RACCONTO
 
     
 
 
 

Francesca Panzacchi
Nicola Timpanaro

Giallo erotico n. 2

 

 
 
 
 

 
     
 
 
 

Il dono tuo, il quaderno, è dentro la mia mente

scritto tutto in memoria imperitura,

che assai più durerà di quelle vuote pagine,

oltre ogni termine, fino all'eternità.

O almeno fino a che la mente e il cuore

avranno da natura la facoltà di esistere,

finché al labile oblio non daran la lor parte

di te, il tuo ricordo non potrà cancellarsi;

quei miseri appunti non potrebbero tanto contenere

ne' mi occorre un registro per segnare il tuo amore;

per questo ho osato dar via il tuo quaderno,

fidando invece in quello che meglio ti riceve.

 

Il tenere un qualcosa che serva a ricordarti

equivarrebbe ad ammettere ch'io so dimenticarti.

 

(William Shakespeare, Sonetto 122)

 

Nicole era uscita di casa per perdersi in un altro tempo. Aveva lasciato i capelli liberi in un liscio e  castano ondeggiare sul maglione verde chiaro che copriva la vita dei jeans attillati. Le scarpe da tennis bianche erano già macchiate dalla pioggia che litigava con l'asfalto quando salì i gradini in marmo della vecchia biblioteca e ne spalancò il ruvido portone in legno. La porta che le si chiudeva dietro aveva sempre lo stesso docile cigolio, lento, gentile, come un abbraccio che sa chiudere fuori il mondo e non appena cessava la luce mutava in un arancio cupo intriso di velluto a rendere indefiniti gli spazi.

Passò accanto al registro degli ingressi, firmando la sua presenza su quel libro dalle pagine ruvide che pareva esser sempre lo stesso del primo giorno. Non si fermò a cercar la collocazione sulla tabella. Pensava di trovare il libro nello stesso posto della prima volta. Voleva trovarlo lì. Occhi grigi a dar attenzione al bordo dei volumi. Dita eleganti che si levavano a cogliere quel libro più sottile. Il tocco, fu il primo contatto. Chiuse gli occhi nell'aprirlo levandolo al viso, aspettando che l'odore delle pagine arrivasse assieme al profumo delle parole scritte. Un lungo istante, poi aprì gli occhi.

Eccoli, disarmanti come allora nella loro reale bellezza. Quattordici versi in lingua anglosassone antica, da far suoi come la pelle di un amante sempre uguale ad una differente parte di lei e mai uguale a sé stesso. Occhi famelici di quelle sensazioni che le parole solo raramente sanno tradurre. Ed era così in quel momento, ed era così di nuovo, dopo tanto tempo. Poi, un'interruzione inattesa. Da 121 a 123. Sfogliò la pagina successiva, per poi tornare indietro con impazienza. Vi era solo il segno dello strappo, a ricordare il sonetto 122.

Al suo posto un biglietto: dodici versi scritti a mano. Una sensazione di fastidio, quasi rabbia, per la profanazione di qualcosa che tanto amava. Il percorso delle sue pupille seguiva quello delle lettere, facendo sua la scrittura dal carattere prettamente maschile. Senza aspettarsi nulla girò la carta. Un numero di telefono, preceduto da una F maiuscola. Normalmente avrebbe provato indignazione all'idea che qualcuno avesse potuto sciupare l'integrità di un oggetto così carico di bellezza per cercare un assurdo approccio casuale, invece mise in dubbio i suoi preconcetti nel rileggere quel biglietto.

 Era stato scritto con cura ma mancava degli ultimi due versi…  "Perché…?" Mosse appena le labbra. Non aveva il telefono con sé, eppure sentiva di voler sapere, con la titubante caparbietà di una ragazza in bilico tra il bianco e nero di una giovinezza vissuta con la profondità riflessiva e l'amaro biasimo per la superficialità dei suoi coetanei ed il timore dell'intensità delle parole e delle voci oltre il confine di ciò che si può controllare. C'era un vecchio telefono, un tempo a gettoni, appeso alla parete in fondo all'ultima fila di scaffali. La luce era più fioca in quell'angolo.

Non sapeva nemmeno se fosse attivo. Sollevò la cornetta portandola all'orecchio destro. C'era ancora il disco circolare per comporre i numeri. La mano le tremava. Sbagliò il terzo numero. Riappese. “Che sto facendo..?” Si scostò, ascoltando il proprio battito. Scelse di riprovare. Tornare indietro ora con il dubbio avrebbe lasciato troppo vuoto domani. I capelli le coprivano metà del viso. In quell'angolo, era una figura quasi invisibile. Nella sinistra stringeva il biglietto senza accorgersene. Ora, il numero suonava libero.

