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9.
Hai scritto che “le scene ossessive
d’unione col sé - masturbazione -, e di unione con l’altro - amplesso
-, costituiscono della mia opera uno spostamento, una sublimazione,
dove la creazione è terreno sublime delle pulsioni, dei desideri e
delle fantasie - oniriche o reali -, in mancanza dell’oggetto amato o
rielaborazione dell’assenza, fu presenza.” A questo punto ti chiedo
quanto ti hanno influenzato, se lo hanno fatto, le tematiche freudiane
o junghiane che siano?
Mi spiego: nel testo La libido: simboli e trasformazioni Carl Gustav
Jung esponeva il suo orientamento che apriva la ricerca psicoanalitica
dalla storia personale del singolo alla storia collettiva
dell’umanità, la quale nel singolo si concretizza e prosegue, così che
l’inconscio non è più solo “l’inconscio personale” - detto anche Ombra
- quale prodotto dalla rimozione, ma è “l’inconscio collettivo”.
Quello che Jung denomina “archetipi” o modelli, simboli che
rappresentano le trasformazioni della libido, nelle quali si esprimono
gli archetipi stessi. Questi archetipi non sono tanto delle “idee”, ma
delle possibilità di rappresentazioni, valere a dire disposizioni a
riprodurre forme e immagini “virtuali”.
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