Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male.
Questo è tutto. Oscar Wilde

L'Appuntamento
DI


&
Francesca Panzacchi


 

 

Adamo Bencivenga L'appuntamento


Una macchina si ferma in uno spiazzo sulla strada, lungo la scogliera a picco sopra il mare, e scende una donna con un foulard giallo arancio, il suo vestito di garza e niente che gioca con il vento, e per un attimo le scopre le gambe abbronzate, e lei che si ricopre con un vezzo di malizia, e lei che poi rimane a contemplare l’orizzonte. Sono le undici e venti quasi venticinque, di un mattino fresco a Marzo, di un giorno come sempre, c’è una brezza leggerissima che le spettina i capelli, e il profumo di salsedine le patina le braccia. Come in un film in bianco e nero da attrice consumata, fa due passi lungo il muro sui suoi tacchi troppo alti, fa due passi verso il mare respirando quell'odore, magra ed elegante è alta quanto basta, per sentirsi una modella, per sentirsi solo bella, con un tocco di mistero sotto gli occhiali neri neri, con un tocco poi d’intrigo sotto il vestito trasparente.

Il suo sguardo non si perde, ma fissa un punto esatto, quella villa fatiscente a picco sopra il mare, quelle finestre sempre chiuse logore di sale. Un brivido la prende mentre la guarda incantata, le croste lungo i muri, gli infissi decadenti, ma si ferma per un istante e il cuore arriva in gola, dietro i vetri scuri c’è un uomo che la guarda, un uomo che è tornato a casa dopo tanto, lei non crede ai suoi occhi ed abbozza un sorriso, vorrebbe ma non può trattenere quella gioia.

L’addio è come il ritorno c’è sempre un vuoto da colmare, distanze e lunghezze da gremire o accorciare. Scosto la tendina e la vedo che sorride. Avevo la certezza che sarebbe poi passata. "Passerò tutti i giorni, alle undici e venti, tanto so che prima o poi ti vedrò alla finestra." Questo aveva detto mentre mi baciava sulla bocca.
"Tu sai che non andrò mai via, seppure adesso sto partendo e quando mi vedrai, non sarò io che son tornato, ma sarai tu a vedermi, e se m´ami come m'ami neppure un giorno sarò partito." Questo le ho risposto mentre la baciavo sulla bocca. Perché io so che non mi sono mai mosso, da questa casa in riva al mare, da i suoi ieri e i suoi domani, da quei giorni sempre uguali, quando la mattina raccoglieva i suoi capelli, quando ogni sera li spaiava a ciocche larghe. Perché lei sa che abbiamo fatto poi l´amore, dentro un'altra stanza che non era in faccia al mare, cullato da una donna che non aveva i suoi occhi. Ed io che la baciavo e lei che mi baciava, so che l´ha vissuto perché non ci siamo mai lasciati e voglio che tra poco mi racconti passo passo, ogni sensazione, ogni brivido di pelle.


Ogni volta lei si ferma immobile sul portone. Ogni volta chiude gli occhi ed aspetta qualche cenno. L'orecchio teso e fisso a captare un rumore, il cigolio di una porta che si apre e poi si chiude, o quello di passi in fretta, veloci dalle scale. Ma ogni volta riporta a casa solo il suo silenzio, di un'assenza che invisibile la punge e la trafigge, come aghi sulla pelle, come buchi nel suo cuore. Ma oggi invece è diverso, qualcosa è cambiato, e lei adesso sa che deve fare, perché una tenda che si muove è un cenno convenuto, significa che può entrare e salire quelle scale, e rifarsi poi il trucco perché è solo e l’aspetta.

La sento che sta salendo, sento il fiato che s’ingrossa, sento i suoi tacchi, un rumore senza intoppi. Tra poco mi dirà che le sono poi mancato, oppure sentirò soltanto i suoi respiri, senza dire che mi ama perché adesso più non serve. Ed io risponderò che non sono mai mancato oppure non le dirò… non dirò proprio niente, perché adesso che l’abbraccio non servono le parole, perché adesso che mi bacia non ha senso recitare, nulla è reale, nulla un fondamento, se non il nostro fingere che esista una storia, un uomo che va via e crede di restare, una donna che l’aspetta ogni giorno a quest’ora, per fare poi l’amore, per sentirsi ancora amanti, per sentirsi dopo anni che stanno ancora insieme.

Poggia la borsa in terra, sfila in fretta il vestito, si toglie poi le scarpe, vedo la voglia che l’assale. Ora è lei che mi chiama, e non serve più la storia, quel film in bianco e nero, quella macchina che si ferma, lungo la scogliera a picco sopra il mare, una donna in un foulard che guarda verso l’alto, un uomo e una tenda, una villa fatiscente. Un vestito di garza e niente che gioca con il vento, e per un attimo le scopre le gambe abbronzate, e lei che si ricopre con un vezzo di malizia, e lei che poi rimane a contemplare l’orizzonte.

Perché fuori c’è ancora il mare e dentro un grande letto, che ci aspetta e ci culla per fare poi l’amore, e sfamarci di baci e fiati e brividi di pelle, e saziarci dei nostri corpi che chiedono e danno, per poi restare come sempre, a guardare il soffitto, per inventarci un’altra storia, per un altro appuntamento.

 

 

FINE

 

Foto DAVIDFONTANI

 

 

 
 
     
 

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