meraviglioso e che vuole pubblicare il diario intero. Io gli dico
subito dello scherzetto ma lui si imbufalisce, non mi lascia
parlare, me ne dice di cotte e di crude e riattacca. Passa una
settimana e mi arriva una sua lettera: "voglio sfidarti sul tuo
stesso terreno. Vuoi scrivere un libro su un pastore? Allora
scrivilo e, se mi piace, ti porto in libreria." Qualche tempo dopo
il romanzo era pronto. È nato così!
Descrivilo con tre aggettivi
1 – verde
2 – umano
3 – tosto
Chi
è Siro?
Siro è la sconfitta, la disillusione, la rassegnazione, l'orgoglio,
la purezza e la sana ingenuità. Siro è bello come le Dolomiti e al
tempo stesso fragile proprio come loro. Pian piano si sgretola
corroso da una vita severa però rimane rosa e regala un tramonto di
quelli che quando li vedi persino la morte ti pare più dolce. Siro è
la vita, che toglie e regala senza mai chiedere. Siro è la risposta
alla domanda: "ma ne vale la pena??"
Come hai costruito il suo profilo psicologico?
Ci sono scrittori che costruiscono i personaggi. Non è il mio caso.
A me capita l'opposto. È il personaggio che con prepotenza
costruisce me. Mi mette dinnanzi a lati nascosti della mia persona.
Terribili, o fragili o di miele.
Quando inizio a scrivere un libro certo traccio i contorni ma appena
costruisco i piedi alla marionetta questa va dove vuole. Crea una
sua propria personalità. Una sua dignità. Ci ho provato a far fare
ai miei personaggi cose che volevo io. Non c'è stato mai verso. E io
li rispetto perché sono convinto che, in fondo, lo scrittore debba
rispettare i suoi personaggi e rispettarli significa lasciarli
liberi di essere quello che sono.

Quali sono i punti di forza del romanzo?
L'unico punto di forza di questo romanzo è la sua profonda
attualità. È legato a doppia mandata a una società regolata dal
giudizio sull'altrui condizione. Credo che Siro aiuti a comprendere
che dietro a ciascuno di noi c'è una storia e questa storia può
essere davvero impegnativa e che forse, a volte, è meglio cercare di
comprendere che solamente giudicare.
Quanto tempo hai impiegato per la stesura?
Ho impiegato circa tre mesi a scriverlo. Poi l'ho lasciato riposare
per sei mesi, il tempo necessario per dimenticarmene, poi l'ho
ripreso in mano accorciandolo di circa un terzo. Faccio sempre così!
La prima stesura è troppo abbondante di parole. Butto giù come se i
lettori non avessero la testa, mentre il libro è solo per metà di
chi lo scrive. L'altra metà appartiene a chi legge.
A
quali lettori si rivolge?
A tutti quei lettori che sanno leggere.
Quali tematiche affronta?
Affronta il tema dell'amore e quello della solitudine e quello del
tradimento. Un tradimento di quelli intimi che bruciano per la vita.
E poi, finalmente, affronta il tema del riscatto. Quel riscatto che
restituisce dignità umana.
Quanta importanza attribuisci ai luoghi dove scegli di ambientare
i tuoi romanzi?
Attribuisco a questi luoghi del Cadore un'importanza vitale. Tutti i
miei libri sono ambientati qui. Io appartengo a questo mondo, a
volte ostile, fatto di pericolo, di vertigine e di bellezza
disarmante. Non c’è volta che raggiunga una cima e non senta
l'esigenza di pregare e piangere. Credo che la montagna sia il
tentativo del pianeta di avvicinarsi a Dio. Io sono di qui. Di
questo posto dove il cielo e la terra si toccano appena. Sono gli
unici luoghi che conosco e dei quali, quindi, mi sento legittimato a
raccontare.
Ci
sono elementi autobiografici nei tuoi scritti?
Certo! I romanzi che scrivo sono sempre autobiografici. Non parlo
delle storie, quelle no, ma del sentire. Credo che un libro valga la
pena di essere letto quando è scritto con onestà. Le emozioni di cui
scrivo le ho vissute tutte. Goccia a goccia. Il libro è quello che
rimane una volte che l'acqua del fiume si è ritirata. Quasi una
cicatrice... o una strada da seguire.
Cosa ti piace leggere?
Leggo di Continuo. Credo più di cento libri l'anno. Leggo di tutto.
Non saprei quello che mi potrebbe piacere o meno! So peró se mi è
piaciuto un libro una volta finito. Ho un sito:
www.francescovidotto.com dove ho messo una lista dei migliori libri
che ho letto
A
quali progetti ti stai dedicando attualmente?
Di questi tempi sto sciando molto. Freeride per lo più! Con la bella
stagione riprenderò ad arrampicare. Ho in cantiere un paio di vie di
quelle da matti che nemmeno vi racconto.
Ho iniziato un nuovo romanzo, quello sì!
Ma per lo più mi sto dedicando a cercare una Fata con le ali di
farfalla. Mi vien meglio scrivere se mi capita di innamorarmi e, a
dirla tutta, mi vien meglio anche vivere.

Francesco Vidotto nasce nel 1976 e questo è già molto. Vive per lo
più in Cadore, a Tai, tra le Dolomiti. Nel taschino preferisce avere
un paio d’ore libere che il portafogli gonfio. Ha pubblicato: Il
selvaggio (Carabba 2005) e Il signore delle cime (Carabba 2007).
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