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INTERVISTA

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Irene Falci

L'amore profano

Irene Falci nasce in Sicilia il 7 Novembre 1969.
A Palermo consegue il Diploma di Laurea in Pittura all'Accademia di Belle Arti con la votazione di 100/110.
Espone in collettive presso numerose associazioni culturali e promuove mostre personali in importanti gallerie del capoluogo.
Vive e lavora a Palermo

 
 
 
 
 

1. A cosa o a chi t’ispiri per i tuoi dipinti così intensamente erotici?
Per quanto riguarda artisti del passato noto accenni a Schiele, oltre allo scultore e pittore Manzù celebre per i suoi disegni di nudo.

2. Non mi pare al contrario che alludi ai quadri di Renato Guttuso?
Sì relativamente all’influenza data dallo stile il passaggio dai miei studi accademici - che approfondivano l’aspetto dell’esercizio - a quello indipendente del percorso creativo, hanno risentito dell’opera di Schiele - all’inizio per i temi dell’amore e della morte - per poi lasciarmi dentro il “tratto”, che come evoluzione naturale ho fatto mio per poi superarlo.
 

 

 

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

3. Fra i tuoi docenti all’accademia c’è qualcuno che ricordi in maniera particolare?
Fra i miei ricordi dell’Accademia ho conservato il nome del prof. Provino allievo di Guttuso, che mi avviò alla sperimentazione e all’approfondimento della pittura “materica”, ma già da allora insistevo sugli sfumati e sulla monocromia.

4. Che rapporto c’è stato fra il lavoro di pittrice e quello quale restauratrice? Avevi preso l’ispirazione anche da quella esperienza oppure ti è servita solo per affinare la mano?
L’aver fatto una esperienza lavorativa nel restauro pittorico ha avuto sempre il significato d’applicazione in un settore che mi permetteva di esercitarmi sulla lettura dei colori. Esso era molto distante al livello d’ispirazione, dalla pittura, anche se l’aver spesso utilizzato la tecnica del “rigatino” mi ha suggerito maggiore meticolosità nell’affrontare superfici più ampie.

 

 
       
 
 

 
 
 
 

5. Quanto di “intimo” - intendo di personale - c’è nelle tue opere? Usi più l’inconscio o il razionale quando dipingi? La fotografia è un mezzo che utilizzi per i tuoi ritratti, o dipingi solo dal vero?
In ogni propria opera vi è sempre una parte di sé. Posso quindi dire che l’utilizzo delle trasparenze, delle velature, del grafismo articolato, della focalizzazione delle azioni ossessive, di unione col sé - masturbazione - e di unione con l’altro - amplesso - costituiscono della mia opera uno spostamento, una sublimazione, dove la creazione è terreno sublime delle pulsioni, dei desideri e delle fantasie - oniriche o reali -, in mancanza dell’oggetto amato o rielaborazione dell’assenza, fu presenza. La fotografia mi è utile come supporto, a volte.

6. Hai mai provato ad elaborare dei dipinti astratti?
In passato sì, ma sempre durante gli studi accademici.

 

 
 

   

 
 
 

 

 
 
 
 

7. Oltre al già nominato Schiele, Antonietta Raphael la senti vicina non tanto al tuo stile, ma per i sui disegni e dipinti erotici?
Di lei ho visto una mostra a metà febbraio 2007 a Palermo, e devo dire con tutto la stima per il suo lavoro, che ho letto un linguaggio cui mi sento davvero distante nella forma per il contenuto penso che ogni contenuto abbia una sua speciale preziosità.

8. Quanto è importante per te l’erotismo sia nel lavoro sia nella vita quotidiana?
La nudità dei corpi nel mio lavoro è sì contestualizzabile al mondo dell’eros, ma è anche un pretesto per manifestare il proprio io totalmente.

 

 

 
       
 
 

 
 
 
 


 
9. Hai scritto che “le scene ossessive d’unione col sé - masturbazione -, e di unione con l’altro - amplesso -, costituiscono della mia opera uno spostamento, una sublimazione, dove la creazione è terreno sublime delle pulsioni, dei desideri e delle fantasie - oniriche o reali -, in mancanza dell’oggetto amato o rielaborazione dell’assenza, fu presenza.” A questo punto ti chiedo quanto ti hanno influenzato, se lo hanno fatto, le tematiche freudiane o junghiane che siano?
Mi spiego: nel testo La libido: simboli e trasformazioni Carl Gustav Jung esponeva il suo orientamento che apriva la ricerca psicoanalitica dalla storia personale del singolo alla storia collettiva dell’umanità, la quale nel singolo si concretizza e prosegue, così che l’inconscio non è più solo “l’inconscio personale” - detto anche Ombra - quale prodotto dalla rimozione, ma è “l’inconscio collettivo”. Quello che Jung denomina “archetipi” o modelli, simboli che rappresentano le trasformazioni della libido, nelle quali si esprimono gli archetipi stessi. Questi archetipi non sono tanto delle “idee”, ma delle possibilità di rappresentazioni, valere a dire disposizioni a riprodurre forme e immagini “virtuali”.

 

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

10. La psicologia o per meglio dire psichiatria è importante nelle tue opere?
Non faccio riferimento alle tematiche di Freud e Young, poiché è l’esperienza della mia psiche a prendere esclusivamente campo. L’unica possibile verifica è l’esperienza data dallo stile, il passaggio dai miei studi accademici - che approfondivano l’aspetto dell’esercizio -, a quello indipendente del percorso creativo, hanno risentito dell’opera di Schiele - all’inizio per i temi dell’amore e della morte -, per poi lasciarmi dentro il “tratto” che come evoluzione naturale ho fatto mio, per poi superarlo.
 