Uno, due, tre, quattro squilli... Finalmente quella voce. Calda, avvolgente, sconosciuta. Poche parole, distratte. Nicole restò in silenzio, captando ogni sfumatura.
"Allora? Devo riattaccare?" La voce sconosciuta si fece spazientita. 
"Ho trovato il tuo numero scritto in un libro..." riuscì a dire tutto d'un fiato.
Il tono dello sconosciuto cambiò, si fece più pacato, esitante, curioso.


"Cosa ti ha spinto a chiamarmi?"
Nicole non rispose. “Perché l’hai fatto..?” chiese invece dopo qualche attimo di silenzio, con la schiena appoggiata alla parete.
Dall’altro capo Francesco si distese lungo il profilo del divano, mentre il buio lasciava scoperte solo le labbra disegnate e mai completamente serrate.
“La risposta sei tu…”
Silenzio, di nuovo. “Cosa significa..?” chiese Nicole con voce tremante.
Sorrisero quelle labbra d’uomo, avviluppato dal piacere di capovolgere la ragione, rendendo lasciva ogni virtù e disillusi i vizi. “Il tenere un qualcosa che serva a ricordarti…” recitò lui lasciando sospeso il verso mancante.


La ragazza fece suo quel verso interrotto, muovendo le sue labbra di bambina che sa:  “..equivarrebbe ad ammettere ch'io so dimenticarti.”
Ed il sorriso s’allargò di piacere sul viso dell’uomo consumato dallo stupro d’ogni vitale bellezza che aveva voluto e preso. “Sì…”  un sibilo graffiante. “Ed è qui che nasce il paradosso della mia esistenza..” toccando il proprio addome con la carezza delle unghie curate su mani forti ed assieme eleganti. “L’ho tenuta qui, accanto a me, anche dopo averla lasciata… Questo significa forse averla dimenticata?”.

La ragazza sentì il vibrare delle parole dentro la testa. Non ebbe nemmeno il tempo di pensare. “Co.. Cosa..?”
“Quel libro è rimasto sulla stessa scansia a lungo” continuò lui come se la spogliasse con le parole, iniziando dal collo.
“…quasi da quanto lei è chiusa qui con me… Vuoi vederla?” Non le lasciò tempo di pensare.
“Sono davanti a te” - ascoltò quel silenzio come ne saggiasse il sudore freddo - “Sali al primo piano e guarda dalla finestra a Nord, lei ed io siamo lì. Vieni adesso, se vuoi aiutarla...” Click.

La ragazza restò immobile per un attimo infinito. La cornetta veniva staccata dal suo orecchio e, con mano tremante, riposta sulla forcella d’ottone. Solo allora Nicole sentì il proprio cuore impazzito sovrastato dai brividi alla schiena. Cosa doveva fare? Non era nemmeno sicura di aver capito la situazione. Un pazzo che voleva essere guardato oppure fermato o che forse voleva trovare la perversa complicità di un’anima. Un essere instabile o solo un megalomane? In ogni caso, se era vero che quell’uomo si trovava nella casa lì davanti, non avrebbe corso nessun rischio salendo al primo piano della vecchia biblioteca e restando lì protetta e celata ad osservare. Prese con sé sia il libro che il biglietto e salì le scale con passo veloce e leggero. Entrò in una stanza quasi totalmente buia, dove una delle finestre era spalancata e protetta da tende svolazzanti.

Si avviò in quella direzione. Posò il libro su una vecchia scrivania continuando a stringere il biglietto nella mano sinistra. I suoi occhi scrutarono il palazzo che aveva davanti, un piano alla volta, in cerca di qualcosa che ancora non trovava. Assorta in quella nervosa ricerca non diede importanza al pavimento di legno che rumoreggiò alcuni passi più indietro, come non ne diede al leggero cigolio della maniglia quando la porta venne richiusa alle sue spalle.

“Sapevo che saresti venuta”
Quella voce nella penombra la riempì di paura. Si sentì stupida. Si rese conto di essere in trappola. Nicole si girò di scatto col cuore che le scoppiava. Davanti a lei solo una sagoma, silenziosa ed immobile.
“Chi sei?” chiese senza riuscire a trattenere le lacrime.
“Non ha nessuna importanza. E lo sai.”
Fece una pausa e poi proseguì: “Sono un’ombra. Sono la paura che non puoi controllare. Sono il desiderio che non riesci ad esprimere. Sono un essere che ama quello che ami tu”
“Voglio andare via” urlò la ragazza.

