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1 Bruno, come è nata l’idea che ha dato vita
al romanzo?
Credo di essere una specie di “centrifuga”.
Assorbo stimoli, accumulo spunti, elaboro idee.
Sperimento. Memorizzo nel mio inconscio. Poi
alla fine organizzo, spero con un po’ di
creatività e con il gusto per l’espressione.
Sicuramente letture e ricordi rivestono un ruolo
fondamentale. Alcuni episodi di cronaca, nera
(un delitto ove l’omicida ha coperto la vittima
con un lenzuolo) e non, hanno dato il diapason
alla mia fantasia. L’irrazionale da un lato mi
attrae, dall’altro mi spaventa: mi interessa il
processo di ricomposizione che ne può derivare.
2 Descrivilo con tre aggettivi
Il mio romanzo d’esordio è: impossibile (in
quanto fantasioso e improbabile), ma – spero –
moderatamente positivo e stimolante. Forse ho
sforato il limite che mi hai imposto.
3 Raccontaci qualcosa del commissario Giordan
E’
una figura che rappresenta il mio desiderio di esplorare il
baratro che a volte si spalanca nell’animo umano. E’ solitario,
illuminato, ma a modo suo sentimentale. Sa ascoltare gli altri
(caratteristica questa assai rara, oggi e nella nostra società).
Sa creare intorno a sé relazioni positive e si confronta con il
mondo dei giovani.
4 Come hai costruito il suo profilo
psicologico?
Volevo creare, in una vicenda ove esplodono i
controsensi e le forze del maligno, un
personaggio che desse un messaggio positivo.
Anche in occasione di eventi gravi. Non parlo
degli omicidi, per quelli è ovvio. Alludo anche
all’evento che, nel finale, annienta l’assassino
seriale.
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Qual è la valenza simbolica della maschera?
La
maschera è un tema caro all’arte in generale. Le fiabe sono
forse il primo contatto che ogni bimbo ha con il mondo della
letteratura in senso lato. Pirandello è stato un autore
fondamentale nella mia formazione e in lui il tema della
maschera è centrale. La psicanalisi mi ha sempre attratto e, in
fondo, analizzare significa “togliere la maschera”. Io ho
trasposto questi temi, ovviamente senza pretese di confronto con
autori così importanti e con la consapevolezza di attuare un
modesto esperimento personale, con i miei limiti, in una specie
di gioco: anche solo per illudermi di parlare di un argomento
che ha un significato così profondo.
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Quali sono i punti di forza del romanzo?
Per
quanto mi riguarda, io mi sono appassionato ed emozionato nel
comporlo. Spero che questo traspaia al lettore. Il mio cruccio è
quello di annoiare, non vorrei mai farlo. Non pretendevo di
scrivere un “giallo” particolarmente strutturato secondo i
canoni tradizionali. Quindi ho abdicato all’aspetto tecnico
(quello investigativo, quello forse della coerenza poliziesca
della vicenda) e ho privilegiato le dimensioni che mi
interessano: quella psicologica, quella descrittiva. I primi
commenti di amici e lettori hanno manifestato interesse
soprattutto per le rappresentazioni di ambienti e paesaggi.
Qualcuno ha ritenuto la vicenda cinematografica o “scenografica”
e… un amico pianista si è addirittura proposto per comporre la
colonna sonora!
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Com’è strutturato?
Il
romanzo è narrato da due visuali opposte, fin dai primi
paragrafi. Da un lato la narrazione oggettiva dei fatti,
condotta dal punto di vista degli inquirenti, Giordan in prima
linea. Dall’altro lato, l’assassino snocciola alcuni elementi
del suo sentire, la sua “estetica” criminale nel porre in atto
un progetto folle e propone al lettore alcune sue rivelazioni.
Il canovaccio è quello delle maschere acquistate in un
laboratorio veneziano. Ciascuna di esse viene collocata sul viso
della vittima.
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Quanto tempo hai impiegato per la stesura?
Il
romanzo ha avuto una gestazione di circa un anno. E’ stato
selezionato in un concorso, ma il tipo di pubblicazione che mi è
stata offerta non mi ha soddisfatto. Ho atteso ancora un po’,
fino a che Ciesse Edizioni mi ha proposto la pubblicazione. Poi,
con la casa editrice, ho effettuato una revisione che è durata
circa tre mesi.