11. Quanto lavoro preparatorio: bozzetti, disegni, “carte d’artista” esegui prima di elaborare i tuoi bellissimi acquerelli?
Il mio metodo consiste nell’osservazione di immagini anatomiche tratte da foto, che poi ri-sviluppo in microesecuzioni definitive. La leggerezza e la quasi nitida e sbiadita definizione spaziale, vogliono essere da stimolo per l’osservatore, di entrare esso stesso nel quadro, per avere un approccio tutt’altro che respingente.

 
       
 
 

 
 
 
 

12. Quali correnti artistiche, sia delle avanguardie sia attuali ritieni attinenti al tuo lavoro? E quali modelli di pittura, di fotografie artistiche, di cinema, di “video-installazioni” e di sculture senti più vicine al tuo stato d’animo nel momento in cui ti accingi ad iniziare un nuovo lavoro? Ed ancora quali libri - intendo sia i romanzi sia i saggi - e a quali scrittori e/o poeti ti senti più vicina.
La dimensione onirica oltre che evidente fatto del vissuto, è isolabile in una “surrealtà” dove i codici, la temporalità, la logica subiscono un’alterazione, una direzione non più lineare. Per questo prediligo pittori come Magritte e tutto il movimento del Surrealismo - e l’uso della scrittura che respirava autonomamente dall’immagine dipinta. Amo la filmografia di M. Antonioni ed il suo rapporto perpetuo col concetto di “assenza” di cui gli oggetti si fanno portatori, la “malattia dei sentimenti” che approda all’abbandono come inesorabile sostanzialità della condizione umana, hanno lasciato in me una traccia intellettuale divenuta poi spontanea poi nella mia crescita espressiva. Con la letteratura e la poesia non ho nessun rapporto. Per risponderti sul mio “contatto” con la psicologia, non faccio riferimento alle tematiche di Freud e Young poiché è l’esperienza della mia psiche a prendere esclusivamente campo

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

13. Daniele Licciardello ha scritto: “I velati e trasparenti acquarelli di Irene Falci percorrono i tracciati dell’eros lungo un itinerario che tende a dedurre il reale pervadendolo di una dimensione onirica.” Ebbene quanto c’è di onirico in tutti i tuoi lavori?
Desideri inconsci non per forza vissuti e consapevolezze reali non per forza derivanti da scenari onirici: in sintesi questa pittura utilizza entrambi i fatti come “materiale leggero e luminoso”. La sessualità in senso ampio è vista come in-trasformazione al di là delle barriere e gli “orientamenti” che la identificherebbero in categorie di comodo. La sessualità è da me concepita come possibilità carnale, spirituale, psichica, di cui è costituito il cuore.
 

 


 

 
       
 
 
 

14. Nell’ambito delle rappresentazioni dei rapporti promiscui sembra che la fusione fra gli elementi non sia attivata.
Hai ragione, infatti non lo è. In Precipizio il rapporto erotico a tre esprime la frammentazione, l’impossibilità di scegliere. Infatti è rappresentato ciò che realmente potrebbe accadere nell’incontro: la scissione. Mentre in Possesso regresso sostituzione unione vengono rappresentati gli aspetti profondi del rapporto fra la persona ed il sesso.

15. Usi ancora dei “modelli” che non siano amici che usi sia per i tuoi ritratti che per gli acquerelli erotici?
Il periodo in cui mi servivo di modelli reclutati tra gli amici appartiene al passato, ora mi servo d’immagini fotografiche di corpi come supporto tecnico.

 

 

 
 

   

 
 
 

 
 
 
 

16. Mi hai rivelato che sei anche stata “disegnatrice di vetrate artistiche”. A parte la parte prettamente economica, quanto ritieni sia stato utile per ampliare la visione delle opere, oltre alle tue già considerevoli qualità tecniche?
Quell’esperienza risale a cinque anni fa, adesso il mio lavoro è la pittura.

17. Ti ritieni un’artista “intellettuale”? Te lo domando viste le tue facoltà umanistiche oltre che pittoriche.
Se per “intellettuale” s’intende il tornare, l’esplorare, il fare proprio il patrimonio di studio dei predecessori, no. Ogni artista ha in sé quell’intuizione rivolta alla realtà, che non ha sempre l’esigenza del “filtro” conoscitivo di altri individui.

Intervista a cura di Roberto Barzi
email b.barzi@tin.it

 

 
       
 
 
 

LA CRITICA

 

I velati e trasparenti acquarelli di Irene Falci percorrono i tracciati dell'eros lungo un itinerario che tende a dedurre il reale pervadendolo di una dimensione onirica. L'artista si serve spesso di modelli reclutati fra le sue amicizie con le quali condivide una profonda conoscenza, che le consente di rendere esplicite le identità dei soggetti rappresentati, le loro autonegazioni e le loro scissioni interiori. Comportandosi come un deus ex machina, risolve le antinomie e sfida le aggraziate movenze sommergendoci in un fiume di scomposta passionalità e di impudica sensualità giocando con sottile dileggio e reale tormento personale. Trovano quindi posto nei suoi lavori i desideri inconsci e le consapevolezze reali. Opposizione e doppio emergono, convivono e si confrontano. Il desiderio e l'assenza sono gli elementi fondamentali di questo viaggio che alterna: corporeo e irreale, partecipazione e privazione, pudore e inverecondia. (...)

 

PER SAPERNE DI PIU'

 

http://www.irenefalci.it/home.html

irenefalci@hotmail.it