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1) Dino, quando e perché hai deciso di
scrivere la tua biografia?
Nel settembre 2005 durante il progetto alla
Scuola Media di Tombolo relativo ai Campioni
cittadini che quell’anno vedeva me come
protagonista, con Marco Aluigi ci siamo detti
che la mia storia poteva essere portata come
esempio di vita a tanti giovani che si stavano
affacciando nel mondo del calcio. Il fatto poi
di scriverla insieme non con un giornalista ma
con un amico, mi ha fatto sentire tranquillo,
sereno e, soprattutto, certo che quello che
stavamo raccontando altro non era che un modo di
ripercorrere i miei ricordi in modo semplice,
genuino e sincero.
2) Quali emozioni racchiude?
Racchiude tanti miei stati d’animo, speranze,
gioie, fatiche, delusioni, rabbia,
determinazione. Racchiude. insomma, la mia vita.
Con Marco, mentre scrivevamo della mia carriera,
ogni tanto gli dicevo: “ Mi sembra di raccontare
la vita di qualcun altro, ma tutto ciò è
veramente capitato a me?” La mia vita l’ho
vissuta così intensamente che non ho mai avuto
il tempo di fermarmi a ripercorrerla, anche solo
a ricordarla. Grazie al libro questo è stato
possibile! Il più felice di questo libro sono
proprio io, perché grazie a esso ho potuto
riavvolgere il nastro e godermi il film della
mia vita!
3) A chi si rivolge?
Il libro gira a 360° e, per le varie tematiche
trattate, si rivolge alle mamme, ai papà, agli
sportivi di ieri ed a quelli di oggi, a tutti
quelli che amano il calcio ma anche a coloro che
non lo conoscono ma, soprattutto, ai ragazzi.
Non a caso è nato in mezzo a loro. Possiamo dire
che sono stati proprio loro ad averci ispirati!
4) Scegli tre aggettivi per descrivere il libro.
Emozionante, intenso, sincero.
5) Quanto tempo c’è voluto per la stesura?
Sicuramente un’estate di piacevole lavoro per
raccogliere le idee, strutturare un progetto,
abbozzarne le linee guida. Poi ancora qualche
mese per entrare nel vivo della parte
raccontata.
6) Come è strutturato il libro?
Lo possiamo dividere in tre parti essenziali: la
prima, quando ancora bambino sognavo di
diventare calciatore. Per questa parte ho dovuto
correre piuttosto indietro con la memoria per
raggiungere i meandri più nascosti. Con Marco ci
siamo divertiti moltissimo, l’abbiamo pensata in
forma raccontata per renderla di facile lettura
ai giovani che, come me allora, sperano oggi di
diventare campioni.
Il messaggio è di speranza e sta a significare
che tutti, con determinazione, grinta,
applicazione e costanza, possono raggiungere il
loro obiettivo.
Per tutti e su tutti la Maglia Azzurra! La
seconda, dove la parte raccontata si coniuga con
quella più giornalistica, è un bellissimo
amarcord di personaggi, racconti di scherzi tra
calciatori, l’inizio della scalata alla vetta
più alta, la vittoria all’Europeo under 21, le
Olimpiadi di Barcellona, la serie A tra i
campioni, il Toro, l’Inter, la Juve, l’esordio
in Nazionale (dove poi giocherò per oltre 60
partite) ma, soprattutto, la Grande Avventura
dei Mondiali USA ’94, finita con quella
delusione che, ancora oggi, mi provoca dolore!
(Finale perso contro il Brasile ai rigori, ndr).
La terza parte, infine, raccontata quasi tutta
in prima persona, inizia dal post Mondiale con
il mio trasferimento nella magica Parma, il
consolidamento della consapevolezza di “essere
diventato grande”, le Coppe vinte, il sogno più
volte accarezzato di vedere cucito il tricolore
sulla maglia, la vita di quella splendida città.
Come per tutti in bei sogni, il risveglio è
sempre brusco. La spensieratezza, la gioia di
giocare, ridere e scherzare con i compagni
lascia spazio a quella parte dura che è la mia
denuncia contro il sistema che governava
(governa ancora?) il mondo del calcio.