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A quali lettori si rivolge?
Io
pensavo esclusivamente a un pubblico adulto. Poi ho saputo che
alcuni compagni di scuola dei miei figli (liceali), l’hanno
letto e apprezzato. Qualche amico mi ha ritenuto troppo severo
(“Ma non guardi cosa trasmettono alla televisione?” Nossignori,
sto lontano dalla TV!) nel giudicare la mia opera, che spero non
contenga descrizioni violente. Il mio linguaggio è sempre
accurato nella scelta dei termini. Quanto al genere, ritengo che
sia adatto a chi ama i thriller psicologici o i racconti
drammatici, che forse sono la mia vera vocazione.
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Quali tematiche affronta?
Il
romanzo affronta il tema dei complessi psicologici che
affliggono l’uomo contemporaneo. Vittima e assassino ne sono
affetti. Infine propongo un argomento di riflessione. Quello
della vendetta e della giustizia sommaria. E, per bocca del
commissario, prendo una posizione ben precisa.
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Quanta importanza rivestono i luoghi dove hai scelto di
ambientare la storia?
Fondamentale. Credo tu lo possa attestare, con la bellissima
galleria fotografica che hai allestito: hai ritratto scorci
ineguagliabili del lago di Como. I paesaggi lariani hanno una
forza autonoma. Il lago cambia tutti i giorni: per luci,
increspature, colori. E’ così espressivo! Anche i delitti li ho
situati in luoghi affascinanti (Venezia, la spiaggia delle uova
di Ventimiglia, l’arcipelago toscano…) a me molto cari. Spero di
averli resi con l’intensità che si meritano, i luoghi.
12 Ci sono elementi autobiografici nei tuoi
scritti?
E’ sempre molto difficile stabilire il
discrimine – a volte talmente sottile! – tra se
stessi e i propri scritti. Il romanzo, tuttavia,
soprattutto se paragonato ad alcuni racconti che
ho composto, è sicuramente quanto di meno
autobiografico io abbia scritto.
13 Cosa ti piace leggere?
Quando un autore mi appassiona, ne leggo l’intera produzione:
così ho fatto nell’adolescenza con Pirandello e Svevo, in
gioventù con Moravia. E con altri autori negli anni successivi.
Arrivando ai giorni nostri, amo – per motivi differenti -
Guillaume Musso, Raul Montanari e, naturalmente, il “laghé”
Andrea Vitali.
14 A quali progetti ti stai dedicando
attualmente?
Sto cercando di valorizzare alcuni miei
racconti, spaziando – anche per puro gusto di
sperimentazione – tra diversi generi. Ormai ne
ho composti un numero sufficiente per formare
alcune raccolte tematiche. Sto curando diverse
recensioni (tra tutte, cito la terna di commenti
ai tre premi letterari 2011: Bancarella, Strega
e e Campiello). Collaboro con diversi siti
letterari. E mi accingo a revisionare il secondo
episodio del commissario Giordan: quello nel
quale, finalmente, si innamora!
Ciao Francesca, grazie di tutto, anche delle foto che mi hai
donato.

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L’autore vive in provincia di Como e proprio
sullo splendido lago ha ambientato la trilogia
di romanzi del commissario Giordan, della quale
“Il carnevale dei delitti” rappresenta il primo
episodio. Consulente e dirigente aziendale, con
lo pseudonimo di Bruno Elpis firma i suoi
romanzi e i racconti gialli, fantasy e horror,
alcuni selezionati in recenti concorsi
letterari.
Titolo: Il carnevale dei delitti
Autore: Bruno Elpis
Editore: CIESSE Edizioni
Genere: Giallo
Collana: BLACK & YELLOW
Anno: 2011
Pagine: 176
Versioni: Libro, eBook
ISBN Libro: 9788897277736
ISBN eBook: 9788897277743
Libro: Euro 14,60
e-Book: Euro 7,30
www.brunoelpis.it
www.ciessedizioni.it/ilcarnevaledeidelitti.html
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