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Adamo Bencivenga
L'appuntamento
Una macchina si ferma in uno spiazzo sulla strada, lungo la scogliera a
picco sopra il mare, e scende una donna con un foulard giallo arancio, il
suo vestito di garza e niente che gioca con il vento, e per un attimo le
scopre le gambe abbronzate, e lei che si ricopre con un vezzo di malizia,
e lei che poi rimane a contemplare l’orizzonte. Sono le undici e venti
quasi venticinque, di un mattino fresco a Marzo, di un giorno come sempre,
c’è una brezza leggerissima che le spettina i capelli, e il profumo di
salsedine le patina le braccia. Come in un film in bianco e nero da
attrice consumata, fa due passi lungo il muro sui suoi tacchi troppo alti,
fa due passi verso il mare respirando quell'odore, magra ed elegante è
alta quanto basta, per sentirsi una modella, per sentirsi solo bella, con
un tocco di mistero sotto gli occhiali neri neri, con un tocco poi
d’intrigo sotto il vestito trasparente.
Il suo sguardo non si perde, ma fissa un punto esatto, quella villa
fatiscente a picco sopra il mare, quelle finestre sempre chiuse logore di
sale. Un brivido la prende mentre la guarda incantata, le croste lungo i
muri, gli infissi decadenti, ma si ferma per un istante e il cuore arriva
in gola, dietro i vetri scuri c’è un uomo che la guarda, un uomo che è
tornato a casa dopo tanto, lei non crede ai suoi occhi ed abbozza un
sorriso, vorrebbe ma non può trattenere quella gioia.
L’addio è come il ritorno c’è sempre un vuoto da colmare, distanze e
lunghezze da gremire o accorciare. Scosto la tendina e la vedo che
sorride. Avevo la certezza che sarebbe poi passata. "Passerò tutti i
giorni, alle undici e venti, tanto so che prima o poi ti vedrò alla
finestra." Questo aveva detto mentre mi baciava sulla bocca.
"Tu sai che non andrò mai via, seppure adesso sto partendo e quando mi
vedrai, non sarò io che son tornato, ma sarai tu a vedermi, e se m´ami
come m'ami neppure un giorno sarò partito." Questo le ho risposto mentre
la baciavo sulla bocca. Perché io so che non mi sono mai mosso, da questa
casa in riva al mare, da i suoi ieri e i suoi domani, da quei giorni
sempre uguali, quando la mattina raccoglieva i suoi capelli, quando ogni
sera li spaiava a ciocche larghe. Perché lei sa che abbiamo fatto poi
l´amore, dentro un'altra stanza che non era in faccia al mare, cullato da
una donna che non aveva i suoi occhi. Ed io che la baciavo e lei che mi
baciava, so che l´ha vissuto perché non ci siamo mai lasciati e voglio che
tra poco mi racconti passo passo, ogni sensazione, ogni brivido di pelle.
Ogni volta lei si ferma immobile sul portone. Ogni volta chiude gli occhi
ed aspetta qualche cenno. L'orecchio teso e fisso a captare un rumore, il
cigolio di una porta che si apre e poi si chiude, o quello di passi in
fretta, veloci dalle scale. Ma ogni volta riporta a casa solo il suo
silenzio, di un'assenza che invisibile la punge e la trafigge, come aghi
sulla pelle, come buchi nel suo cuore. Ma oggi invece è diverso, qualcosa
è cambiato, e lei adesso sa che deve fare, perché una tenda che si muove è
un cenno convenuto, significa che può entrare e salire quelle scale, e
rifarsi poi il trucco perché è solo e l’aspetta.
La sento che sta salendo, sento il fiato che s’ingrossa, sento i suoi
tacchi, un rumore senza intoppi. Tra poco mi dirà che le sono poi mancato,
oppure sentirò soltanto i suoi respiri, senza dire che mi ama perché
adesso più non serve. Ed io risponderò che non sono mai mancato oppure non
le dirò… non dirò proprio niente, perché adesso che l’abbraccio non
servono le parole, perché adesso che mi bacia non ha senso recitare, nulla
è reale, nulla un fondamento, se non il nostro fingere che esista una
storia, un uomo che va via e crede di restare, una donna che l’aspetta
ogni giorno a quest’ora, per fare poi l’amore, per sentirsi ancora amanti,
per sentirsi dopo anni che stanno ancora insieme.
Poggia la borsa in terra, sfila in fretta il vestito, si toglie poi le
scarpe, vedo la voglia che l’assale. Ora è lei che mi chiama, e non serve
più la storia, quel film in bianco e nero, quella macchina che si ferma,
lungo la scogliera a picco sopra il mare, una donna in un foulard che
guarda verso l’alto, un uomo e una tenda, una villa fatiscente. Un vestito
di garza e niente che gioca con il vento, e per un attimo le scopre le
gambe abbronzate, e lei che si ricopre con un vezzo di malizia, e lei che
poi rimane a contemplare l’orizzonte.
Perché fuori c’è ancora il mare e dentro un grande letto, che ci aspetta e
ci culla per fare poi l’amore, e sfamarci di baci e fiati e brividi di
pelle, e saziarci dei nostri corpi che chiedono e danno, per poi restare
come sempre, a guardare il soffitto, per inventarci un’altra storia, per
un altro appuntamento.
FINE
Foto DAVIDFONTANI |
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