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Sapeva di non dover
inviare quel messaggio. Gli era già capitato, in passato, di attendere
con ansia crescente una risposta e poi doversi rassegnare: scriveva
poco, un po’ per vezzo, un po’ perché il suo carattere era così,
orgoglioso e spesso ostile. Uno Scorpione, si direbbe. Eppure quel
giorno, pur consapevole, non aveva resistito; aveva scritto un
messaggio neutro, un po’ banale, solo per vedere una risposta, solo
per sentire che il loro filo era ancora integro.
Dopo, ogni due minuti
controllava la posta e ad ogni verifica il suo nervosismo cresceva.
Decise allora di telefonare. Prese in mano il cellulare, compose il
numero, esitò un lunghissimo attimo, poi annullò la chiamata. Il
desiderio di sentire quella voce però rimase, come una piccola fitta
nel profondo del suo essere. Guardò fuori dalla finestra, stava per
piovere, proprio come l'ultima volta che si erano visti.
Decise di uscire
comunque. L'aria era mite, Luca camminava immerso in un unico pensiero
ed era convinto che si vedesse, mentre incrociava lo sguardo altrui
distratto e frettoloso.
"Ehi, ma non saluti più gli amici?"
Si girò di scatto e si accorse che Sara lo guardava con un sorriso
sorpreso e un po’ preoccupato.
"Ciao, scusa, non ti avevo proprio vista..."
Erano passati molti mesi da quella sera, si sentì immediatamente in
colpa per non averla chiamata per così tanto tempo.
"Aspettavo almeno una telefonata, che fine hai fatto? Ma... stai bene?
Hai una faccia..."
Si scosse dal suo torpore e fece cenno di sì con il capo.
"Sai... devo ancora accettare ciò che è successo, ho bisogno di
tempo." Sara
gli appoggiò una mano sul braccio e gli chiese "Pensi ancora a lei
vero?"
"Non sono ancora pronto per parlarne, cerca di capire"
Sara sorrise comprensiva, ma il suo era un sorriso triste, rassegnato.
Non era certo la prima volta che si mescolava alla folla che ogni
pomeriggio invadeva il portico sottostante l’ufficio di Luca nella
speranza di riconoscere il suo volto in mezzo ai passanti e ora che
finalmente lo aveva lì davanti a sé non sapeva bene come comportarsi.
Luca avvertì il suono di un messaggio in arrivo.
"Scusa Sara ma devo proprio andare, ti chiamo nei prossimi giorni e
parliamo un po’...va bene?"
Senza darle il tempo di replicare s’incamminò in fretta verso casa,
salì le scale senza attendere l'arrivo dell'ascensore e chiuse la
porta a chiave. Era sudato e nervoso, si rendeva conto di essere
tremendamente emozionato. Si tolse l'impermeabile e proprio in quel
momento suonò il campanello. Era tentato di non rispondere, ma poi
quasi meccanicamente impugnò il citofono.
"Luca, scusa ti è caduto il portafogli mentre te ne andavi... mi fai
salire?"
Mise una mano sulla tasca dei pantaloni e realizzò di non avere il
portafogli, ma rimase comunque a pensare. Voleva leggere quel
messaggio ma in assoluta tranquillità, accettando il rischio di una
delusione, ma voleva essere solo. Non senza un certo disappunto
appoggiò il telefono sul tavolino esagonale dell'ingresso e diede
svogliatamente il tiro. Rimase ad aspettare sulla soglia, con la porta
aperta e lo sguardo fisso rivolto al telefono posato lì vicino.
Sentiva di essere confuso come un ragazzino alle prime armi e un po’
se ne vergognava.
Sara si affacciò sul
pianerottolo tendendo in avanti la mano che impugnava il portafogli ma
non disse nulla. Si sentiva un po’ a disagio per quella non voluta
intrusione.
La fece entrare.
"Vuoi qualcosa da bere?"
"Grazie, non voglio disturbare, ma ti vedo proprio scosso, sicuro che
non vuoi parlarne con me?"
Luca si avviò verso la cucina e sfiorò con lo sguardo il telefono sul
tavolino. Tornò poco dopo con due bicchieri e una birra gelata, si
sedette sul divanetto di fronte a Sara e versò la birra ad entrambi.
"Sai che sei proprio in forma? Questa abbronzatura lieve ti dona, ti
apre lo sguardo...non so hai qualcosa di diverso dal solito"
"Grazie, ho tagliato i capelli finalmente, non ricordi quante volte me
l'hai consigliato?"
