RACCONTO
 
     
 
 
 

Francesca Panzacchi
Luca De Santis

Giallo erotico n. 1

 

 
 
 
 

 
     
 
 
 

Sapeva di non dover inviare quel messaggio. Gli era già capitato, in passato, di attendere con ansia crescente una risposta e poi doversi rassegnare: scriveva poco, un po’ per vezzo, un po’ perché il suo carattere era così, orgoglioso e spesso ostile. Uno Scorpione, si direbbe. Eppure quel giorno, pur consapevole, non aveva resistito; aveva scritto un messaggio neutro, un po’ banale, solo per vedere una risposta, solo per sentire che il loro filo era ancora integro.

Dopo, ogni due minuti controllava la posta e ad ogni verifica il suo nervosismo cresceva. Decise allora di telefonare. Prese in mano il cellulare, compose il numero, esitò un lunghissimo attimo, poi annullò la chiamata. Il desiderio di sentire quella voce però rimase, come una piccola fitta nel profondo del suo essere. Guardò fuori dalla finestra, stava per piovere, proprio come l'ultima volta che si erano visti.

Decise di uscire comunque. L'aria era mite, Luca camminava immerso in un unico pensiero ed era convinto che si vedesse, mentre incrociava lo sguardo altrui distratto e frettoloso.
"Ehi, ma non saluti più gli amici?"
Si girò di scatto e si accorse che Sara lo guardava con un sorriso sorpreso e un po’ preoccupato.
"Ciao, scusa, non ti avevo proprio vista..."

Erano passati molti mesi da quella sera, si sentì immediatamente in colpa per non averla chiamata per così tanto tempo.
"Aspettavo almeno una telefonata, che fine hai fatto? Ma... stai bene? Hai una faccia..."
Si scosse dal suo torpore e fece cenno di sì con il capo.
"Sai... devo ancora accettare ciò che è successo, ho bisogno di tempo."

Sara gli appoggiò una mano sul braccio e gli chiese "Pensi ancora a lei vero?"
"Non sono ancora pronto per parlarne, cerca di capire"
Sara sorrise comprensiva, ma il suo era un sorriso triste, rassegnato. Non era certo la prima volta che si mescolava alla folla che ogni pomeriggio invadeva il portico sottostante l’ufficio di Luca nella speranza di riconoscere il suo volto in mezzo ai passanti e ora che finalmente lo aveva lì davanti a sé non sapeva bene come comportarsi.

Luca avvertì il suono di un messaggio in arrivo.
"Scusa Sara ma devo proprio andare, ti chiamo nei prossimi giorni e parliamo un po’...va bene?"
Senza darle il tempo di replicare s’incamminò in fretta verso casa, salì le scale senza attendere l'arrivo dell'ascensore e chiuse la porta a chiave. Era sudato e nervoso, si rendeva conto di essere tremendamente emozionato. Si tolse l'impermeabile e proprio in quel momento suonò il campanello. Era tentato di non rispondere, ma poi quasi meccanicamente impugnò il citofono.

"Luca, scusa ti è caduto il portafogli mentre te ne andavi... mi fai salire?"
Mise una mano sulla tasca dei pantaloni e realizzò di non avere il portafogli, ma rimase comunque a pensare. Voleva leggere quel messaggio ma in assoluta tranquillità, accettando il rischio di una delusione, ma voleva essere solo. Non senza un certo disappunto appoggiò il telefono sul tavolino esagonale dell'ingresso e diede svogliatamente il tiro. Rimase ad aspettare sulla soglia, con la porta aperta e lo sguardo fisso rivolto al telefono posato lì vicino. Sentiva di essere confuso come un ragazzino alle prime armi e un po’ se ne vergognava.

Sara si affacciò sul pianerottolo tendendo in avanti la mano che impugnava il portafogli ma non disse nulla. Si sentiva un po’ a disagio per quella non voluta intrusione.
La fece entrare.
"Vuoi qualcosa da bere?"
"Grazie, non voglio disturbare, ma ti vedo proprio scosso, sicuro che non vuoi parlarne con me?"
Luca si avviò verso la cucina e sfiorò con lo sguardo il telefono sul tavolino. Tornò poco dopo con due bicchieri e una birra gelata, si sedette sul divanetto di fronte a Sara e versò la birra ad entrambi.

"Sai che sei proprio in forma? Questa abbronzatura lieve ti dona, ti apre lo sguardo...non so hai qualcosa di diverso dal solito"
"Grazie, ho tagliato i capelli finalmente, non ricordi quante volte me l'hai consigliato?"
Ricordava bene, ricordava i giorni passati con lei al mare e le lunghe passeggiate sulla spiaggia senza dire una parola. Ricordava quel suo modo di fare l'amore così spontaneo e remissivo, quasi fosse sempre stata fra le sue braccia. Ricordava ogni bacio che le aveva dato ed ogni pensiero su di lei ma come se si trattasse della vita vissuta da un'altra persona. Questo senso di estraneità lo sorprendeva.

"Senti... ma cosa è successo tra di voi di così grave?"
Si rendeva conto delle possibili conseguenze di quella domanda. Istintivamente sfiorò la tasca del cappotto come per controllarne il contenuto e sentirsi rassicurata.
Lui esitò un attimo prima di rispondere. Fissò Sara con uno sguardo impenetrabile, poi sospirò. "Non è mai stata mia sai... Pensavo che avesse chiuso con tutti gli altri, me lo aveva giurato ma non era vero..." fece una pausa e poi proseguì: "La amavo troppo per poterla lasciare e non abbastanza per poterla perdonare". Guardò Sara sperando che dicesse qualcosa ma lei si limitò ad abbassare lo sguardo.