L’uomo fece alcuni passi verso di lei ma Nicole, come paralizzata, non indietreggiò. Ora poteva vedere distintamente il profilo del suo corpo, le spalle larghe, i capelli scuri spettinati. Il suo sguardo invece era ancora celato dalla penombra.
“No, tu ora resterai qui e mi ascolterai. E’ da troppo tempo che aspetto. Ho nascosto i mio dolore in un vecchio libro che poteva non essere mai trovato. Tu hai ridato vita a quel dolore e adesso ti appartiene…adesso dovrai condividerlo con me”
“Lasciami andare” diceva lei… però non accennava a muoversi. Distanze che s'assottigliavano con la rapidità della marea che incede. Mani che non la toccavano ancora… bastava la sensazione della totale impotenza della ragazza a deliziare il narcisismo di Francesco. Ancora buio in quegli occhi. Buio in cui un doppio bagliore riflesso andava a dipingere macchie di luce.
“Fermami… prima che io dimentichi anche te”

Udendo quelle parole Nicole si sentì perduta. Non urlò. Non si mosse. Sussurrò soltanto “Lei dov’è?” mentre sentiva la lama del coltello premere delicatamente sul suo collo.
“Dove è sempre stata” rispose lui guardandola nelle grigie perle macchiate di buio “davanti a me”. La lama scivolava mischiando il freddo del proprio filo con gocce calde rubate al battito di quella vita… "fermami ora o continuerò per sempre..." disse premendo quell'arma contro la sua pelle, all'unisono con la pulsante pressione del proprio malato desiderio contro il suo bacino.

Fu in quell’attimo che la mano sinistra della ragazza trovò la finestra, i suoi occhi s'illuminarono mentre il dolore s'acuiva. Appallottolò il biglietto e lo lanciò nel vuoto.
"Non mi serve tener nulla di te…"
Fu allora che lui si fermò. Nicole avvertì che aveva allentato leggermente la presa. Afferrò la mano che impugnava il coltello e, trattenendola, gli sussurrò: “Non voglio che ti fermi, devi andare fino in fondo”. Francesco gettò a terra il coltello “Maledetta… Non è così che doveva andare”

Nicole lo raccolse, ancora ricoperto dal suo sangue, si rialzò e ferì leggermente una spalla dell’uomo,  con un movimento lento, come penetrasse la carne viva di un amante casuale di cui mai aveva scorto il viso. “Ora il mio sangue è mescolato al tuo” un passo e fu ad un respiro da lui ”Ora siamo la stessa cosa. Dimenticami adesso, se puoi”
Rabbioso e rapito lui urlò “Non posso, maledetta!”
Punte dei piedi di Nicole a levarla verso la sua bocca, occhi fatti di quella dolcezza pronta ad accogliere e a curare l'amore, labbra che con tono vellutato sanciscono il pensiero come un marchio sulla pelle  “Io, sì...”
Il secondo colpo che inferse fu rapido ed inaspettato. Lui rimase a guardarla con gli occhi sbarrati ed il coltello piantato nel petto. Nicole non pianse, neanche quando, un attimo dopo, frugò nelle tasche dell’uomo per cercare la pagina mancante. La trovò, la strinse forte fra le mani e, sporca di sangue, la ripose nel libro.
 
 


 
 

Autori: Francesca Panzacchi e Nicola Timpanaro
Foto: Dark Dream Studio
Modella: Francesca Panzacchi
 

 

 
 
 
 
  NOTA BIOGRAFICA  
     
  Francesca Panzacchi, laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Politico-Sociale, presso l’Università degli Studi di Bologna, collabora come giornalista con la rivista TRENDY, allegato mensile del Resto del Carlino e con il magazine di Letteratura e d’Arte LIBERAEVA. Collabora inoltre con la rivista SNAP Bologna - Capturing Life and Entertainment.
Autrice selezionata al Concorso letterario "365 Aforismi per un anno" indetto
dall'Associazione Culturale Pragmata, volume stampato nel mese di Novembre 2007.
Autrice selezionata al Concorso di Poesia “Tra un fiore colto e l’altro donato” indetto da Aletti Editore e Rivista Orizzonti (il volume antologico andrà in stampa nel mese di Dicembre 2008).
Ha pubblicato la silloge poetica “LIRICHE SOSPESE” - Vitale Edizioni (2008).
Ha inoltre pubblicato il racconto “Lo sconosciuto” all’interno dell’Antologia “Il profumo della passione” – L’erotismo in prosa – e il componimento poetico “Il primo desiderio” all’interno della raccolta di poesie “Il genio della lampada sulla croce” – Vitale Edizioni (2008).
Ha scritto la Prefazione del libro "La rinascita della grande Dea dell’Amore" di Michele Stuppiello, collana Ducas, Nicola Pesce Editore (2008).
Concorso letterario PRE-TESTI: testi pubblicati sul Resto del Carlino Edizione di Rimini del 6 Luglio 2008 e nella prima edizione cartacea del Concorso (Luglio 2008).
Vincitrice del Concorso letterario “DELITTO IN LIBRERIA” (1°classificata) indetto dalla Libreria MONDADORI_Le Befane Shopping Centre, con il racconto giallo “Il dettaglio” (Ottobre 2008).
E’ ospite abituale del talk show DOLCEAMARO, in onda su un’emittente privata dell’Emilia Romagna, come opinionista ed immagine.


http://francescap.altervista.org
www.myspace.com/francesca_panzacchi

 
 

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