Ricordava bene, ricordava i giorni passati con lei al mare e le lunghe
passeggiate sulla spiaggia senza dire una parola. Ricordava quel suo
modo di fare l'amore così spontaneo e remissivo, quasi fosse sempre
stata fra le sue braccia. Ricordava ogni bacio che le aveva dato ed
ogni pensiero su di lei ma come se si trattasse della vita vissuta da
un'altra persona. Questo senso di estraneità lo sorprendeva.
"Senti... ma cosa è successo tra di voi di così grave?"
Si rendeva conto delle possibili conseguenze di quella domanda.
Istintivamente sfiorò la tasca del cappotto come per controllarne il
contenuto e sentirsi rassicurata.
Lui esitò un attimo prima di rispondere. Fissò Sara con uno sguardo
impenetrabile, poi sospirò. "Non è mai stata mia sai... Pensavo che
avesse chiuso con tutti gli altri, me lo aveva giurato ma non era
vero..." fece una pausa e poi proseguì: "La amavo troppo per poterla
lasciare e non abbastanza per poterla perdonare". Guardò Sara sperando
che dicesse qualcosa ma lei si limitò ad abbassare lo sguardo.
"L'hai uccisa tu
vero?" gli chiese senza guardarlo.
"Sofia è viva. Tra poco mi telefonerà oppure risponderà al mio
messaggio. Sofia è tutto per me"
Sara rabbrividì e poi soggiunse: "Sofia si è suicidata dieci giorni
fa... almeno questo è quello che pensano tutti"
Lui aggrottò le ciglia "Perchè pensi che l'abbia uccisa io?"
Col cuore che le scoppiava nel petto rispose "Perchè avevo parlato con
lei quella maledetta sera... e mi aveva detto di avere paura
-singhiozzò- aveva paura di te..."
"Quello che ho fatto era necessario. Io l'ho salvata, capisci? L'ho
salvata da sé stessa."
"Tu l'hai uccisa..."
"Non l'ho mai sentita mia come in quegli attimi, quando le forze
stavano per lasciarla. Ricordo quella luce che aveva negli occhi,
mentre la strangolavo. Facevamo l’amore con violenza, la prendevo e le
stringevo il collo, le piaceva così, mi diceva di continuare... ero in
preda ad un furore cieco, stringevo sempre più forte mentre lei
ansimava “ancora… ancora…” Non è mai stato così bello…quando ho
lasciato la presa ho capito. Ero ancora dentro di lei e l’ho sentita
raggelare”.
Luca rimase qualche istante in silenzio, poi aggiunse:
“Non è stata una cosa premeditata sai... la corda con la quale l'ho
appesa al lampadario ho dovuto cercarla in cantina e...”
"Taci! Assassino!" urlò Sara all'improvviso e fece per fuggire verso
la porta ma lui la trattenne per un braccio spingendola poi
violentemente contro la parete.
La schiacciava con tutto il suo peso rendendole impossibile qualsiasi
movimento.
Lei ora piangeva e lo supplicava "Ti prego non farmi del male..."
Improvvisamente Luca
si ricordò del telefono sul tavolo e di quel messaggio in attesa.
Lasciò la presa, le accarezzò il viso.
"Sara, non è come pensi tu, io non l'ho uccisa, prima ero fuori di me,
Sofia è viva e mi ha mandato un messaggio mentre eravamo fuori sotto
al portico"
"Sei pazzo! Non credo a una parola di quel che dici, mi hai quasi
soffocato, lasciami andare via!"
Si sedette sul divano e indicò con la mano il tavolino dove aveva
riposto il cellulare, invitandola rassegnato a leggere il messaggio.
Raccolse la testa fra le mani.
Sara guardò istintivamente la porta chiedendosi se fosse chiusa a
chiave e poi si avvicinò al telefono. Lo prese in mano e vide che non
c'era nessun messaggio in attesa.
Si avvicinò a Luca, si inginocchiò di fronte a lui e lo baciò. Un
bacio lungo, sensuale, interminabile. Sara si abbandonò fra le sue
braccia, incapace di resistere. Sentiva la propria volontà annullarsi
mentre un desiderio crescente vinceva ogni sua difesa. Le mani di Luca
intanto cercavano il suo collo sempre più impazienti e decise.
Finirono abbracciati sul pavimento, come avevano fatto tante volte, i
loro corpi si riconobbero, si unirono.
Un colpo solo, a bruciapelo, li separò.
Autori: Francesca Panzacchi e Luca De
Santis
Foto: Michele Amadesi
Modella: Francesca Panzacchi
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