Le tinte cambiano, il libro assume contorni a
volte inquietanti, le emozioni che ho provato le
ho tradotte in parole ed il libro diventa sede
di mie riflessioni a voce alta, a volte quasi
gridate! Beh, però se diciamo tutto adesso si
perde quella curiosità che è invece necessaria
per conoscere un risvolto del calcio, ai più,
sconosciuto!
 
7) Cosa ti ha portato a preferire Ciesse
Edizioni, una piccola casa editrice, seppur di
qualità e in crescita, ma non certo ai livelli
dei colossi editoriali italiani a cui tu puoi
tranquillamente ambire?
Prima di pubblicare con la Ciesse siamo stati
sul punto di chiudere con uno di quei colossi e
ricordo bene anche perché è saltato l’accordo!
Volevano che si parlasse, almeno dedicando un
capitolo, al doping, invitandomi a ricordare
nomi di calciatori, raccontare quanto loro
volevano sapere (ma che io, in verità, non
sapevo), discutere sull’operato di medici (con
me, invece, sempre corretti). Insomma, volevano
“fare il botto”. Non avevano capito nulla delle
mie intenzioni e, soprattutto, non mi
conoscevano bene: sono uno che non si tira mai
indietro, dico sempre ciò che penso (leggendo il
libro ne avrete conferma!), ma non racconterò
mai fatti così delicati che toccano, magari, la
salute di altri.
Di me posso raccontare tutto ciò che voglio, ne
risponderò sempre in prima persona insomma, sono
uno che “ci ha sempre messo la faccia”.
Ma non chiedetemi di entrare nel privato e nel
personale di altri!
Ecco perché dopo aver conosciuto Carlo Santi ci
è bastato un attimo per capire che avevamo
trovato l’editore giusto: non gli interessava
l’aspetto scandalistico ma era stato rapito dal
contenuto ora dolce, ora crudo, divertente e
velato di tristezza, giocoso e riflessivo,
insomma una girandola di emozioni che lo ha
catturato. Il fatto che la casa editrice sia
giovane e ambiziosa sembra proprio l’abito
giusto tagliato per il nostro libro!
8) Hai lasciato il calcio giocato a livello
professionistico con una partita giocata insieme
ai giovani. Perché non hai scelto un
palcoscenico a grande impatto mediatico?
Abbiamo deciso con Marco che l’anno scolastico
doveva finire per forza in un campo di calcio,
insieme ai ragazzi con i quali abbiamo lavorato
a scuola tutto l’anno per portare a termine il
progetto.
Avevo smesso da poco di giocare, ma le ferite
facevano ancora male, eccome!
Quel mondo che avevo tanto amato, che mi aveva
tanto amato, ora mi sembrava svuotato di tutti i
suoi contenuti più nobili e per i quali avevo
dedicato la mia adolescenza, la mia gioventù,
sacrificato la famiglia (dalla quale mi sono
allontanato all’età di 14 anni).
Solo pensare al calcio dei ragazzi mi faceva
stare bene: sapere che stavo correndo insieme a
loro, sudando con loro, mi rendeva felice e io
sapevo che stava rendendo felici anche loro!
Ecco dove è nato il nostro libro: proprio lì,
con Marco Aluigi in porta ed io a correre felice
in mezzo al campo: quella è stata la mia partita
d’addio, anche se i ragazzi non lo hanno mai
saputo!
Non c’erano Roberto Baggio, Gian Luca Vialli,
Zidane, Ronaldo, Buffon, Cannavaro, Zola,
Baresi, compagni ed avversari di una vita, ma
c’erano loro, i nostri ragazzi! Tornassi
indietro lo rifarei mille volte!
9) Stai pensando ad un possibile prossimo
libro?
Ne abbiamo parlato proprio l’altra sera in
Pizzeria con Marco e Carlo! Sì, c’è qualche
idea, ma la vogliamo rendere preziosa tenendola
nascosta!

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