"L'hai uccisa tu vero?" gli chiese senza guardarlo.
"Sofia è viva. Tra poco mi telefonerà oppure risponderà al mio messaggio. Sofia è tutto per me"
Sara rabbrividì e poi soggiunse: "Sofia si è suicidata dieci giorni fa... almeno questo è quello che pensano tutti"
Lui aggrottò le ciglia "Perchè pensi che l'abbia uccisa io?"

Col cuore che le scoppiava nel petto rispose "Perchè avevo parlato con lei quella maledetta sera... e mi aveva detto di avere paura -singhiozzò- aveva paura di te..."
"Quello che ho fatto era necessario. Io l'ho salvata, capisci? L'ho salvata da sé stessa."
"Tu l'hai uccisa..."
"Non l'ho mai sentita mia come in quegli attimi, quando le forze stavano per lasciarla. Ricordo quella luce che aveva negli occhi, mentre la strangolavo. Facevamo l’amore con violenza, la prendevo e le stringevo il collo, le piaceva così, mi diceva di continuare... ero in preda ad un furore cieco, stringevo sempre più forte mentre lei ansimava “ancora… ancora…” Non è mai stato così bello…quando ho lasciato la presa ho capito. Ero ancora dentro di lei e l’ho sentita raggelare”.

Luca rimase qualche istante in silenzio, poi aggiunse:
“Non è stata una cosa premeditata sai... la corda con la quale l'ho appesa al lampadario ho dovuto cercarla in cantina e...”
"Taci! Assassino!" urlò Sara all'improvviso e fece per fuggire verso la porta ma lui la trattenne per un braccio spingendola poi violentemente contro la parete.
La schiacciava con tutto il suo peso rendendole impossibile qualsiasi movimento.
Lei ora piangeva e lo supplicava "Ti prego non farmi del male..."

Improvvisamente Luca si ricordò del telefono sul tavolo e di quel messaggio in attesa.
Lasciò la presa, le accarezzò il viso.
"Sara, non è come pensi tu, io non l'ho uccisa, prima ero fuori di me, Sofia è viva e mi ha mandato un messaggio mentre eravamo fuori sotto al portico"
"Sei pazzo! Non credo a una parola di quel che dici, mi hai quasi soffocato, lasciami andare via!"

Si sedette sul divano e indicò con la mano il tavolino dove aveva riposto il cellulare, invitandola rassegnato a leggere il messaggio. Raccolse la testa fra le mani.
Sara guardò istintivamente la porta chiedendosi se fosse chiusa a chiave e poi si avvicinò al telefono. Lo prese in mano e vide che non c'era nessun messaggio in attesa.
Si avvicinò a Luca, si inginocchiò di fronte a lui e lo baciò. Un bacio lungo, sensuale, interminabile. Sara si abbandonò fra le sue braccia, incapace di resistere. Sentiva la propria volontà annullarsi mentre un desiderio crescente vinceva ogni sua difesa. Le mani di Luca intanto cercavano il suo collo sempre più impazienti e decise. Finirono abbracciati sul pavimento, come avevano fatto tante volte, i loro corpi si riconobbero, si unirono.
Un colpo solo, a bruciapelo, li separò.

 

Autori: Francesca Panzacchi e Luca De Santis
Foto: Michele Amadesi
Modella: Francesca Panzacchi

 

 
 
 
 
  NOTA BIOGRAFICA  
     
  Francesca Panzacchi, laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Politico-Sociale, presso l’Università degli Studi di Bologna, collabora come giornalista con la rivista TRENDY, allegato mensile del Resto del Carlino e con il magazine di Letteratura e d’Arte LIBERAEVA.
Autrice selezionata al Concorso letterario "365 Aforismi per un anno" indetto
dall'Associazione Culturale Pragmata, volume stampato nel mese di Novembre
2007.
Ha pubblicato la silloge poetica “LIRICHE SOSPESE” - Vitale Edizioni (2008).
Ha inoltre pubblicato il racconto “Lo sconosciuto” all’interno dell’Antologia “Il profumo della passione” – L’erotismo in prosa – e il componimento poetico “Il primo desiderio” all’interno della raccolta di poesie “Il genio della lampada sulla croce” – Vitale Edizioni (2008).
Ha scritto la Prefazione del libro "La rinascita della grande Dea dell’Amore" di Michele Stuppiello, collana Ducas, Nicola Pesce Editore (2008).
Concorso letterario PRE-TESTI: testi pubblicati sul Resto del Carlino Edizione di Rimini del 6 Luglio 2008 e nella prima edizione cartacea del Concorso (Luglio 2008).
Vincitrice del Concorso letterario “DELITTO IN LIBRERIA” (1°classificata) indetto dalla Libreria MONDADORI_Le Befane Shopping Centre, con il racconto giallo “Il dettaglio” (Ottobre 2008).
E’ ospite abituale del talk show DOLCEAMARO, in onda su un’emittente privata dell’Emilia Romagna, come opinionista ed immagine.


http://francescap.altervista.org
www.myspace.com/francesca_panzacchi

 
 

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