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Lorenzo, come è nata l’idea che ha dato vita al
romanzo?
E’ iniziato tutto un paio di anni fa. Ero sotto
la doccia e casualmente mi venne in mente il
dialogo principale, quello che poi dà il titolo
al romanzo. Lo scrissi su un quaderno, e lì è
rimasto per parecchio tempo. Un anno fa, perso
il lavoro, mi sono ritrovato da un giorno
all’altro a non sapere come impiegare le otto
ore che prima passavo in ufficio. Così mi sono
seduto al computer, ho tirato fuori il quaderno,
che tra l’altro uso tutt’ora, e ho iniziato a
scrivere. Quindi non so bene se a darmi l’idea è
stata la doccia in se, o il bagnoschiuma. Devo
chiedere a mia madre di quale prodotto si
trattasse, non si sa mai mi faccia venire in
mente qualche altra cosa sensazionale!
Descrivilo con tre aggettivi
Spassoso, perché fa ridere. Sorprendente, perché
per me è stato fonte di numerose sorprese.
Verde, perché la copertina è di quel colore lì!
Chi è Danilo Varini?
Sarà banale, ma è un ragazzo normale. Di quelli
che vedi mentre sei al centro commerciale a fare
la spesa, o che vedi in comitiva al cinema, o
fuori da un pub la sera. Quello che volevo, era
che venisse fuori il più “casereccio” possibile,
come un ragazzo senza manie particolarmente
stravaganti. Così tutti si possono immedesimare
in lui, o comunque nei suoi stati d’animo.
Come hai costruito il suo profilo psicologico?
Come ho già detto, il libro è venuto fuori in un
mio momento particolare, quindi tutta la
psicologia del personaggio riflette quello che
ero in quel momento: a tratti felice, a tratti
triste, discretamente sfigato e perennemente
speranzoso.
Quali sono i punti di forza del romanzo?
Credo siano le differenze rispetto agli altri
racconti di questo genere. Lo dico da lettore:
ce ne fossero di scrittori che scherzano o
ironizzano sull’omosessualità, o che comunque non
ne facciano il punto cruciale del romanzo.
Voglio dire, Danilo sarà anche gay, ma non è
certo la prima cosa che viene fuori dal suo
personaggio! La forza del mio libro sta nel
fatto che chiunque, leggendolo, può capire che
la maggior parte degli omosessuali è come la
maggior parte della gente comune: contenta,
malinconica, spaventata o confusa. Ho esagerato
con questo ragionamento? Allora con molta
modestia dico: il punto di forza del romanzo è
l’autore. Oh!
Quanto
tempo hai impiegato per la stesura?
Circa
un mese. Non so se è tanto o poco. Io mi
svegliavo la mattina presto e generalmente
scrivevo fino a mezzogiorno, quando mi
interrompevo per il pranzo. Poi riprendevo nel
primo pomeriggio, e non smettevo prima di
mezzanotte. Per un mese, sempre così, senza fare
altro. Forse non è tanto normale, ora che ci
penso!
A
quali lettori si rivolge?
Verrebbe scontato dire: ai gay. E sicuramente di
uomini eterosessuali ne attrarrà ben pochi. Le
donne sono sempre più aperte rispetto ai maschi!
Però mi piace pensare che questo libro sia
rivolto a tutti. Del resto l’ha letto anche mio
fratello, che ha 13 anni, e decisamente gli
piacciono le femminucce. Quello che volevo era
far ridere la gente, quindi punta anche a quel
target di lettori che hanno voglia di farsi due
risate senza stare troppo a scervellarsi con
racconti impegnativi.
Quali
tematiche affronta?
Per
prima cosa dico la maturità. Danilo è
decisamente un immaturo,
e il libro dà una chiara immagine di cosa accade
se uno non sa prendere decisioni sagge e decise.
Poi rispondo anche: l’amicizia, la famiglia,
l’amore, la passione e, ovviamente,
l’omosessualità. La metto per ultima nella
speranza che le altre siano risultate più
“incisive”.
Cosa
ti piace leggere?
Amo i
racconti di Sveva Casati Modignani, ai quali mi
ha introdotto la mia mamma, e quelli di Federica
Bosco che mi fa sempre sganasciare dal ridere.
Ma alla fine leggo di tutto, basta che mi
attragga in qualche modo.
A
quali progetti ti stai dedicando attualmente?
Se
parliamo di scrivere, attualmente sto lavorando
a una cosa, che non so se sarà mai portata a
termine, o rimarrà nella cartella “Incompleti”
del mio computer. Se parliamo in generale, non
te lo dico per scaramanzia! Quando mi vedrai
alla settimana della moda a Milano, allora te ne
parlerò.

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